La gente che sta bene, intervista a Margherita Buy


Intervista a Margherita Buy, tra i protagonisti della commedia italiana di Francesco Patierno, La gente che sta bene.

di / 01.02.2014

Di seguito l'intervista fatta a Margherita Buy, protagonista del film La gente che sta bene, la commedia italiana diretta da Francesco Patierno in cui ha il ruolo di Carla.

L'Avvocato Umberto Dorloni è uno che ce l'ha fatta e ormai non guarda più in faccia nessuno. Per lui crisi, tasse e precarietà sono solo un altro titolo di giornale. Quello che conta sono i ricevimenti, le interviste, il successo ad ogni costo. Ad un passo dal trionfo, però, quel mondo così perfetto inizia a sgretolarsi e a mostrare tutti i suoi risvolti oscuri. Ma il nostro Avvocato non cederà tanto facilmente la sua fetta di paradiso. Ingaggerà una lotta sempre più frenetica per riconquistare il suo posto sulla vetta. Si troverà a colpire e a essere colpito, a tradire e a essere tradito in un percorso imprevedibile sull'orlo del precipizio che in una spirale davvero tragicomica, tra battute fuori luogo e donne fatali, squali e insidie, inganni e batoste, lo porterà alla scoperta di un nuovo se stesso.

Come è entrata in questo progetto?
Mi interessava e mi incuriosiva il fatto che si trattasse di una commedia "nera", poco abituale rispetto a quelle che si vedono in Italia negli ultimi tempi: fa ridere ma non è affatto un film d'evasione. Avevo conosciuto il regista tempo fa, avevo visto e apprezzato la sua opera prima Pater familias e poi gli altri suoi film e quando mi ha proposto questa sceneggiatura ho pensato subito che non solo mi offriva l'occasione di recitare con attori che stimo come Claudio Bisio e Diego Abatantuono, ma pure che si trattava di una storia piuttosto strana ed inconsueta perché ha una parvenza di film comico ma al suo interno coltiva comunque un approfondimento su argomenti molto attuali come il cinismo dilagante e il modo in cui tutti o quasi si adeguano a comportamenti privi di scrupoli pur di "agguantare" il successo nel lavoro o nella vita.

Che tipo di donna è la Carla del suo ruolo?
Non avevo mai incontrato finora un ruolo simile, è un personaggio insolito rispetto ad altri, non mi somiglia affatto, soprattutto perché nella vita sicuramente non sono mai stata una persona remissiva. In questa storia di ordinario cinismo interpreto la moglie del protagonista, un avvocato molto rampante. Lei fa lo stesso mestiere del marito ma a un certo punto accetta di rinunciare alla sua gratificante professione per seguire da vicino la sua famiglia borghese e benestante. Carla è un personaggio in sordina che è certamente parte integrante della vita familiare senza essere mai protagonista di qualcosa: suo marito è sempre disattento nei suoi confronti seppure LUI la stimi molto. Apparentemente resta sempre in disparte, aiuta il marito nel suo lavoro dopo aver rinunciato alla propria attività professionale e tuttavia poi dimostra di avere dentro di sé un grande equilibrio e una notevole forza. Quella forza che tira fuori quando il marito si rende conto di non poter proseguire un tipo di vita così assurdo. E sarà grazie a lei che la famiglia potrà andare avanti.

Ed essere diretta da Francesco Patierno?
Non era semplice per lui dover gestire due personalità forti e prorompenti come Bisio e Abatantuono, ma si è rivelato un regista abile e attento, molto sicuro di sé e in grado di far fare sempre agli attori quello che voleva: il mio compito in scena invece era quello di "sottrarre" il più possibile alla bella recitazione, le reazioni del mio personaggio dovevano essere equilibrate, tipiche di una donna remissiva che fa spazio di buon grado alla famiglia e al lavoro di suo marito. E certe scene comportano equilibri complicati da gestire.

Che rapporto si è creato con Claudio Bisio?
È una vera forza della natura, sempre pieno di energia, sa far ridere come pochi altri. È una persona molto seria e professionale, sul lavoro ha un approccio ricco e complesso, porta spesso suggerimenti e proposte, sa ascoltare. È capitato anche con me, tra noi è nata presto una collaborazione creativa molto intensa Ci succedeva spesso anche di improvvisare, il che rappresenta una caratteristica tipica di una certa generazione di attori. Ciò va benissimo quando funziona ma poi, per gestire al meglio la situazione, il regista deve saper intervenire al momento giusto e Patierno sotto questo punto di vista è stato alquanto abile e attento.