Volare. La grande storia di Domenico Modugno
Volare. La grande storia di Domenico Modugno

Volare. La grande storia di Domenico Modugno – La Storia


Un uomo, una leggenda. Tutta la storia di Domenico Modugno raccontata nel film in due puntate 'Volare. La grande storia di Domenico Modugno' su Rai1 Lunedì 18 e Martedì 19 Febbraio 2013.

Un uomo, una leggenda. Con la sua voce e le sue canzoni ha incantato il mondo intero, diventando il simbolo di quell’Italia nuova, che si affacciava speranzosa ai mitici Anni ’60. L’incredibile avventura artistica e umana di un ragazzo del Sud, che con caparbietà ha inseguito il suo sogno e lo ha realizzato. Giuseppe Fiorello è Domenico Modugno nel film in due puntate, per la regia di Riccardo Milani, in onda lunedì 18 e martedì 19 febbraio, in prima serata su Rai Uno.

1a puntata – Lunedì 18 Febbraio 2013

Domenico, che tutti al paese chiamano Mimmo, è poco più di un ragazzo quando fugge dalla miseria di un piccolo centro sperduto della Puglia per cercare fortuna a Roma. Migliaia di altri giovani come lui in quegli stessi anni, quando l’Italia a poco a poco comincia a riprendersi dalla tragedia della guerra, prendono i ‘treni del sole’ per andare a lavorare nelle fabbriche di Torino, Genova, Milano. Domenico Modugno no, lui sente che il suo futuro è nello spettacolo: vuole fare l’attore. Però non ha un soldo, e i genitori non possono aiutarlo: per venire nella capitale, alla prova di ammissione al Centro Sperimentale di Cinematografia, trova un passaggio su un pullman di pellegrini diretti a San Pietro per l’Anno Santo. E il suo primo tetto a Roma è un dormitorio dove dovrebbe restare tre giorni e invece, grazie a mille bugie e scuse, riesce a resistere per alcuni mesi. In attesa del verdetto del Centro, per assicurarsi la sopravvivenza, va a cantare canzoni scritte da lui, in dialetto, in alcuni locali romani. Alla fine arriva la buona notizia: è stato ammesso alla prestigiosa scuola di cinema, tra duemila aspiranti attori e registi.

Naturalmente, è difficile per lui farsi largo, sia per via di quel suo dialetto, sia a causa del suo spirito ribelle insofferente alle regole. Ci riesce grazie a una determinazione e un talento che già alla fine del primo anno ne fanno il numero uno della scuola di cinema. Le sue giornate sono dure: la mattina studia e segue i corsi; il pomeriggio fa la fila tra le comparse che  si affollano davanti ai cancelli di Cinecittà per strappare una giornata di lavoro in qualche film mitologico o strappalacrime, o in uno di quei ‘musicarelli’ dove svetta come protagonista assoluto il re della musica leggera italiana, Claudio Villa; e la sera, canta in piccoli locali in centro.

Siamo nell’Italia degli anni Cinquanta, fatta di giovani senza una lira in tasca e la testa piena di sogni. Qui, in questo mondo duro e leggero assieme, magico e frustrante, aperto al futuro e alla possibile ascesa dei tanti poveri ma belli dotati di talento e inventiva, Mimmo trova gli amici di una vita, Franco Migliacci e Riccardo Pazzaglia: il primo  un toscano anarchico e sciupafemmine che campa disegnando fumetti per bambini su un giornalino del Partito Comunista; l’altro diviso tra la passione per un cinema ‘alto’ e l’attività di aiuto regista, nella quale gli si chiede soprattutto di controllare che i centurioni non vadano in scena con gli orologi al polso e i mocassini ai piedi. Assieme a loro Mimmo vive sconfitte, insuccessi, delusioni, ma anche allegre avventure e momenti da favola, come quando canta una sua canzone, alla radio, davanti al grande Frank Sinatra, ‘The voice’ decide di inciderla in America, ma poi Mimmo non riesce ad arrivare in tempo all’aeroporto per dargli il testo e lo spartito e Frank se ne vola via. O la notte in cui una donna su una cabriolet decapottabile si ferma ad ascoltarlo e applaudirlo mentre – accompagnandosi con una chitarra – prova uno dei suoi futuri capolavori – ‘Vecchio frac’ – sulla scalinata del Campidoglio: quella donna è Anna Magnani.

Oltre all’amicizia, al Centro Sperimentale Mimmo, in quegli anni, incontra l’amore: lei è Franca Gandolfi, una giovane allieva, bellissima e piena di talento. Ma quell’amore, destinato a durare tutta la vita, conosce fin da subito delle vere e proprie prove del fuoco, fatte di tradimenti di lui, gelosie di lei, momenti di intensa passione, rotture burrascose, riconciliazioni struggenti.

2a puntata – Martedì 19 Febbraio 2013

Infatti, se la miseria dei primi anni è stata attraversata da Mimmo con spirito guascone, se emigrare in Francia o in Canada per cercare il successo tra gli emigranti è stata una gavetta feroce ma sopportabile, la rottura con Franca dopo un paio d’anni rappresenta la prima sconfitta vera, una ferita dolorosa che lo porta a rimettere in discussione se stesso e le sue scelte: il sogno di diventare un divo del cinema gli appare irrealizzabile, c’è da guardare in faccia la realtà. Così, dopo aver ritrovato l’amore con Franca, Mimmo si rimbocca le maniche: si sposa, compra un appartamento a rate, accetta di puntare tutto sulla sua musica, su quelle canzoni che scrive da sempre soprattutto per se stesso.

Il mondo canoro italiano, in quel momento, è incarnato nei brani di Claudio Villa, Giorgio Consolini, Gino Latilla, Achille Togliani,  tutti lacrime, sospiri, e melodie sdolcinate. Mimmo lo rifiuta, cerca altro. La forza epica e popolare della sua musica è rivoluzionaria, antica e moderna allo stesso tempo, italiana e mediterranea assieme. E i suoi testi raccontano la vita vera, i sogni veri, e le sofferenze vere di chi subisce ingiustizie, lotta, e certe volte soccombe. Arrivano così per Mimmo i primi successi, i primi dischi incisi per la RCA, l’attenzione del pubblico. Ma si tratta per ora di un successo di critica e ‘di nicchia’: il numero dei suoi ammiratori e soprattutto di chi compra i suoi 45 giri è troppo basso e la RCA dopo due anni decide di rescindere il contratto. Siamo nel 1957, alla soglia del cosiddetto boom, la travolgente crescita economica che in un breve volgere di anni porterà l’Italia tra i grandi della scena internazionale. Messo con le spalle al muro, Mimmo invece di cedere trova una nuova casa discografica, un nuovo editore, e rilancia. Basta col dialetto, è arrivato il momento di usare la lingua italiana per gridare il diritto a sognare un futuro di nuovi colori.

Mimmo va dunque a sfidare l’establishment della melodia nel suo tempio sacro, il Festival di Sanremo. E lo fa con una canzone folle, visionaria, futurista: Nel blu dipinto di blu. La genesi di questa canzone che rivoluzionerà il mondo della musica è una meravigliosa storia, che coinvolge non solo Mimmo, ma le persone a lui più care. E il successo a Sanremo, proprio mentre Franca scopre di aspettare il suo primo figlio, è impetuoso e insperato. Un successo che non travolge solo il polveroso mondo della canzone ma diventa il simbolo di un Paese che ormai vola in alto, nel cielo della modernità. Con i milioni di copie vendute da Volare, Domenico Modugno entra così, a poco più di trent’anni, nel mito. E l’Italia, a meno di tre lustri dalla fine della tragedia bellica, riprende il posto che le spetta tra le società d’occidente.

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