Evento: Festival Anno: 2017 Edizione: 35 Luogo: Torino, Italia Quando: da Venerdì 24 Novembre 2017 a Sabato 2 Dicembre 2017

News e Articoli

Dickens: L'uomo che inventò il Natale al cinema

Il film di Bharat Nalluri con Dan Stevens rivela gli aspetti meno noti della vita dello scrittore inglese Charles Dickens, autore di uno di Canto di Natale, tra i capolavori della letteratura di tutti i tempi.

TFF 35, i Premi

La Giuria di Torino 35 presieduta da Pablo Larraín ha premiato 'Al Tishkechi Oti' di Ram Nehari, 'A Fabrica De Nada' di Pedro Pinho, 'Daphne' di Peter Mackie Burns, 'Kiss And Cry' di Chloé Mahieu e Lila Pinell, 'Lorello e Brunello' di Jacopo Quadri.

TFF 35, a Pablo Larraín Premio Fred

Larraín, spiega Federico Spoletti, fondatore di FRED 'riesce a coniugare impegno ed eleganza formale, denuncia e sperimentazione, con opere allo stesso tempo classiche e originali'.

TFF 35 su Rai Movie

Il meglio del 35esimo Torino Film Festival, con commenti, anteprime ed interviste in esclusiva su Rai Movie.

Rai4 per TFF 35

Per la 35a edizione del Torino Film Festival, su Rai4 appuntamento quotidiano con una rassegna di film scelti tra quelli proiettati nelle scorse edizioni del Torino Film Festival.

TFF 35, a Pino Donaggio Premio Gran Torino

Una seconda carriera cominciata quasi per caso, quando un compositore, musicista e cantante di formazione classica viene interpellato da un regista britannico per comporre la colonna sonora del film che sta per cominciare a girare, A Venezia... un dicembre rosso shocking.

Al TFF 35 la vera storia del rapimento Filippi in '78 - Vai piano ma vinci

Il docufilm ricostruisce i 76 giorni vissuti da Pier Felice Filippi, 23enne campione di rally figlio di un industriale torinese, che nel 1978 venne rapito per le mani della 'ndrangheta.

TFF 35, a David Grieco Premio Maria Adriana Prolo alla carriera

La sedicesima edizione del premio ha come protagonista David Grieco un uomo di cinema impegnato su più fronti: scrittura, regia, divulgazione, saggistica.

TFF 35 presenta in anteprima 9 Doigts, Napalm, Animal Cinema e Animal pensivité

Il Torino Film Festival annuncia per la sezione TFFdoc le proiezioni di '9 Doigts' di F.J.Ossang, 'Napalm' di Claude Lanzmann, 'Animal Cinema' di Emilio Vavarella, 'Animal pensivité' di Christine Baudillon e per Italiana.corti 'Robhot' di Donato Sansone, 'Sogno d'amore' di Andrea Laszlo De Simone e Francesca Noto.

Riccardo va all'inferno, il musical dark di Roberta Torre al cinema da novembre e al TFF 35

Riccardo va all'inferno è un musical dark e psichedelico rivisitazione pop del 'Riccardo III' di Shakespeare con nel cast Massimo Ranieri, Sonia Bergamasco, Silvia Gallerano, Ivan Franek, Silvia Calderoni, Teodoro Giambanco.

TFF 35, in programma altri sette film in anteprima

Il Torino Film Festival annuncia alcune anticipazioni di questa edizione: Cento anni di Davide Ferrario, Riccardo va all'inferno di Roberta Torre, Balon di Pasquale Scimeca, Amori che non sanno stare al mondo di Francesca Comencini. Tra i titoli internazionali: My Life Story di Julien Temple, Seven Sisters di Tommy Wirkola, L'uomo che inventò il Natale di Bharat Nalluri.

TFF 35, Ricomincio da me e The Florida Project aprono e chiudono il Festival

Ricomincio da me (Finding Your Feet) di Richard Loncraine, presentato in prima mondiale, e The Florida Project di Sean Baker rispettivamente aprono e chiudono la 35a edizione del Torino Film Festival.

Torino Film Festival 35, Manifesto Ufficiale ispirato a Una strega in paradiso

L'immagine con gli occhi azzurri di una donna e gli occhi azzurri di un gatto è stata scelta per il manifesto ufficiale del Torino Film Festival 2017.

A Brian De Palma la retrospettiva del Torino Film Festival 35

Al TFF 35 la prima rassegna completa che in Italia viene dedicata al regista statunitense Brian De Palma.

Sezioni

TORINO 35

La più importante sezione competitiva del festival, riservata a opere prime, seconde o terze, propone 15 film realizzati nel 2017, inediti in Italia. I paesi rappresentati sono: Argentina, Belgio, Cina, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Hong Kong, Israele, Italia, Lussemburgo, Portogallo, Spagna, Stati Uniti e Venezuela. Come sempre incentrata sul cinema "giovane", la selezione dei film in concorso si rivolge alla ricerca e alla scoperta di talenti innovativi, che esprimono le migliori tendenze del cinema indipendente. Nel corso degli anni sono stati premiati autori ai loro inizi come: Tsai Ming-liang, David Gordon Green, Chen Kaige, Lisandro Alonso, Pietro Marcello, Debra Granik, Alessandro Piva, Pablo Larraín, Damien Chazelle. Un cinema "del futuro", rappresentativo di generi, linguaggi e tendenze. Nel 2016, Juan Zeng Zhe / The Donor di Qiwu Zang (Cina, 2016) ha vinto come Miglior film e per la miglior sceneggiatura; Los decentes di Lukas Valenta Rinner (Austria/Corea Del Sud/Argentina, 2016) ha ottenuto il Premio Fondazione Sandretto Re Rebaudengo; Rebecca Hall per il film Christine di Antonio Campos (USA, 2016) ha vinto il Premio per la migliore attrice; Nicolas Duran per il film Jesus di Fernando Guzzoni (Cile/Francia 2016) ha vinto il Premio per il miglior attore.


FESTA MOBILE

Apre Finding Your Feet, la commedia britannica su un gruppo assortito di maturi londinesi che s'incontrano e danno un nuovo senso alla loro vita attraverso una scuola di ballo, diretta da Richard Loncraine e interpretata da Imelda Staunton, Timothy Spall e Celia Imrie. E chiude The Florida Project, descrizione scatenata e agrodolce delle giornate di un gruppo di ragazzini che vivono in un motel scalcagnato ai margini della Disneyland di Orlando, diretta da un habitué del TFF, Sean Baker, e interpretata da Willem Dafoe. Entrambi nella sezione fuori concorso Festa mobile che, come ogni anno, porta al festival gli esemplari più attesi o che ci sono piaciuti di più tra la produzione mondiale inedita in Italia. Molti italiani: le delusioni e le nevrosi sentimentali, descritte con ironica partecipazione da Francesca Comencini in Amori che non sanno stare al mondo, e le avventurose frustrazioni dei ricercatori universitari disoccupati di Smetto quando voglio - Ad honorem, terzo capitolo della saga di Sydney Sibilia. Il viaggio, tenero e accorato, di due ragazzini napoletani nel cuore del Nevada e tra i segreti della galassia, in Tito e gli alieni, diretto da Paola Randi e interpretato da Valerio Mastandrea, e quello, disperato e coraggioso, di due giovani nigeriani che, scampati a una strage, cercano di raggiungere il Mediterraneo, seguito da Pasquale Scimeca in Balon. Le intense ricognizioni nella memoria e nelle radici di L'altrove più vicino di Elisabetta Sgarbi, tra le suggestioni della vicina Slovenia, di Cento anni di Davide Ferrario, da Caporetto a oggi tra sconfitte che potrebbero trasformarsi in vittorie, di My War Is Not Over di Bruno Bigoni, sul certosino lavoro di un soldato inglese che sbarcò ad Anzio per dare un nome ai tanti militari sconosciuti sepolti in Italia. Last but not least, il Premio Maria Adriana Prolo, conferito quest'anno al giornalista, scrittore e regista David Grieco, del quale verrà presentato il primo lungometraggio, Evilenko, e i due toccanti esemplari realizzati con il contributo della Film Commission Torino Piemonte: 78 - Va piano ma vinci, docu-fiction con cui Alice Filippi ricostruisce la storia del padre, rapito nel 1978 dalla 'ndrangheta calabrese, e Al massimo ribasso di Riccardo Iacopino, esempio di cinema civile incentrato sulle truffe delle aste. Quello che ci è piaciuto nei festival stranieri: Tesnota, dramma serrato sulla crisi familiare provocata dal rapimento di un ragazzo, diretto da un ventiseienne russo allievo di Sokurov, Kantemir Balagov; Un beau soleil interieur, caustico racconto delle divagazioni sentimentali di una parigina, diretto da Claire Denis e interpretato da Juliette Binoche e Gérard Depardieu, tutti in stato di grazia; Dark River, angosciante faccia a faccia tra una sorella e un fratello che si ritrovano dopo anni per decidere la sorte della fattoria di famiglia, diretto da Clio Barnard; Wind River, terzo thriller dedicato al mito della Frontiera da Taylor Sheridan, interpretato da Jeremy Renner; What Happened to Monday, tra action e fantascienza distopica, la storia di sette gemelle in un arido mondo futuro, diretto da Tommy Wirkola e interpretato da Noomi Rapace (le sette sorelle) e Willem Dafoe. Frammenti di storia. La cordillera, surreale, inquietante descrizione di un summit dei presidenti dei paesi dell'America Latina, di intrighi, complotti e delle loro conseguenze politiche e personali, diretto da Santiago Mitre (tra i vincitori del 33° TFF con Paulina); Darkest Hour, trascinante ritratto di Winston Curchill, appena nominato primo ministro nel 1940, davanti all'ipotesi della guerra ai nazisti, diretto da Joe Wright e interpretato da uno straordinario Gary Oldman; Kings, sui moti e le tensioni razziali esplosi a Los Angeles nel 1992, vissuti dal punto di vista di una mamma single afroamericana e dei molti ragazzini di cui si prende cura, diretto da Deniz Gamze Ergüven e interpretato da Halle Berry e Daniel Craig; The Reagan Show, esilarante documentario di Pacho Velez e Sierra Pettengill sulla forza comunicativa di Ronald Reagan, da Hollywood alla Casa Bianca con spudorata abilità. Musica e provocazioni. Marianne, appassionata icona degli anni '60, si racconta in Faithfull, il partecipe documentario costruito da Sandrine Bonnaire attraverso una lunga intervista e bellissimi materiali di repertorio. Dallo ska degli anni '70 e '80, emerge invece Graham McPherson, in arte Suggs, leader dei Madness, descritto con la consueta, caleidoscopica abilità da Julien Temple in My Life Story. Infine, indiscussa star pop degli anni '80, Grace Jones, che viene tratteggiata nella sua ambiguità e nella sua umanità da Sophie Fiennes in Grace Jones: Bloodlight and Bami. Artistiche visioni. Un grande artista, Alberto Giacometti, geniale e bizzoso, alle prese con il ritratto di uno scrittore, tra caos quotidiano e furia creativa, in Final Portrait, diretto da Stanley Tucci e interpretato dal travolgente Geoffrey Rush. Uno scrittore reduce da alcuni insuccessi, Charles Dickens, che trova tra sconosciuti e amici i volti e i caratteri di uno dei suoi capolavori, Canto di Natale, in The Man Who Invented Christmas di Bharat Nalluri, con Dan Stevens e Christopher Plummer. Uno studioso e insegnante di psicologia anticonformista che s'ispira al temperamento e ai giochi d'amore delle due donne della sua vita per ideare Wonder Woman, super-eroina rivoluzionaria, in Professor Marston & the the Wonder Women di Angela Robinson. Due artisti americani indie, Josephine Decker e Zefrey Throwell, che prendono spunto dal loro amore e dalla fine della loro storia per i loro film e le loro performance, in Flames di e con Decker & Throwell. Un gruppo di attrici che ambiscono a una parte, il loro partner nei provini, la regista che continua a bocciarle, tutte rispecchiate in Petra Von Kant, sul set del remake televisivo del film di Fassbinder, in Casting di Nicolas Wackerbarth. Infine, una fanciulla inglese, Mary Godwin, che afferma la propria personalità attraverso il suo amore per Percy Shelley e estrae dalle pulsioni e tensioni dei suoi compagni di vacanza in Svizzera un capolavoro gotico come Frankenstein, in Mary Shelley, diretto da Haifaa Al-Mansour e interpretato da Elle Fanning. Blockbuster. Trascinante, commovente, giusto: A Taxi Driver di Hoon Jang, sulla crescente amicizia di due compagni di viaggio male assortiti, un giornalista tedesco e un tassista coreano, sbalzati nel massacro di studenti e manifestanti avvenuto a Gwangiu, Corea del Sud, nel 1980. Il film è candidato dalla Corea del Sud ai prossimi Oscar. Due classici. La copia restaurata di Grandeur et décadence d'un petit commerce du cinéma, caustico thriller girato nel 1986 da Jean-Luc Godard per la tv. E, a trent'anni dall'uscita, l'esordio nella regia di Carlo Mazzacurati (e nella produzione della Sacher Film di Moretti e Barbagallo), Notte italiana, malinconico, nebbioso noir padano con Marco Messeri.


TorinoFilmLab

  • CARGO di Gilles Coulier (Belgio/Olanda/Francia)
  • LAURI MÄNTYVAARAN TUUHEET RIPSET / THICK LASHES OF LAURI MANTYVAARA di Hannaleena Hauru (Finlandia)
  • MESSI AND MAUD (POST-LAB PREVIEW) di Marleen Jonkman (Olanda/Germania)
  • POP AYE di Kirsten Tan (Thailandia/Singapore)
  • REY di Niles Atallah (Cile/Francia)

Film Commission Torino Piemonte


Premio Maria Adriana Prolo 2017


AmeriKana

Ci sono scenari in America, dove senti che regna la follia…, soprattutto nel sud degli Stati Uniti, sotto quella "Bible Belt", quella "cintura della Bibbia", che è poi l'America vera. Quella che un giorno si è finalmente sentita rappresentata, da Donald Trump, e lo ha votato. L'America che conosco io, quella che frequento di solito, quella di New York, di Los Angeles, delle grandi città, non è la vera America. L'altra l'ho scoperta, per esempio, girando Ingannevole è il cuore più di ogni cosa, un'America che noi umani non possiamo nemmeno immaginarci. Un luogo veramente allucinante, fatto di parcheggi enormi, di franchising, di motel, di edifici tutti uguali, di desolazione. Il Texas tristissimo del film di Wenders, il Tennessee di Payday, il tragico disincanto descritto da Herzog in Stroszek, e la rabbia disillusa di Out of the Blue. L'America dei rednecks, dei delusi, dei lobotomizzati, dei poveri senza speranza. L'AmeriKa. (Asia Argento)

  • PAYDAY di Daryl Duke (USA)
  • STROSZEK di Werner Herzog (La ballata di Stroszek, Germania)
  • OUT OF THE BLUE di ennis Hopper (Canada)
  • PARIS, TEXAS di Wim Wenders (Germania/Francia/UK)
  • THE HEART IS DECEITFUL ABOVE ALL THINGS / INGANNEVOLE È IL CUORE PIÙ DI OGNI COSA di Asia Argento (USA/UK/Francia/Giappone)

AFTER HOURS

Horror, spesso molto sui generis, thriller, una scatenata commedia cinefila e due film italiani "eccentrici": questa è After Hours 2017, la sezione dark del festival. Due italiani, certamente anomali nel panorama della produzione nostrana. Il primo, diretto da Sebastiano Mauri, è, letteralmente, una Favola, tratta dallo spettacolo teatrale omonimo scritto e messo in scena da Filippo Timi per la prima volta nel 2011: la storia dell'amicizia e della complicità che lega due agiate casalinghe americane anni '50, Mrs. Fairytale e Mrs. Emerald, tra commedia surreale e drammatiche inquietudini, sullo sfondo di tramonti e arredi che richiamano Douglas Sirk e Todd Haynes. Il secondo è un torbido musical gotico, sulla scorta del testo più feroce di Shakespeare: Riccardo va all'inferno di Roberta Torre, rilettura contemporanea di Riccardo III, vendette, omicidi e intrighi in seno a una potente famiglia della periferia romana, tra il Riccardo storpiato e folle di Massimo Ranieri e la torbida ambiguità della Regina Madre Sonia Bergamasco. Una commedia quasi demenziale, The Disaster Artist, diretto e interpretato da James Franco, nei panni di Tommy Wiseau, una sorta di Ed Wood del terzo millennio, autore nel 2003 di The Room, giudicato talmente brutto da essere diventato un cult. James Franco e suo fratello Dave, nella parte di Greg Sestero, l'attore amico di Wiseau, rimettono in scena la scombinata lavorazione del film. Tre i thriller, tutti con inquietanti risvolti al femminile. Avvolto in un'atmosfera disturbante, Firstborn del regista lettone Aik Karapetian (presente al 32° TFF con The Man in the Orange Jacket) delinea il progressivo sgretolarsi delle sicurezze di un intellettuale arrogante dal momento in cui sua moglie viene assalita per strada da un misterioso motociclista. È ambientato a New York il primo film diretto dall'attrice spagnola Ana Asensio (anche protagonista), Most Beautiful Island, disavventure di una spagnola squattrinata che accetta, una sera, un lavoro ambiguo: andare, elegante, a una festa per farsi guardare. Ma la festa conduce a una stanza misteriosa. Pochi misteri, invece, all'apparenza, nel weekend che Jen, sexy e sfacciata, va a trascorrere nella sontuosa villa nel deserto con il suo amante Richard, sposato e arrogante. Finché non arrivano due amici di Richard e il gioco erotico si trasforma in una caccia spietata: in Revenge, adrenalico revenge movie diretto dalla francese Coralie Fargeat e con la super-eroina Matilda Lutz. Variegate le sfumature e i protagonisti degli horror. Due zombie-movie rinnovano con intelligenza le strade del filone: dal canadese Robin Aubert, Les affamés, rincorsa alla sopravvivenza dei pochi umani rimasti nelle campagne del Québec, in un'atmosfera rarefatta e tra ricordi strazianti; dall'irlandese David Freyne, The Cured, ancora una storia post-epidemia zombie, sul tormentoso reinserimento degli infettati "curati", ma ossessionati da flash delle stragi compiute e tenuti a distanza dai "normali" sopravvissuti. Due storie di fantasmi, di famiglie e di acqua: The Lodgers di Brian O'Malley, sui misteriosi legami di due giovani gemelli (un maschio e una femmina) con la maestosa e fatiscente casa di famiglia immersa nella brughiera irlandese e con le regole dettate da presenze sinistre; e The Crescent di Seth A. Smith, sui giorni nervosi e le notti paurose che una giovane vedova trascorre con il proprio bambino di due anni in una grande casa grigia che si erge isolata sulle coste canadesi, dalle cui acque emergono ombre. Due giochi pericolosi. Il primo è il Game of Death che dà il titolo al velocissimo e ironico splatter di Sébastien Landry e Laurence Morais-Lagace, un vecchio gioco da tavolo scovato da sette adolescenti che quando è iniziato non si può fermare e che segue un'unica regola: uccidi o verrai ucciso. Il secondo è un arcade game abbandonato in una vetusta sala giochi che comincia piano piano a influenzare la mente del giovane tecnico appassionato di videogame vintage e della sua ragazza, in Sequence Break di Graham Skipper, dalle parti di Videodrome. Un body horror ossessionato dalla pop art: eccessivo, ironico, dark e sul limite del disgusto, Kuso, post-apocalittico californiano diretto da Steven Ellison, rapper celebre con il nome d'arte Flying Lotus, una rincorsa sfacciata nell'odierno caos immaginario. Infine, un trionfo di vampiri, in Tokyo Vampire Hotel, miniserie televisiva per Amazon diretta da Sion Sono con il consueto stile visionario, dove due clan di vampiri si combattono per la conquista di Tokyo (e del cibo), mentre la civiltà crolla, l'umanità cerca di mettersi in salvo e una ragazzina si destreggia tra i non morti. (Emanuela Martini)


TFFDOC - Internazionale.doc

"Occorre qui considerare il caso […] di coloro che intraprendono un viaggio al termine della notte con un libro sotto braccio […]. Quelli per i quali il reale rappresenta una terra promessa, il concreto ciò che si deve conquistare e ogni film un modo di viaggiare, eterno va e vieni fra idee e sentimenti, mappa e territorio. […] […] registi che riscopriranno senza posa l'America essendo convinti di partire per le Indie, ma che non scoprirebbero niente senza questo malinteso, e che del resto, sapendolo, preparano sempre il loro "prossimo errore", lasciando alla vita il compito di rimettere tutto in ordine, o in disordine, e di fare, così, il cinema." (Serge Daney, "La morte sicura o elogio della geografia") Il cinema documentario è essenzialmente viaggio. Lo è dalle sue origini, dal Nanouk l'eschimese di Robert J. Flaherty. È viaggio di scoperta di territori, genti, tradizioni mai incontrate; è viaggio non solo spaziale, ma anche temporale nel riscoprire archivi e ridar loro vita; è viaggio intimo, personale, familiare. È viaggio nelle immagini per costruirne di nuove. Al viaggio quest'anno TFFdoc dedica il suo focus, e lo fa cercando di seguire tutte le suggestioni che la parola è in grado di evocare, cercando di disegnare con le immagini dei film che propone una cartografia delle passioni. 4 film brevi puntano sulla mappa le coordinate che orienteranno le traiettorie che cercheremo di seguire: la frontiera americana e Wagner, la natura redentrice e oscura del To Parsifal di Bruce Baille; il mistero in bianco e nero del Silencio di F.J. Ossang; il viaggio come costitutivo dell'identità europea raccontato da Luís Miguel Cintra nel Margem Sul di José Álvaro Morais; il viaggio mitico, che alcuni ragazzi senegalesi cercano di compiere per arrivare in Europa, raccontato attorno a un fuoco in Atlantique di Mati Diop. La prima tappa del focus sarà Napalm, un viaggio nella storia della Corea del Nord, ma anche un viaggio nella formazione sentimentale del regista di Shoah Claude Lanzmann. Due film brevi daranno forma a viaggi mai compiuti, quelli di Walter Benjamin, (For Now di Herman Asselberghs) e al viaggio come potenza capace di spingere un uomo a imprese impossibili (Le Rêve de Nikolay, opera prima di Maria Karaguiozova), mentre in Tripoli Cancelled dell'artista Naeem Mohaiemen (film prodotto in occasione di Documenta 14) è un aeroporto dismesso il protagonista, insieme all'attore greco Vassilis Koukalani nell'attesa di un volo che non partirà mai. Mentre è Werner Herzog il protagonista (insieme a Klaus Kinski, Mick Jagger e Claudia Cardinale) di Burden of Dreams di Les Blank, making off di quel viaggio faustiano che fu il Fitzcarraldo. Infine, il viaggio verso ciò che non esiste, il viaggio verso Nowhereland, che F.J. Ossang racconta in 9 Doigts, è l'ultima (o forse la prima) tappa del nostro viaggio immaginario. Un altro viaggio propone il programma TFFdoc/Non umano, un viaggio in un mondo dove l'umano non è il protagonista, un viaggio alla ricerca di un immaginario non antropocentrico. I due film che lo compongono, Animal Cinema di Emilio Vavarella e Animal Pensivité di Christine Baudillon, saranno accompagnati dagli scrittori e filosofi Felice Cimatti e Leonardo Caffo; alla scoperta dell'animalità. Il Fuori Concorso è, invece, un viaggio nelle contraddizioni politiche e storiche di un'Europa persa in una contemporaneità che la sta travolgendo come la protagonista/regista di Christelle, Carmit Harash, che, alla vigilia delle elezioni presidenziali francesi, decide di cambiare nome e cognome e diventare Christelle Le Pen. A comporre TFFdoc, ovviamente le due competizioni che indicano le direzioni che il cinema documentario sta imboccando: Internazionale.doc (8 titoli, rappresentanti 11 paesi) e Italiana.doc (8 titoli, 7 anteprime mondiali). (Davide Oberto)

  • CHRONICLES OF THE TIME OF TROUBLES di Vladimir Eysner (Russia)
  • LE FORT DES FOUS di Narimane Mari (Francia/Grecia/Germania/Qatar)
  • THE GENIUS AND THE OPERA SINGER di Vanessa Stockley (UK)
  • I USED TO SLEEP ON THE ROOFTOP di Angie Obeid (Libano/Qatar)
  • M-1 di Luciano Pérez Savoy (Bosnia/Messico)
  • SANS ADIEU di Christophe Agou (Francia)
  • SPELL REEL di Filipa César (Germania/Portogallo/Francia/Guinea-Bissau)
  • VA, TOTO! di Pierre Creton (Francia)

TFFDOC - Italiana.doc

  • '77 NO COMMERCIAL USE di Luis Fulvio (Italia)
  • AL DI LÀ DELL'UNO di Anna Marziano (Francia/Italia/Germania)
  • APPENNINO di Emiliano Dante (Italia)
  • ARCHIPELAGO di Camilla Insom e Giulio Squillacciotti (Iran/Italia)
  • DIORAMA di Demetrio Giacomelli (Italia)
  • NELLA GOLENA DEI MORTI FELICI di Marco Morandi (Italia)
  • RACCONTI DI CENERE E LAPILLI di Gabriele di Munzio (Francia/Italia)
  • TALIEN di Elia Mouatamid (Italia, 2017)
  • VENTO DI SOAVE di Corrado Punzi (Italia)

TFFDOC - Viaggio

  • 9 DOIGTS di F.J. Ossang (Francia/Portogallo)
  • ATLANTIQUES di Mati Diop (Senegal/Francia)
  • BURDEN OF DREAMS di Les Blank (USA)
  • FOR NOW di Herman Asselberghs (Belgio)
  • MARGEM SUL di José Álvaro Morais (Portogallo)
  • NAPALM di Claude Lanzmann (Francia)
  • LE RÊVE DE NIKOLAY di Maria Karaguiozova (Belgio/Bulgaria)
  • SILENCIO di F.J. Ossang (Francia/Portogallo)
  • TO PARSIFAL di Bruce Baillie (USA)
  • TRIPOLI CANCELLED di Naeem Mohaiemen (Grecia/Germania/UK)

TFFDOC - Non umano

  • ANIMAL CINEMA di Emilio Vavarella (USA/Italia)
  • ANIMAL PENSIVITÉ di Christine Baudillon (Francia)

TFFDOC - Fuori concorso

  • CHRISTELLE di Carmit Harash (Francia)
  • UNA PIETRA, UN NOME, UNA PERSONA di Alessandro Bronzini (Italia)
  • PAGINE NASCOSTE di Sabrina Varani (Italia)

ITALIANA.CORTI

Il concorso è riservato a cortometraggi italiani inediti, caratterizzati da ricerca e originalità di linguaggio. 8 titoli in concorso, 2 fuori concorso. 2 programmi dai titoli che evocano l'universo salgariano - Straordinarie avventure e Il continente misterioso – e sono in grado di creare mappe dove trovano posto animate storie d'amore, le sensualità del mistero della vita animale, immagini lontane e affascinanti di mondi mai visti, fiabe di passaggio all'età adulta e riti propiziatori. I 2 film fuori concorso (Robhot e Sogno l'amore) introducono in italiana.corti l'animazione - grazie al torinese d'adozione, candidato ai César, Donato Sansone - e il videoclip, presentando in anteprima assoluta il video musicale del giovane cantautore torinese Andrea Laszlo De Simone, in questo caso anche co-regista. Nel 2016 sono stati premiati Ex voto di Fabrizio Paterniti Martello (Miglior cortometraggio) e Il futuro di Era di Luis Fulvio (Premio speciale della giuria). (Davide Oberto)

  • ROBHOT di Donato Sansone (Italia)
  • BLUE SCREEN di Alessandro Arfuso e Riccardo Bolo (Italia)
  • FINE DI UN AMORE di Alberto Tamburelli (Italia)
  • IDA di Giorgia Ruggiano (Italia)
  • IL VIAGGIO DI NOZZE di Danilo Monte (Italia)
  • DAGADÒL di Mariachiara Pernisa e Morgan Menegazzo (Italia)
  • SOGNO L'AMORE di Andrea Laszlo De Simone e Francesca Noto (Italia)
  • STORIA DI STEFANO (DA ALLORA DETTO TETANO) di Chiara Malta (Francia)
  • IL SENTIRE DELL'OCCHIO di Alessia Cecchet (Italia/USA)
  • THE RIDDLE di Francesco Dongiovanni (Italia)
  • 165708 di Josephine Massarella (Canada)
  • ESSERI di Tommaso Donati (Italia/Svizzera)

ONDE

Se volessimo individuare nei film che compongono la selezione di Onde 2017 una linea dominante, dovremmo guardare allo scenario diradato e alla curvatura intimamente crepuscolare che la realtà contemporanea offre alla ricerca espressiva portata avanti dai filmmaker più giovani e innovatori. La capacità di osservare il mondo attraverso il cinema sembra concentrarsi sul rapporto sempre più problematico che intercorre tra l'individuo e la realtà, così come tra l'immaginario e la Storia. Il diradarsi delle narrazioni cinematografiche in drammaturgie introflesse e in ricerche espressive spesso estreme sembra conseguente al progressivo sfaldarsi del rapporto tra l'individuo e il suo spazio vitale ed esistenziale. Sicché le crisi che a tutti i livelli definiscono la realtà si riversano sugli schermi con la forza di tensioni espressive che sfidano le durate, la percezione fondativa stessa dello sguardo, la definizione dell'immagine e la funzione identitaria del filmare. È il caso di Let the Summer Never Come Again di Alexandre Koberidze, oltre tre ore di cinema di altissimo livello in cui il presente periferico di un danzatore georgiano è raccontato nella dissoluzione dell'immagine in bassissima risoluzione di un vecchio telefono cellulare. L'immagine, quella fotografica, è anche la cornice in cui il protagonista di La madre el hijo y la abuela, del cileno Benjamin Brunet, cerca di ricostruire il suo passato familiare mai goduto, lavorando sullo sfondo di una città gravata da un vulcano che incombe come una silenziosa minaccia. Silenziosa e minacciosa è anche la tempesta di neve che incombe su New York in A Window on The World, opera prima dello svedese, trapiantato negli Stati Uniti, Axel Ohman, che scompone una possibile storia d'amore sullo stordimento di una realtà ancora affacciata sul Ground Zero. Lungo il corso del Tago si distende invece la deriva di una ragazzina di Lisbona che, in Colo di Teresa Villaverde, si porta fuori dal tempo greve degli adulti, mentre sempre dalla scena lusitana emerge Verão Danado, ipnotica opera prima di Pedro Cabeleira, trovata sull'estate sballata di un gruppo di amici. Fuori dal tempo eppure fatalmente calate nel presente sono invece le due famiglie "nemiche" trovate da Clement Cogitore nella taiga siberiana per il suo Braguino, mentre in 2557 l'esordiente tedesco Roderick Warich si spinge nella notte di Bangkok per lavorare sull'immaginario del melodramma noir di scuola asiatica. Sul versante opposto c'è invece l'affabulazione morale ed estetica di Eugène Green, che in En attendant les barbares cala un gruppo di impauriti viandanti nella notte del tempo presente, consegnandoli a un racconto di cavalieri e re. Affabulazioni perturbate nelle immagini degradate di un vecchio film mai finito utilizza invece il filippino John Torres per ricostruire, in People Power Bombshell: The Diary of Vietnam Rose, l'epopea dei "boat people" in fuga dal conflitto vietnamita. Un po' come la libanese Feyrouz Sheral, nel corto Tshweesh, divarica il presente di Beirut tra echi di guerra e vita quotidiana, mentre il collettivo belga Leo Gabin ripropone con No Panic Baby uno squarcio di immaginario americano scavato nel cumulo di immagini del web e nel viaggio on the road di una coppia di teenager. Rovista invece nella patologica coazione a filmare che ha segnato il suo passato, la franco-tunisina Diane Sara Bouzgarrou, autrice di Je ne me souviens de rien, diario a grado zero della sua malattia mentale. Infine gli italiani Arturo Lavorato e Felice D'Agostino, che incidono Essi bruciano ancora in un grumo situazionista di tensioni storicistiche, idealistiche e identitarie, attorno al quale si coagula l'immaginario controverso dell'unificazione d'Italia.

  • 2557 di Roderick Warich (Germania/Thailandia)
  • BRAGUINO di Clément Cogitore (Francia/Finlandia)
  • COLO di Teresa Villaverde (Portogallo/Francia)
  • EN ATTENDANT LES BARBARES di Eugène Green (Francia)
  • ESSI BRUCIANO ANCORA di Arturo Lavorato e Felice D'Agostino (Italia)
  • JE NE ME SOUVIENS DE RIEN di Diane-Sara Bouzgarrou (Francia)
  • LET THE SUMMER NEVER COME AGAIN di Alexandre Koberidze (Germania/Georgia)
  • LA MADRE, EL HIJO Y LA ABUELA di Benjamín Brunet (Cile)
  • NO PANIC BABY di Leo Gabin (Belgio)
  • PEOPLE POWER BOMBSHELL: THE DIARY OF VIETNAM ROSE di John Torres (Filippine)
  • TSHWEESH di Feyrouz Serhal (Libano/Germania/Spagna/Qatar)
  • VERÃO DANADO di Pedro Cabeleira (Portogallo)
  • A WINDOW ON THE WORLD di Axel Ohman (USA)
  • LICK IN THE PAST di Laure Prouvost (UK)
  • COSMIC GENERATOR di Mika Rottenberg (USA)
  • OCCIDENTAL di Neïl Beloufa (Francia)

BRIAN DE PALMA

Ha materializzato paure, incubi, ossessioni frammentate; ci ha trascinato dentro i labirinti dell'immaginario collettivo novecentesco; ha dato corpo ai fantasmi del nostro inconscio: Brian De Palma, uno dei maggiori autori emersi dal cinema americano anni '70, maestro di stile, erede di Hitchcock (ma anche grande ammiratore di Godard ed Eisentein), sempre in bilico tra un'anima di artista indie e le regole del gioco che Hollywood detta. Newyorkese, amico e sodale di Martin Scorsese (con il quale condivide passioni da cinéphile come quella per il cinema di Michael Powell), De Palma ha visto ingiusti insuccessi trasformarsi in cult movies (Il fantasma del palcoscenico), ha per primo realizzato un film da un romanzo di Stephen King (Carrie, lo sguardo di Satana), ha fatto emergere dalla trama dei film di genere la filigrana delle teorie sulla visione e sull'eccesso di immagini dal quale siamo sommersi. Ha diretto alcuni dei thriller più belli degli ultimi quarant'anni (Vestito per uccidere, Blow Out), ha dato vita a due giganteschi maudit del gangster movie (Tony Montana in Scarface e Carlito Brigante in Carlito's Way, epiche interpretazioni di Al Pacino), ha ricreato le atmosfere più insidiose del noir (Femme fatale, Black Dahlia, dal romanzo di James Ellroy), ha registrato le atrocità indotte dalle guerre (Vittime di guerra, Redacted). Sempre rielaborando una lingua che è tra le più raffinate e consapevoli del cinema hollywoodiano, sempre scavando nell'intricata rete degli sguardi, umani e artificiali, delle riproduzioni, dei riflessi, dei suoni, delle fantasie, dei sogni dentro ai quali ci perdiamo quotidianamente. Nato a Newark nel 1940, figlio di un chirurgo ortopedico e di un'aspirante cantante lirica, fin dall'infanzia si divide tra scienza e arte. All'inizio, la spunta la scienza, e De Palma si iscrive alla Columbia University per studiare fisica e tecnologia. Ma, una volta a New York, si appassiona al cinema e al teatro, partecipa a qualche recita universitaria, diventa assiduo spettattore cinematografico. Nel 1958 la visione di La donna che visse due volte di Hitchcock gli apre un mondo nel quale, tra l'altro, mettere a frutto la sua predisposizione tecnico-scientifica. Frequenta i filmakers emergenti della scena newyorkese, Martin Scorsese e Paul Schrader, condivide i loro entusiasmi cinefili anche se, nella prima parte della sua carriera, è influenzato soprattutto dalle tendenze critiche e destrutturanti che provengono dalle nouvelles vagues. Cinema di strada, cinema surreale, cinema che spezza la continuità classica: in quella direzione si muovono i suoi esordi nella regia. Ma anche grande ammirazione per i maestri del linguaggio, per la dettagliata, persino maniacale cura tecnica delle sequenze e per la capacità degli autori del cinema classico, per esempio di Alfred Hitchcock e di Michael Powell, di lavorare su generi e "miti" codificati ribaltandone, appunto attraverso la sottigliezza linguistica, la percezione. Nel 1968, Ciao America!, su tre amici (uno è Robert De Niro) che cercano di sfuggire alla leva in Vietnam, vince l'Orso d'argento al Festival di Berlino, e Hollywood, alla ricerca di nuovi talenti, si accorge di lui. Dopo un primo esperimento insoddisfacente, De Palma approda al genere che gli è più consono, il thriller psicologico, con Le due sorelle, prodotto dalla indipendente Aip. Con questo, con Il fantasma del palcoscenico, Complesso di colpa e, soprattutto, Carrie lo sguardo di Satana, a metà degli anni '70 De Palma comincia ad affermarsi come uno dei nuovi maestri dell'inquietudine, del terrore che può celarsi nello sguardo, della rielaborazione, anche plateale ed esasperata, delle rappresentazioni che il cinema ha offerto delle nostre paure, delusioni, sogni. Hitchcockiano e powelliano, ma non solo, Brian De Palma ha vivisezionato lo specchio nel quale si sono riflessi e riprodotti i miti, i simboli e i modelli della cultura del Novecento: il cinema, il contenitore/riproduttore più avvolgente e fascinoso dell'immaginario collettivo. Ma anche quello che ha avuto (e forse ha tutt'ora) la possibilità e la forza suggestiva sufficienti per inquietarci, disturbarci, metterci davanti alle nostre responsabilità di spettatori "pensanti". Vestito per uccidere, Blow Out, Omicidio a luci rosse, Doppia personalità, Omicidio in diretta, Femme fatale, sotto le spoglie apparenti del thriller e del noir ai limiti della exploitation, in realtà coniugano ogni volta un repertorio immaginario leggermente (o platealmente) distorto, ambiguo, spiazzante, tale per cui siamo sempre costretti a interrogarci sulla meccanica e sul "senso" di quello che abbiamo visto, in una posizione tutt'altro che pacificata e dormiente. Lo stesso vale per la straziante corsa alla redenzione di Carlito Brigante (in Carlito's Way, uno dei gangster movie più tristi e fatali della storia del cinema) e, in maniera esplicita, per i due durissimi war movies di De Palma, Vittime di guerra e Redacted. È come se, sempre, attraverso raffinate, caleidoscopiche soluzioni stilistiche e narrative, ogni volta l'autore cercasse di ricondurci a un'ipotetica posizione di spettatori attivi: se la fine è già tutta nell'inizio, se quello cui assistiamo è un sogno dentro a un sogno, o la malinconica sintesi esistenziale di un morente, o il grumo di un senso di colpa irrimediabile, allora dovremmo poterci astrarre dalla seduzione dell'immersione ipnotica nello schermo, dalla vita "mediata" che questo ci offre a compensazione della nostra e, svegliandoci bruscamente dal sogno/visione, dovremmo poter avere, almeno per un attimo, come con il particolare che sfarfalla alla coda dell'occhio, una percezione più lucida dell'esperienza che abbiamo attraversato e del significato che ci ha trasmesso del "nostro" mondo. Brian De Palma è lo specchio nel quale si riflette la perdita di senso contemporanea. (Emanuela Martini)

  • WOTON'S WAKE (USA)
  • THE RESPONSIVE EYE (USA)
  • MURDER À LA MOD (USA)
  • GREETINGS - Ciao America (USA)
  • The Wedding Party (USA)
  • DIONYSUS IN '69 - Dionisio nel '69 (USA)
  • HI, MOM! (USA)
  • GET TO KNOW YOUR RABBIT - Conosci il tuo coniglio (USA)
  • SISTERS - Le due sorelle (USA)
  • PHANTOM OF THE PARADISE - Il fantasma del palcoscenico (USA)
  • OBSESSION - Complesso di colpa (USA,)
  • CARRIE - Carrie - Lo sguardo di Satana (USA)
  • THE FURY (USA)
  • HOME MOVIES - Home Movies - Vizietti familiari (USA)
  • DRESSED TO KILL - Vestito per uccidere (USA)
  • BLOW OUT (USA)
  • Scarface (USA)
  • BODY DOUBLE - Omicidio a luci rosse (USA)
  • WISE GUYS - Cadaveri e Compari (USA)
  • THE UNTOUCHABLES - Gli intoccabili (USA)
  • CASUALTIES OF WAR - Vittime di guerra (USA)
  • THE BONFIRE OF THE VANITIES - Il falò delle vanità (USA)
  • RAISING CAIN - Doppia personalità (USA)
  • CARLITO'S WAY (USA)
  • Mission: Impossible (USA)
  • SNAKE EYES - Omicidio in diretta (USA)
  • MISSION TO MARS (USA)
  • FEMME FATALE (Francia/Svizzera)
  • THE BLACK DAHLIA - Black Dahlia (Germania/USA/Francia)
  • REDACTED (USA/Canada)
  • Passion (Francia/Germania)

NON DIRE GATTO...

Un omaggio di Emanuela Martini, direttrice del Torino Film Festival e "gattara" cinéphile. La sezione dedicata ai gatti, che presenta 6 film che spaziano dal classico Disneyiano Alice nel paese delle meraviglie a Una strega in paradiso di Richard Quine, passando anche per un thriller gotico ispirato ad una storia di Edgar Allan Poe, si collega idealmente alla mostra attualmente in corso al Museo Nazionale del Cinema intitolata "Bestiale! Animal Film Stars" (inaugurata il 14 giugno, prosegue fino all'8 gennaio). I gatti - impassibili, magnetici, sinuosi, dispettosi e imprevedibili - non sono solo i comprimari delle star protagoniste dei film selezionati: spesso rubano letteralmente la scena agli umani e catturano lo spettatore con il loro charme, contribuendo in modo determinante al successo del film in cui recitano. Cheshire Cat e Cagliostro sono parte del nostro immaginario e proprio quest'ultimo compare assieme a Kim Novak nell'immagine della 35° edizione del TFF.

  • Alice in Wonderland di Clyde Geronimi e Wilfred Jackson e Hamilton Luske (USA)
  • BELL, BOOK AND CANDLE - Una strega in paradiso di Richard Quine (USA)
  • BLACK CAT di Lucio Fulci (Italia)
  • CHAT ECOUTANT LA MUSIQUE di Chris Marker (Francia)
  • RHUBARB - Il gatto milionario di Arthur Lubin (USA)
  • THE SHADOW OF THE CAT - L'ombra del gatto di John Gilling (UK)

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