Oscar 2019: I film che non hanno vinto la statuetta

La corsa agli Oscar continua e si fa sempre più serrata, man mano che si avvicina la notte del 24 Febbraio. Ma, in attesa di scoprire chi si porterà a casa la statuetta d'oro, vediamo i film meritevoli che, nel corso degli ultimi anni, non hanno vinto l'agognato premio.
Oscar 2019: I film che non hanno vinto la statuetta

Manca sempre meno alla notte degli Oscar e, dunque, alla 91a edizione della cerimonia degli Academy Awards. E mentre tutti stanno ancora scommettendo su chi riuscirà a portarsi a casa la statuetta come miglior film - anche se tutto lascia pensare che sarà Roma ad ottenere questo privilegio - noi abbiamo deciso di guardarci alle spalle e vedere se, nel corso degli ultimi anni, sono stati veramente i film migliori a vincere il premio Oscar. Spoiler Alert: no, non è andata così.

Per quel che riguarda i Premi Oscar c'è ancora la sensazione e, insieme, l'illusione, che l'Academy Awards rappresenti un giudizio ineluttabile sulla qualità dei film (e dei professionisti) che concorrono. La verità è che gli Academy Awards, come ogni altra cosa del mondo dello spettacolo, è un prodotto, un qualcosa che deve tenere conto di moltissime variabili, che includono anche le strategie di mercato e la pubblicità spesa per spingere una pellicola piuttosto che un'altra. Senza contare che i candidati, così come i vincitori, sono scelti da una giuria umana e, per questo, fallibile.

Quindi no, non sempre l'Oscar viene dato a chi lo merita di più. Non ci credete? Basta fare un piccolo viaggio nel tempo e guardare quali sono i titoli che hanno vinto il premio Oscar e notare che avevano, spesso, nella stessa categoria un competitor molto più forte. Nel 2014, per esempio, a vincere il premio Oscar è stato 12 Anni Schiavo, film di Steve McQueen con un cast che prevedeva Brad Pitt, Michael Fassbender e Benedict Cumberbatch. Ques'ultimo, soprattutto, in uno dei picchi più recenti della sua carriera, dove sembrava che appena voltavi le spalle trovavi qualcosa che aveva a che fare con l'interprete principale di Sherlock. Tra coloro che rimasero a mani vuote, però, c'era The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese, con Leonardo DiCaprio, Jonah Hill e una ancora semi-sconosciuta Margot Robbie. 12 Anni Schiavo era un film canonico, lineare nel raccontare la sua storia. The Wolf of Wall Street era folle, sporco, caotico.

Se passiamo al 2015 vediamo che il Premio Oscar viene "intascato" da Birdman, di Inarritu. Un film bello, tecnicamente ineccepibile, che ha lasciato gli appassionati di cinema a bocca aperta per un lungo piano sequenza di cui parliamo ancora oggi. Lo stesso anno, nella stessa categoria, c'era anche Whiplash, il titolo che aveva portato Damien Chazelle sotto la lente di Hollywood. Non si tratta di una vittoria immeritata quella di Birdman, ma è abbastanza ovvio che se anche avesse vinto Whiplash non sarebbe stato uno scandalo. Ma allora Chazelle era ancora pressoché sconosciuto e il suo film su una passione morbosa ed esagerata non piaceva tanto all'Academy come l'idea di un film che parla di arte e attori e che sembrava parlare proprio di coloro che avrebbero dovuto votare.

Ma negli ultimi tre anni il divario qualitativo tra i film che hanno vinto il premio per il miglior film e quelli che invece non hanno ottenuto (quasi) nulla diventa abissale. Cominciamo con il 2016, quando viene annunciata la vincita del buon Il Caso Spotlight. Ci troviamo di nuovo davanti a un film canonico, realizzato con un'estetica classica proprio per ottenere il favore dell'ala più conservatrice di Hollywood, che raccontava un'inchiesta reale che aveva soverchiato il vaso di pandora legato alle molestie che preti avevano fatto ai danni di bambini che avrebbero dovuto aiutare. Un film, presentato al Festival di Venezia, che era ben fatto e che era gradevole da seguire. Peccato che nella stessa categoria c'era un capolavoro puro della settima arte, quel Mad Max: Fury Road di George Miller con Tom Hardy e Charlize Theron che aveva portato l'estetica e la tecnica realizzativa ad un livello tale che avrebbe dovuto vincere qualsiasi cosa a mani basse, soprattutto contro un rivale come Spotlight che, a confronto con la verve immaginifica di Mad Max: Fury Road appariva anonimo e spento.

Il 2017 è l'anno dell'imbarazzante cerimonia di premiazione guidata da Warren Beatty e Fay Dunaway, che annunciano il film sbagliato. Al di là della figura discutibile, il risultato rimane lo stesso. Il mediocre e retorico Moonlight di Barry Jenkins vince l'Oscar del politicamente corretto - probabilmente per cercare di mettere a tacere le proteste legate alla critica dell'Oscar so White - e ruba il premio a La La Land, di Damien Chazelle. Il divario - tecnico, narrativo, e d'accoglienza del pubblico - è talmente evidente che sembra quasi retorico spenderci troppe parole. La La Land è la pellicola che, più di tutte, ha patito negli ultimi anni l'ingiustizia nel veder consegnare l'Oscar a un film nettamente inferiore.

Cosa che si è riproposta anche nel 2018, sebbene con esiti meno gravi. Lo scorso anno a vincere l'Oscar fu La Forma dell'Acqua, di Guillermo Del Toro, ennesima rilettura dell'archetipo legato a La Bella e La bestia. La storia non presentava niente di nuovo ed era abbastanza (ma abbastanza!) banale. Lo scandalo nasce nel momento in cui si prende atto e consapevolezza del fatto che nella stessa categoria c'era anche Tre Manifesti a Ebbing, Missouri che diede ai due attori principali - Frances McDormand e Sam Rockwell - i due premi che meritavano. Invece di giocare sui facili sentimentalismi, su personaggi con quel tocco di patetico buono per risvegliare l'empatia del pubblico (come aveva fatto La Forma dell'Acqua), il film di Martin McDonagh puntava su tutto ciò che era scorretto, su un umorismo nero e una scrittura che non aveva pari. Ma nonostante questo il popolo ha scelto la favola dal lieto fine rispetto alla pellicola che lasciava intravedere solo le mille falle della giustizia e la persistenza di un male che, spesso, rimane senza risposta.



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