Scheda Torino Film Festival 2017

Evento: Festival Anno: 2017 Edizione: 35 Luogo: Torino, Italia Quando: da Venerdì 24 Novembre 2017 a Sabato 2 Dicembre 2017

Sezioni

TORINO 35

La più importante sezione competitiva del festival, riservata a opere prime, seconde o terze, propone 15 film realizzati nel 2017, inediti in Italia. I paesi rappresentati sono: Argentina, Belgio, Cina, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Hong Kong, Israele, Italia, Lussemburgo, Portogallo, Spagna, Stati Uniti e Venezuela. Come sempre incentrata sul cinema "giovane", la selezione dei film in concorso si rivolge alla ricerca e alla scoperta di talenti innovativi, che esprimono le migliori tendenze del cinema indipendente. Nel corso degli anni sono stati premiati autori ai loro inizi come: Tsai Ming-liang, David Gordon Green, Chen Kaige, Lisandro Alonso, Pietro Marcello, Debra Granik, Alessandro Piva, Pablo Larraín, Damien Chazelle. Un cinema "del futuro", rappresentativo di generi, linguaggi e tendenze. Nel 2016, Juan Zeng Zhe / The Donor di Qiwu Zang (Cina, 2016) ha vinto come Miglior film e per la miglior sceneggiatura; Los decentes di Lukas Valenta Rinner (Austria/Corea Del Sud/Argentina, 2016) ha ottenuto il Premio Fondazione Sandretto Re Rebaudengo; Rebecca Hall per il film Christine di Antonio Campos (USA, 2016) ha vinto il Premio per la migliore attrice; Nicolas Duran per il film Jesus di Fernando Guzzoni (Cile/Francia 2016) ha vinto il Premio per il miglior attore.


FESTA MOBILE

Apre Finding Your Feet, la commedia britannica su un gruppo assortito di maturi londinesi che s'incontrano e danno un nuovo senso alla loro vita attraverso una scuola di ballo, diretta da Richard Loncraine e interpretata da Imelda Staunton, Timothy Spall e Celia Imrie. E chiude The Florida Project, descrizione scatenata e agrodolce delle giornate di un gruppo di ragazzini che vivono in un motel scalcagnato ai margini della Disneyland di Orlando, diretta da un habitué del TFF, Sean Baker, e interpretata da Willem Dafoe. Entrambi nella sezione fuori concorso Festa mobile che, come ogni anno, porta al festival gli esemplari più attesi o che ci sono piaciuti di più tra la produzione mondiale inedita in Italia. Molti italiani: le delusioni e le nevrosi sentimentali, descritte con ironica partecipazione da Francesca Comencini in Amori che non sanno stare al mondo, e le avventurose frustrazioni dei ricercatori universitari disoccupati di Smetto quando voglio - Ad honorem, terzo capitolo della saga di Sydney Sibilia. Il viaggio, tenero e accorato, di due ragazzini napoletani nel cuore del Nevada e tra i segreti della galassia, in Tito e gli alieni, diretto da Paola Randi e interpretato da Valerio Mastandrea, e quello, disperato e coraggioso, di due giovani nigeriani che, scampati a una strage, cercano di raggiungere il Mediterraneo, seguito da Pasquale Scimeca in Balon. Le intense ricognizioni nella memoria e nelle radici di L'altrove più vicino di Elisabetta Sgarbi, tra le suggestioni della vicina Slovenia, di Cento anni di Davide Ferrario, da Caporetto a oggi tra sconfitte che potrebbero trasformarsi in vittorie, di My War Is Not Over di Bruno Bigoni, sul certosino lavoro di un soldato inglese che sbarcò ad Anzio per dare un nome ai tanti militari sconosciuti sepolti in Italia. Last but not least, il Premio Maria Adriana Prolo, conferito quest'anno al giornalista, scrittore e regista David Grieco, del quale verrà presentato il primo lungometraggio, Evilenko, e i due toccanti esemplari realizzati con il contributo della Film Commission Torino Piemonte: 78 - Va piano ma vinci, docu-fiction con cui Alice Filippi ricostruisce la storia del padre, rapito nel 1978 dalla 'ndrangheta calabrese, e Al massimo ribasso di Riccardo Iacopino, esempio di cinema civile incentrato sulle truffe delle aste. Quello che ci è piaciuto nei festival stranieri: Tesnota, dramma serrato sulla crisi familiare provocata dal rapimento di un ragazzo, diretto da un ventiseienne russo allievo di Sokurov, Kantemir Balagov; Un beau soleil interieur, caustico racconto delle divagazioni sentimentali di una parigina, diretto da Claire Denis e interpretato da Juliette Binoche e Gérard Depardieu, tutti in stato di grazia; Dark River, angosciante faccia a faccia tra una sorella e un fratello che si ritrovano dopo anni per decidere la sorte della fattoria di famiglia, diretto da Clio Barnard; Wind River, terzo thriller dedicato al mito della Frontiera da Taylor Sheridan, interpretato da Jeremy Renner; What Happened to Monday, tra action e fantascienza distopica, la storia di sette gemelle in un arido mondo futuro, diretto da Tommy Wirkola e interpretato da Noomi Rapace (le sette sorelle) e Willem Dafoe. Frammenti di storia. La cordillera, surreale, inquietante descrizione di un summit dei presidenti dei paesi dell'America Latina, di intrighi, complotti e delle loro conseguenze politiche e personali, diretto da Santiago Mitre (tra i vincitori del 33° TFF con Paulina); Darkest Hour, trascinante ritratto di Winston Curchill, appena nominato primo ministro nel 1940, davanti all'ipotesi della guerra ai nazisti, diretto da Joe Wright e interpretato da uno straordinario Gary Oldman; Kings, sui moti e le tensioni razziali esplosi a Los Angeles nel 1992, vissuti dal punto di vista di una mamma single afroamericana e dei molti ragazzini di cui si prende cura, diretto da Deniz Gamze Ergüven e interpretato da Halle Berry e Daniel Craig; The Reagan Show, esilarante documentario di Pacho Velez e Sierra Pettengill sulla forza comunicativa di Ronald Reagan, da Hollywood alla Casa Bianca con spudorata abilità. Musica e provocazioni. Marianne, appassionata icona degli anni '60, si racconta in Faithfull, il partecipe documentario costruito da Sandrine Bonnaire attraverso una lunga intervista e bellissimi materiali di repertorio. Dallo ska degli anni '70 e '80, emerge invece Graham McPherson, in arte Suggs, leader dei Madness, descritto con la consueta, caleidoscopica abilità da Julien Temple in My Life Story. Infine, indiscussa star pop degli anni '80, Grace Jones, che viene tratteggiata nella sua ambiguità e nella sua umanità da Sophie Fiennes in Grace Jones: Bloodlight and Bami. Artistiche visioni. Un grande artista, Alberto Giacometti, geniale e bizzoso, alle prese con il ritratto di uno scrittore, tra caos quotidiano e furia creativa, in Final Portrait, diretto da Stanley Tucci e interpretato dal travolgente Geoffrey Rush. Uno scrittore reduce da alcuni insuccessi, Charles Dickens, che trova tra sconosciuti e amici i volti e i caratteri di uno dei suoi capolavori, Canto di Natale, in The Man Who Invented Christmas di Bharat Nalluri, con Dan Stevens e Christopher Plummer. Uno studioso e insegnante di psicologia anticonformista che s'ispira al temperamento e ai giochi d'amore delle due donne della sua vita per ideare Wonder Woman, super-eroina rivoluzionaria, in Professor Marston & the the Wonder Women di Angela Robinson. Due artisti americani indie, Josephine Decker e Zefrey Throwell, che prendono spunto dal loro amore e dalla fine della loro storia per i loro film e le loro performance, in Flames di e con Decker & Throwell. Un gruppo di attrici che ambiscono a una parte, il loro partner nei provini, la regista che continua a bocciarle, tutte rispecchiate in Petra Von Kant, sul set del remake televisivo del film di Fassbinder, in Casting di Nicolas Wackerbarth. Infine, una fanciulla inglese, Mary Godwin, che afferma la propria personalità attraverso il suo amore per Percy Shelley e estrae dalle pulsioni e tensioni dei suoi compagni di vacanza in Svizzera un capolavoro gotico come Frankenstein, in Mary Shelley, diretto da Haifaa Al-Mansour e interpretato da Elle Fanning. Blockbuster. Trascinante, commovente, giusto: A Taxi Driver di Hoon Jang, sulla crescente amicizia di due compagni di viaggio male assortiti, un giornalista tedesco e un tassista coreano, sbalzati nel massacro di studenti e manifestanti avvenuto a Gwangiu, Corea del Sud, nel 1980. Il film è candidato dalla Corea del Sud ai prossimi Oscar. Due classici. La copia restaurata di Grandeur et décadence d'un petit commerce du cinéma, caustico thriller girato nel 1986 da Jean-Luc Godard per la tv. E, a trent'anni dall'uscita, l'esordio nella regia di Carlo Mazzacurati (e nella produzione della Sacher Film di Moretti e Barbagallo), Notte italiana, malinconico, nebbioso noir padano con Marco Messeri.