La stagione di Serie A 2010/2011 può essere definita come la "Stagione delle opportunità". Grazie al primo anno di vendita centralizzata dei diritti tv, secondo la Legge Melandri, con un incasso che sfiora il miliardo di Euro. Proprio da questa stagione, parte il periodo di austerity dei conti dettato dalle norme UEFA sul Fair Play Finanziario. Le regole introdotte da Platini inizieranno dalla stagione 2011/12, ma già da questa stagione i club dovranno iniziare a tenere conto seriamente dell’equilibrio fra ricavi e costi per non perdere la possibilità di partecipare alle Coppe europee.
Secondo l'analisi di StageUp – Sport & Leisure Business, la redditività media di un club della Serie A di calcio infatti passerà, a parità di costi, da -8,3 milioni di euro della stagione 2008/2009 a un utile di +0,4 milioni del 2010/2011, proprio grazie ai maggiori incassi provenienti dalla vendita collettiva dei diritti televisivi. In pratica, una seconda possibilità per trasformare un giocattolo di lusso, spesso sull'orlo del collasso, in una vera e propria impresa gestita in equilibrio economico.
Secondo lo studio della società di ricerca bolognese, le società della massima divisione potranno contare, mantenendo inalterata la struttura dei costi, su un reddito medio operativo positivo di 400mila euro rispetto al segno negativo medio di 8,3 milioni che ha caratterizzato la stagione 2008/2009.
Stagione che già sette società, tra le prime dieci classificate, avevano chiuso con un bilancio in utile (Juventus, Fiorentina, Genoa, Palermo, Cagliari, Lazio e Udinese). Dall'orlo del baratro, dunque, alla chance di un'opportunità da cogliere per chi sarà disposto ad investire secondo regole ferree rimaste estranee, per anni, in una giungla autoregolamentata che ha portato il calcio italiano a declassarsi rispetto a realtà europee come l'Inghilterra e la Germania. La stima del fatturato italiano al netto delle plusvalenze per il 2010-2011 è di 1.500 milioni (il 63% derivante proprio dalla vendita dei diritti televisivi) contro i 1.520 della Bundesliga (34% ) e i 2.650 della Premier League (53%).
Un ruolo fondamentale sarà quello di una gestione manageriale del marketing e degli strumenti tecnologici e la partnership con realtà sportive extracalcistiche nell'ottica di una futura gestione autonoma degli impianti sportivi, come spiega il presidente di StageUp Giovanni Palazzi:
«Una gestione sostenibile del business calcistico di vertice ottiene ritorni molto interessanti se si pensa che i club di serie A sono stati toccati solo marginalmente dalla crisi economica a differenza di numerosi altri settori industriali che hanno visto i margini di profitto ridursi in maniera sensibile. Ora che i ricavi sono più sbilanciati sui diritti media occorre diversificare per equilibrarli maggiormente puntando soprattutto su marketing, innovazione e formazione manageriale in attesa di poter gestire uno stadio di proprietà».
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