Shadowhunters: Città di Ossa
Shadowhunters: Città di Ossa

Shadowhunters: La Città di Ossa


Città di Ossa ha luogo in un mondo visivamente sbalorditivo, realizzato mirabilmente, che si tiene elegantemente in equilibro sull'orlo tra realtà e fantasia.

Shadowhunters – Città di Ossa ha luogo in un mondo visivamente sbalorditivo, realizzato mirabilmente, che, come gli stessi Shadowhunters, si tiene elegantemente in equilibro sull'orlo tra realtà e fantasia. Con la fusione di sabbiose location urbane appartenenti alla vita reale con spazi incantati concepiti con immaginazione, gli splendidi e lussureggianti scenari del film – dal disordinato confort dell'appartamento dell'artista boemo dove vivono Clary e la madre, alla magnificenza oscura della Città di Ossa menzionata nel titolo – riflettono l'insistenza del regista su una versione stilizzata della realtà.

"Harald ha sempre detto 'se lo facciamo troppo fantasioso, nessuno ci crederà'", spiega il produttore Carmody. "Abbiamo optato per location molto realistiche, così come per i costumi e il casting. Dobbiamo avere l'impressione che questo luogo esista all'interno della città, qua in mezzo a noi."

Zwart ha iniziato a mettere insieme un team creativo, internazionale ed elettrico, per sviluppare e dare esecuzione alla sua visione. "È stato fondamentale per me che non sia diventato un monster movie", sostiene. "Ho cercato un'angolatura totalmente diversa. Abbiamo il direttore alla fotografia più talentuoso della Scandinavia, Geir Andreassen, con le sue bellissime luci. Il nostro sceneggiatore François Séguin, il quale ha creato ambientazioni straordinarie per i film, oltre che per il Cirque du Soleil. Atli Örvarsson ha creato una meravigliosa colonna sonora. I costumi, ideati da Gersha Phillips, sono incredibilmente all'insegna della moda."

"Abbiamo lavorato con una rigida palette che abbiamo sviluppato assieme", continua il registra. "Per la maggior parte, ha subito variazioni. Anche se questo tipo di film in generale può incoraggiare i colori ad alto contrasto, in realtà abbiamo scelto di usare dei colori soft per esaltare i toni di pelle chiara."

Questo approccio si è ben integrato con la teoria di Carmody secondo la quale un buon produttore ha bisogno di tanti elementi quanti quelli per organizzare un buon party. "Dipende tutto dalle persone che inviti", sostiene. "Abbiamo messo su un cast sbalorditivo, un gruppo stupefacente. Il direttore della fotografia Geir Andreassen è stata una incredibile trovata. Rober Kulzer e io ci siamo seduti ad osservare le immagini sui monitor e non riuscivamo a credere che fosse riuscito ad ottenere quel genere di qualità così velocemente."

I produttori hanno deciso di girare il film su pellicola invece che utilizzare supporti digitali per conferire al film un aspetto classico e intenso. "In effetti, abbiamo girato questa pellicola con una Panavision Scope 35mm che produce un risultato incredibile", racconta Zwart. "So di essere uno dei pochi a contenere ancora il digitale. Non voglio elencare i pro e i contro dell'una o dell'altra tecnica, ma ritengo che per questo film, dove c'è molta emozione e giocano un ruolo importante anche i colori e i toni della pelle, la ripresa tradizionale abbia conferito al tutto un aspetto davvero speciale."

Lo sceneggiatore François Séguin aveva lavorato, in precedenza, con Zwart in The Karate Kid. "François è molto talentuoso", sostiene il regista. "Sono maniaco per le cose che faccio. Per questo film, siamo riusciti a creare un mondo bellissimo. Lui ha portato una sorta di realismo fatato e una grande qualità artistica."

La cornice fantastica del film è un qualcosa di nuovo per lo sceneggiatore. "Come con Harald, non è sembrato tutto naturale all'inizio," dice Kulzer. "Ma una volta che abbiamo visto i suoi bozzetti, ci è apparso chiaro che potesse creare un mondo fantastico per noi, qualcosa con dei mezzi veramente ridotti. È riuscito ad utilizzare una certa luce o semplici tecniche della vecchia scuola per creare illusioni che non richiedono dei budget abnormi o effetti visivi giganteschi. Lui e Harald hanno presentato soluzioni incredibili che hanno permesso loro così tante cose con le telecamere che non avremmo mai pensato possibili."

"François ha davvero alzato il tono e ha creato alcune ambientazioni sbalorditive e pezzi forti", conviene Carmody. "La sequenza della serra, che so che i fan non vedono l'ora di vedere, è uno dei set più romantici su cui sia mai stato. È davvero sorprendente."

Nell'enfatizzare gli effetti della telecamera in CGI, Zwart e Séguin hanno completato delle immagini strabilianti. "Alcune delle illusioni ottiche che stiamo creando funzionano bene perché il pubblico vede che si realizzano davanti ai loro occhi", commenta Zwart. "Guarda la costruzione del pentacolo. Adoro questa scena perché sembra riguardare altro: Valentine cerca di colpire a caso il pavimento con la sua spada, è fuori di sé, ma alla fine ci rendiamo conto che, con estrema precisione, è riuscito a creare un pentacolo perfetto se osservato da una specifica angolatura. Ho dedicato giorni al concepimento dell'idea in 3D lavorando sul mio computer perché volevo che apparisse come una cosa imprecisata, a meno che non fosse osservata da una e da una sola specifica angolazione."

Séguin ha iniziato i suoi disegni con le illustrazioni grafiche originali del libro, che ha adattato e a volte re-immaginato per il film. "Il mio compito era quello di creare un mondo nascosto nella città di New York che noi umani non vediamo mai", racconta. "Erano già disponibili tante cose, ma non sempre adattabili ad un film come questo. Ci siamo presi la libertà di adattare il libro alla sceneggiatura facendo i conti con il tempo e il budget a disposizione."

Seguendo le indicazioni del regista per l'utilizzo di scene tridimensionali con ri-creazioni green-screen, Séguin ha utilizzato alcune location metropolitane di Toronto e set costruiti ad hoc nei Cinespace Film Studios per riprodurre le ambientazioni della città di New York. Nelle 12 settimane di riprese, Séguin, il suo Supervising Art Director Anthony Ianni e la loro squadra hanno progettato, costruito e allestito oltre 50 diverse scene, una delle più importanti quella del rifugio sicuro degli Shadowhunters, l'Istituto.

Per creare l'Istituto è stato utilizzato un certo numero di location diverse, compresi il suntuoso Knox College dell'Università di Toronto e Casa Loma, un castello storico medioevale. Una delle più grandi sfide per il team addetto alla sceneggiatura è stata quella della libreria dell'Istituto. Allestita presso i Cinespace Studios, la massiccia costruzione circolare sfoggia scaffali che sostengono due piani. Ci sono volute 10 settimane per la sua costruzione e allestimento. Nel rendersi conto che sarebbe stato improbabile trovare una location in grado di fungere da nascondiglio della setta degli Shadowhunters nota come i Fratelli del Silenzio, Séguin ha costruito da zero la necropoli sotterranea nota come Città di Ossa. Il set trae ispirazione dalle famose catacombe di Parigi, con una notevole differenza. "Si tratta di una sequenza brevissima" racconta lo sceneggiatore. "Abbiamo girato solo un giorno, ma volevamo trasmettere molto con poche riprese. Ho avuto l'idea di qualcosa di circolare, piuttosto che la solita serie di lunghi corridoi."

Per creare il rifugio dei vampiri, noto come Hotel Dumort, abbiamo dovuto adottare un approccio differente. In passato scintillante edificio di grande interesse turistico in Art Deco, il derelitto hotel di Manhattan è oggi infestato dai morti viventi. I produttori del film lo hanno ambientato in un hotel effettivamente abbandonato e rimesso a nuovo a tal proposito. "L'Hotel Dumort è stata una trovata propizia" commenta Carmody. "È scalfito da sei anni di totale decrepitezza e migliaia di piccioni che vi si accovacciano. I vandali lo hanno depredato di tutto. Abbiamo dovuto ripulirlo così da poterci lavorare e dover poi ripulire il reparto artistico. È un luogo raccapricciante."

In una parola, è stato perfetto. "È stato quasi come un soundstage abbandonato", commenta Séguin. "L'intera struttura si trovava già lì, come una tela dipinta a metà. Con dei veri corridoi e delle vere scale. Abbiamo provveduto al riallestimento e alla ritinteggiatura, ma c'erano delle ossa."

La costumista Gersha Phillips ha dovuto affrontare una ardua sfida da sola. Zwart ha chiesto alla costumista di creare un unico look per gli Shadowhunters, qualcosa che andasse oltre l'ovvietà e che servisse a definire i personaggi ma in modo contemporaneo.

"Quando ho incontrato Gersha per la prima volta, mi sono reso immediatamente conto che fosse perfetta per il ruolo" racconta. "Avremmo potuto decidere alla fine per tenute di pelle nera. Abbiamo pelle e un sacco di nero, ma questi Shadowhunters dettano un po' la moda. Tutto sembra essere la nuova giacca di domani o il nuovo paio di pantaloni".

I costumi degli Shadowhunters hanno tali specifici requisiti che, per la maggior parte, hanno dovuto disegnarli e confezionarli su misura. "Non volevo che gli abiti apparissero come facilmente acquistabili in uno store" racconta Phillips. "Doveva trattarsi di cose mai viste prima effettivamente. E poi, trattandosi di guerrieri, qualsiasi cosa avessero indossato non doveva prescindere da questo aspetto. Non poteva trattarsi di qualcosa di troppo limitante o restrittivo per i loro movimenti. Abbiamo dovuto confezionare rinforzi smacchinati all'altezza del cavallo e imbottiture su ginocchi e gomiti. Abbiamo dato un'interpretazione di alta moda a tutto, a volte prendendo pezzi d'epoca e riportandoli in tessuti e stili contemporanei per dare loro quel taglio."

La costumista ha anche inserito le rune nei costumi. "I Fratelli del Silenzio, che comunicano tra loro con la forza della telepatia, hanno il cosiddetto 'chiaroveggente' che abbiamo utilizzato attorno alle maniche e sugli orli delle loro vesti", racconta. "Il costume di Jace porta le rune della forza e dell'impavidità, così caratteristiche della sua persona."

La trasformazione di Clary da liceale a cacciatrice di demoni doveva rispecchiarsi anche nel suo abbigliamento. "All'inizio, Harald era preoccupato che apparisse troppo al passo con i tempi", riferisce Phillips. "Le abbiamo messo su Doc Martens e jeans taglio da ragazzo, in tono con il suo spirito da maschiaccio. Subisce un cambiamento molto netto quando entra nell'Istituto e Isabelle le dà quei primi capi di abbigliamento, i pantaloni più attillati e la giacca di pelle."

Collins, icona della moda in erba a suo modo, trova il design impeccabile. "I costumi sarebbero potuti apparire troppo elaborati, ma gli Shadowhunters non dovevano sembrare di darsi da fare troppo. Ha centrato l'obiettivo. Sprizzano proprio le giuste vibrazioni.". Jonathan Rhys Meyers ha voluto che Valentine avesse un taglio del tipo Samurai e Phillips è stato felice di collaborare con lui sui propri costumi. "Ovviamente, c'è molto nero e c'è molta pelle", dice Rhys Meyers. "Questo è il mondo in cui vivono. La pelle è un tessuto così sexy ed esprime un certo qualcosa di pericoloso. Anche Valentine ha una coda di cavallo sulla testa in stile Samurai che oscilla durante le scene di combattimento. Crea un effetto che colpisce molto."

Durante quelle scene di lotta, Zwart ha insistito che gli attori interpretassero il più possibile le azioni e i performer hanno accolto la sfida, dedicando mesi interi alla preparazione per il film. "Sono comunque piuttosto atletici", commenta. "Ho cercato di assicurarmi che fossero in grado di fare molto da soli, in modo da evitare il vecchio "doppio stacco e taglio sul primo piano dell'attore."

"Volevamo che le scene pericolose avessero un aspetto reale", commenta Carmody. "Quando lottano, vampiri o demoni, non fanno niente al di fuori dell'ordinario. Non sono supereroi. Sono essere umani che si sono allenati tutta la vita per riuscire a farlo. Sono stati tramandati loro migliaia di anni di preparazione, ecco perché sono bravi a farlo."

[Coordinatore stunt] Jean Frenette ha lavorato a stretto contatto con i performer per sviluppare degli stili di lotta distintivi. "Uno degli aspetti singolari del progetto è stato il considerevole numero di personaggi", afferma Frenette. "Abbiamo Shadowhunters, demoni, vampiri, licantropi. Harald voleva che ognuno di essi fosse dotato di un'arma simbolo e di uno stile di lotta, così i licantropi sono più animaleschi e fisici. I vampiri possono volare o saltare enormi distanze. Questo ha determinato la suntuosità delle sequenze d'azione create che forzano un po' di più la realtà."

Poiché gli Shadowhunters sono al mondo da dieci secoli, Frenette è stato in grado di attingere a una serie millenaria di armi e stili di combattimento di tutto il mondo. Come Jace, Jamie Campbell Bower si è trasformato in un'elegante e acrobatica macchina assassina, così spietatamente crudele quanto disinvoltamente elegante.

"Jamie si è allenato intensamente per mesi prima che iniziassero le riprese", aggiunge Frenette. "Anche in fase di produzione, nei suoi giorni liberi, ci siamo allenati insieme. Appare molto naturale perché abbiamo progettato le scene pericolose in modo da fargli dimostrare la propria forza. Jace è molto agile ed è un esperto con le lame, per questo motivo abbiamo fatto passare Jamie attraverso un mix di attività con spade di diverso tipo. Ha studiato anche Krav Maaga, una brutale tecnica di combattimento sviluppata in Israele dal Mossad.".

Traendo ispirazione dall'analogia samurai di Rhys Meyers, Frenette ha trasmesso a Valentine l'esperienza in arti marziali asiatiche. "Mi sono allenato con una spada da Samurai e con una spada del XVII secolo," commenta Rhys Meyers. "Per il combattimento corpo a corpo, siamo ricorsi al Pencak-Silat, un'arte marziale indonesiana, e al Wing Chung, che è una forma di Kung Fu. In entrambe, viene sfruttata la forza del corpo dell'altra persona. Tutto si svolge quasi con eleganza sino all'ultimo istante, quando la paura si fa vera."

Il risultato generale è che anche durante la caotica confusione di una battaglia, il pubblico è in grado di identificare ciascun personaggio. "Lo stile con cui Alec combatte è violento e feroce", racconta Zegers. "Rivela la presenza di un enorme conflitto in lui. È altamente distruttivo. E nella lotta al fianco di altri, per il pubblico fa la differenza la possibilità di dire chi è chi."

"Siamo rimasti all'interno dell'Hotel Dumort per quattro giorni a lottare con vampiri e licantropi," osserva. "Indipendentemente da chi fosse ripreso in un determinato momento, tutti gli altri erano comunque impegnati a recitare sullo sfondo. Grazie alla cura di Jean per quei dettagli, sarà possibile capire che sono io, che si tratta di Jamie, di Lily o di Jemima."

Frenette ha anche lavorato con i produttori per concepire armi singolari per gli Shadowhunters. "Abbiamo cercato di creare qualcosa di speciale per ognuno di loro, un'arma che si adattasse al personaggio", commenta. "Isabelle, ad esempio, ha una frusta che ci ha permesso di produrre una coreografia molto creativa. Jemima West non ha mai partecipato a nessun allenamento di combattimento, ecco perché con lei abbiamo dovuto iniziare dalla partenza e devo dire che se la sia cavata molto bene."

West era intimorita all'inizio, ma ha imparato a maneggiare le armi simbolo con eleganza. "Gli Shadowhunters sono nati e cresciuti per combattere," osserva. "Ognuno di noi è speciale in qualcosa. Non appena sono arrivata, mi hanno messo in mano una frusta. È un'arma piuttosto pericolosa, ma molto elegante."

James R. Murray, l'inventivo popmaster del film, ha creato la maggior parte delle armi di sana pianta. Ha concepito, con ingegno, la frusta di Isabelle come un gioiello. "Nei libri, Isabelle indossa un bracciale a forma di serpente al polso", commenta. "L'abbiamo costruito cosicché Isabel, allungando la mano, riesca a dispiegare il serpente e a tramutarlo in una frusta."

Murray e la il suo team si sono occupati di una varietà di armi parte dei costumi, compreso un vasto assortimento di lame. "Abbiamo tenuto così tanti incontri sulle spade", racconta Kulzer. "Qual è la differenza tra la lama che uccide un demone, la lama che uccide un vampire e la lama che uccide un licantropo? La quantità di discussioni che abbiamo avuto sulle lame sbalordirebbe chiunque".

La più impegnativa e iconica è senza dubbio la spada di vetro utilizzata dagli Shadowhunters per uccidere i demoni. "In effetti, ottenerle dal vetro sarebbe stato impossibile", racconta Murray. "Sarebbero pesate circa 9 chilogrammi e sarebbero risultate estremamente fragili."

Al contrario, il suo team ha sviluppato un processo grazie al quale hanno potuto modellare armi di acrilico e lucidarle sino ad ottenere un effetto cristallo trasparente. "Credo che siano state lavorate 60 lame in tutto", precisa. "Il primo giorno delle riprese, abbiamo portato le lame sul set ed erano troppo chiare. Abbiamo dovuto scurirle un po'." Cassandra Clare mostra un po' di timore reverenziale quando guarda la sua opera portata alla luce sul grande schermo. "Scrivere è un processo molto solitario", commenta. "Ti immagini questo mondo. Questi personaggi nascono nella tua mente, quindi ti senti un po' come se stessi raccontando la cronaca di una storia che esiste già nella tua mente. Venire sul set di un film e vederla in tre dimensioni, vedere la Città di Ossa e le rune, vedere gli attori negli abiti dei personaggi, è stata una così incredibile esperienza. Mi sono sentita un po' come stare nel film Inception. È come l'ho sognato e adesso il sogno si è realizzato."

Shadowhunters – Città di Ossa dal 28 Agosto 2013 nei cinema italiani, distribuito da Eagle Pictures.

Impostazioni privacy