Shirley Jackson

Shirley Jackson: Da Hill House a Paranoia


Tornata di moda grazie alla serie tv netflix 'Hill House' tratta da uno dei suoi romanzi più conosciuti, Shirley Jackson è anche tornata in libreria, grazie ad Adelphi, con 'Paranoia'. Una raccolta di racconti che sembra chiudere il cerchio della produzione dell'autrice statunitense.

di / 09.11.2018
Shirley Jackson

Chi è Shirley Jackson?

Nata a San Francisco nel 1916 - sebbene, alcune volte la data di nascita venga spostata in avanti al 1919 per il romantico motivo di non voler apparire più vecchia del consorte - Shirley Jackson è stata una delle voci più potenti della letteratura americana e, in particolare, del genere che tende all'horror e al gotico. Non a caso è stata scelta da Stephen King, il re dell'horror, come una sorta di musa ispiratrice, tanto da dedicargli il suo libro L'incendiaria.
Dopo un'infanzia passata con la consapevolezza di non essere amata dalla madre, che non le dedicava altro che critiche continue e crudeli, e un primo tentativo di laurearsi naufragato a seguito della depressione, Shirley Jackson riuscì a laurearsi all'Università di Syracuse in lingua inglese.
Se, sin da bambina, la Jackson aveva mostrato abili capacità artistiche, fu proprio dopo la depressione del 1936 che l'autrice cominciò a vivere la scrittura anche come un possibile lavoro e non solo come valvola di sfogo verso un mondo da cui si sentiva sempre schiacciata o allontanata.
Durante il periodo che passò chiusa in causa, a combattere coi suoi demoni personali, la scrittrice prese l'impegno di scrivere almeno mille parole al giorno. Abitudine che non perse più fino alla morte, avvenuta l'8 agosto 1965, quando la donna aveva solo quarantotto anni.
La vita di Shirley Jackson non è mai stata facile: alla mancanza di amore della madre e alla depressione di cui sopra, si devono aggiungere anche la dipendenza da alcol, così come i tradimenti del marito. Tutti malesseri, questi, che sono facilmente riscontrabili nei suoi romanzi, così come nei suoi racconti brevi.

Il Manifesto: Abbiamo sempre vissuto nel castello

Pubblicato in Italia per la prima volta nel 1990, da Mondadori, con il titolo Così dolce, così Innocente, Abbiamo sempre vissuto nel castello è tornato nelle librerie nel 2009, con il titolo originale, grazie ad Adelphi Edizioni.
La storia è quella delle due sorelle Blackwood, Mary Katherine e Costance, che vivono nella magione famigliare con uno zio invalido. Le due ragazze sono, insieme allo zio, le uniche sopravvissute a un caso di avvelenamento che ha decimato la loro famiglia e del cui crimine è stata accusata - e poi prosciolta - Costance. La vicenda è tutta raccontata dal punto di vista quasi trasognato di Mary Katherine, che vive la sua quasi totale reclusione ed esclusione dal mondo esterno, come qualcosa di necessario. Qualcosa che porta solo bene, invece che approfondire un distacco sempre maggiore con gli abitanti del villaggio circostante che non hanno mai visto di buon occhio i Blackwood.
La routine delle due ragazze, tuttavia, viene messa a soqquadro quando , dal nulla, arriva il cugino Charles, elemento esterno di disturbo e portatore di negatività.
Il romanzo, dalle forti tinte cupe e su cui aleggia un senso continuo di minaccia e inquietudine, è un chiaro esempio dell'offerta narrativa che Shirley Jackson ha offerto ai suoi lettori. Immergendosi nelle pagine raccontate da Mary Katherine, infatti, si possono riscontrare tutti i topoi maggiori della produzione dell'autrice: l'assenza della figura materna (in questo caso morta durante l'avvelenamento), l'incapacità di comunicare con il mondo esterno, in qualsiasi modo esso si presenti davanti ai protagonisti, l'invasione brutale della privacy e, naturalmente, la costruzione di un'inquietudine sotterranea e costante.

Il caso: L'incubo di Hill House

Riconosciuto, quasi del tutto unanimemente, come una delle ghost story più importanti del ventesimo secolo e anche una delle più iconiche, L'incubo di Hill House è forse il romanzo più conosciuto di Shirley Jackson. Questo, probabilmente, anche grazie ai due film che vennero tratti dall'opera. Il primo, diretto da Robert Wise, è del 1963 e porta l'orribile titolo italiano de Gli Invasati. Il secondo è un remake del 1999, diretto da Jan de Bont, con Owen Wilson e Liam Neeson. Al momento, però, l'opera di Shirley Jackson sta conoscendo un nuovo, grandissimo, successo grazie alla serie televisiva Hill House prodotta e trasmessa da Netflix. Una serie televisiva che è solo liberamente ispirata al romanzo d'origine, ma la qualità del prodotto e la sua capacità di spaventare sono stati così alti da spingere moltissimi spettatori ad approcciarsi all'opera della Jackson. Per i pochi che non lo sapessero, L'incubo di Hill House è la storia di Eleonor Vance, una ragazza che, a seguito della morte della madre di cui si è presa cura fino all'ultimo respiro, decide di partecipare ad un esperimento condotto da un professore appassionato di fatti soprannaturali, in una casa infestata. Hill House, appunto. Qui, insieme agli altri partecipanti dell'esperimento (i cui nomi sono quasi tutti riconducibili ai nomi dei componenti della famiglia Crain nella serie), Eleonor sarà testimone degli strani eventi che capitano all'interno delle mura e che sembrano avere lei come bersaglio. Anche in questo caso ci troviamo davanti ad un'opera che mette in scena tutte le caratteristiche amate da Shirley Jackson. Siamo, di nuovo, davanti ad una protagonista priva di madre: orfana del genitore che le ha dato vita e che non ha mai avuto per lei altro che ordini, al posto di parole gentili e amore incondizionato. Ancora una volta c'è l'idea del pericolo che giunge dall'esterno, una minaccia che arriva a disturbare un equilibrio precario. C'è ancora l'invasione della privacy: i continui contatti con gli altri abitanti della casa, in particolar modo con il personaggio di Theodora, spingono Eleonor a una sorta di esaurimento. Incapace di vivere nel mondo e, allo stesso tempo, impossibilità a lasciarlo andare, Eleonor rappresenta l'emblema massimo dei personaggi femminili raccontati dall'autrice. E, naturalmente, abbiamo di nuovo la paura e l'inquietudine, un sentimento costante che passa più attraverso i suggerimenti e le suggestioni, rispetto a vere e proprie presenze maligne.

 Shirley Jackson incubo di Hill House
Shirley Jackson incubo di Hill House

Il lascito: Paranoia

Ed arriviamo così all'ultimo libro che porta la firma di Shirley Jackson. Appena pubblicato da Adelphi, che ha fatto sua la missione di restituire un'immagine completa della Jackson scrittrice, Paranoia è una raccolta di scritti che Shirley Jackson ha collezionato nel corso degli anni. Ci sono quattro racconti inediti - di cui uno che da il titolo all'opera - che si alternano a recensioni, aneddoti, scene di vita quotidiana e riflessioni che l'autrice fa sul suo mestiere di scrittrice, riflettendo su simboli e allegorie, ma anche sul modus operandi attraverso il quale riusciva a raggiungere le storie che più l'attraevano. Non solo dall'impegno costante di scrivere, sempre e comunque; ma anche dall'osservazione continua del mond che la circondava, dalla mania di prendere appunti su qualsiasi cosa, in attesa che potessero risultare utili. Ne emerge così l'immagine di una scrittrice veramente dedita al suo lavoro, come se fosse convinta sul serio che la scrittura fosse l'unico elemento in grado di permetterle di raggiungere quel mondo che vedeva attraverso la finestra - l'autrice soffrì anche di agorafobia - e con il quale non riusciva mai ed entrare del tutto in contatto. E a questa sensazione si aggiunge anche l'dea di una donna quasi paranoica, che metteva amuleti davanti alle porte e non spostava teschi ornamentali per paura che qualche entità maligna potesse vendicarsi. Una donna che studiava fotografie di vecchie case infestate, perdendoci poi il sonno. Ma la cosa che più irretisce di Paranoia è il fatto che la Shirley Jackson che danza tra le pagine è, anche, una donna moderna, pur nel suo essere immersa negli Cinquanta e Sessanta. Una donna che sgrida i figli perché parlano dei litigi tra i genitori. Una donna che non ama portare la prole al ristorante. Una donna che beve e che fuma e che non si preoccupa nell'avere più successo del marito. Una donna a tratti estremamente divertente, ironica, in grado di scacciare le tenebre delle sue stesse fragilità ridendo loro in faccia. Il tutto raccontato con il suo stile asciutto e privo di meri esercizi di stile.

 Shirley Jackson Paranoia
Shirley Jackson Paranoia