L'Oldboy di Spike Lee

Il lato oscuro della cultura pop moderna in Oldboy di Spike Lee, da Giovedì 5 dicembre al cinema, con Josh Brolin.

di / 26.11.2013
L'Oldboy di Spike Lee

Il mondo del cinema contemporaneo è pieno di racconti di fanatici di vendetta - ma nessuno lo è mai stato abbastanza quanto Oldboy, una storia alla volta provocatoriamente emotiva e brutale, che stravolge insieme tutte le tematiche in termini di isolamento, di repressione, vendetta, coscienza, senso di colpa e redenzione: il lato oscuro della cultura pop moderna.
Seppur rendendo omaggio all'originale film coreano, la versione di Oldboy del regista due volte candidato all'Oscar Spike Lee ci porta nel proprio territorio d'ombra. Basato sulla graphic novel di Garon Tsuchiya e Nobuaki Minegishi, e l'acclamato film coreano di Park Chan Wook (che ha vinto il Grand Prix al Festival di Cannes, oltre a diventare uno dei più popolari thriller stranieri di tutti i tempi), qui emerge una nuova interpretazione del leggendario racconto.

L' Oldboy di Spike Lee inizia con l' esperienza misteriosa di Joe Doucett (Josh Brolin), un dirigente pubblicitario in declino e padre assente, che una notte, ubriaco, viene rapito dal nulla e costretto in un terribile e noioso isolamento all'interno di un bizzarro  motel- che diventerà la sua prigione per 20 anni: 20 anni pieni di tormento, che passano senza alcuna indicazione riguardo l' identità o il movente del suo rapitore. Inspiegabilmente liberato dal suo incubo, Joe torna alla vita di tutti i giorni con una sola ossessione: scoprire la persona che ha orchestrato la sua punizione - e capirne urgentemente il perché. Ma anche se ora è fisicamente libero, si sente ancora perseguitato, coinvolto in una rete di cospirazione e di rivalsa che rischia di risucchiarlo. Durante la ricerca alle sue risposte, incontra una giovane assistente sociale (Elizabeth Olsen), ed un uomo piuttosto sfuggente (Sharlto Copley), che presumibilmente possiede la chiave della sua liberazione.

La storia di Oldboy è già una lurida leggenda per gli amanti dei fumetti e gli appassionati dei film cult,  nota per la sua epica e misteriosa vendetta. La storia ha iniziato ad affascinare già alla fine degli anni '90, quando Garon Tsuchiya e Nobuaki Minegishi creano un manga in otto volumi, su un uomo che è stato misteriosamente rinchiuso in una prigione privata, rimasto solo in compagnia di una televisione per anni e anni - e che una volta liberato inizia a dare la caccia a coloro che gli hanno rubato la vita e, di conseguenza, capire cosa avesse fatto in passato per meritare questa assurda punizione.
Queste premesse inquietanti, nel 2003 hanno ispirato il film del maestro alla regia Park Chan Wook, interpretato da Choi Min - Sok, dando vita ad un' esperienza che ha sconvolto, innervosito e scosso il pubblico di tutto il mondo. Il film era strutturalmente ed elegantemente esplosivo - pieno di coreografie di combattimenti di arti marziali, ricco di suspense Hitchcockiana, ed una sorta di poesia - tanto che Park è stato soprannominato il "Quentin Tarantino d'Oriente". Ma il regista ha anche apportato alla storia un umanesimo sorprendente, in mezzo al vortice morale. Nell'esplorazione di tutti i modi in cui una persona si possa sentire imprigionato- fisicamente, ed in circostanze forse ancor più terrificanti, mentalmente - la storia di quest' uomo che non capisce il suo destino, che ha come amico un televisore, e la cui libertà fisica non lo esime dal tormento, affrontando la vita di mondo moderno, ha avuto molto eco.

Così come è successo a tanti, Oldboy ha catturato Lee fin dalla prima volta che lo ha visto, tanti anni fa. "Mi ha spiazzato", ricorda. "E' una storia del tutto particolare, con tutti i migliori elementi del mistero e della vendetta, ritratti nel modo più dettagliato possibile. La gente non aveva mai assistito a qualcosa di simile - neanch'io" .

Tuttavia è stato solo in seguito che Lee, dopo aver letto la sceneggiatura di Mark Protosevich per una revisione americana di Oldboy, ha iniziato ad avere il coraggio di immaginare la storia a modo suo. Non era assolutamente intenzionato a rifarsi a quello di Park Chan Wook, anzi, è stato fatto un passo indietro, più vicino alla versione originale, ed ha fatto suo tutto il materiale che aveva a disposizione.
" Non ho mai pensato ad Oldboy come un remake, " spiega il regista. "L'ho visto più come un' interpretazione di una grande storia che può essere rappresentata in tanti modi diversi . Park Chan Wook ha fatto un grande film, ma ancor prima, la fonte originale è il manga giapponese - e questo mio progetto è l'opportunità di dare una nuova narrazione al materiale " .

Per a sua versione Lee afferma di essersi impegnato nel rispetto del film coreano, ma non a copiarlo. " Quando abbiamo iniziato a parlare di Oldboy , Josh Brolin ha cercato la benedizione di Park Chan Wook, e le sue testuali parole sono state: 'Qualunque cosa tu faccia, fai il tuo film'",  ricorda. Questo è esattamente ciò che Lee si proponeva di fare. Ha affermato che spostare la storia dalle origini giapponesi, e l'altrettanto famoso paesaggio coreano, al territorio americano, non lo preoccupava affatto. "La storia è così forte che avrebbe funzionato ovunque. Ma l'unica cosa che sapevo è che ci saremmo attenuti strettamente al soggetto ed alle tematiche, "dice.

Al contrario, Lee ha voluto adottare un approccio più primordiale alla storia. Egli osserva che al centro della sua interpretazione del materiale, c' è l'idea di un uomo che viene ridotto ai suoi istinti più animaleschi, che è diventata parte integrante dell' intensa performance di Josh Brolin nei panni di Joe Doucett.
"Durante la prigionia, in Joe affiorano quegli istinti animali che sono in ognuno di noi, ma che facciamo di tutto per soffocare", spiega Lee. "Il nostro senso civico ci spinge a tenerli sotto controllo, o almeno, non permettergli di venir fuori, se non a porte chiuse. Ma in realtà dentro di noi c'è un istinto animale. "

Guidato da questi istinti primitivi anche nella ricerca della vendetta, Lee vede comunque Joe come un uomo in cerca di salvezza, che tenta di redimersi di fronte ad un destino crudele che immagina aver messo lui stesso in moto. "Questo è un film sulla vendetta", Lee conclude, "ma nel suo interno è anche la storia di un uomo in cerca di redenzione. Joe è un alcolista, un tossicodipendente, non proprio una brava persona,  e solo dopo 20 anni di prigionia rinizia a vedere la luce."

Soprattutto, dice Lee, i fan del film originale si aspettano "qualcosa di diverso, ma allo stesso tempo vogliono che sia reso omaggio alla storia originale ".

Oldboy di Spike Lee con Josh Brolin, Elizabeth Olsen, Samuel L. Jackson, Sharlto Copley esce al cinema da Giovedì 5 dicembre 2013.



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