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Ant-Man and The Wasp, la recensione

Il film scorre piacevolmente, diverte ed impressiona grazie alla solita garanzia visiva della Marvel che, è risaputo, cura molto di più l'aspetto visivo del film che non quello narrativo. Ant-Man and The Wasp trasmette un messaggio importante: l'unione familiare, la voglia di rimanere insieme ad ogni costo.

L'acquisizione da parte della Disney dei Marvel Studios ha suscitato moltissime critiche che, senza entrare nei dettagli macroscopici, sono andate a toccare la svolta nei cinemocs della Casa delle Idee. In particolare, molte perplessità sono state sollevate prevalentemente per il taglio comico dei film, quasi infantile. Ebbene, in questo secondo capitolo che vede Ant-Man come protagonista, la sinfonia non cambia. Anzi, in piena coerenza con la firma Disney e con il primo film, Peyton Reed dirige una commedia supereroistica per la famiglia. Target al quale la Marvel ha deciso nettamente di rivolgersi, spazzando via l'ombra oscura e "adulta" che invece caratterizza la Distinta Concorrenza. In fin dei conti, parliamo di scelte. Rispettabili o meno, spetta alla mera soggettività giudicare.

Il cast rimane invariato con Paul Rudd nei panni dell'Uomo Formica/Scott Lang ed Evangeline Lilly nei panni di The Wasp/Hope. E nella miglior tradizione Marvel, anche le star del recente passanto prendono parte a questo Ant-Man & The Wasp. In particolare ritroviamo Michael Douglas al quale si aggiunge il Morpheus di Matrix, Laurence Fishburne e Michelle Pfeiffer che indossa i panni della moglie di Douglas/Pim, dispersa nella materia quantica anni addietro per salvare il mondo. E sarà proprio lei a dover essere salvata dai super ricercati Pim e Hope con l'aiuto di Scott Lang, più fortunato in questo caso giacché "solo" agli arresti domiciliari. Parallelamente, le nuove tecnologie vengono immediatamente adocchiate da Burch, interpretato da Goggins, e da Ava, un misterioso "fantasma" che viene simpaticamente soprannominato Baba Yaga (nulla a che vedere con l'omonimo film del '73 di Corrado Farina).

Il film scorre piacevolmente, diverte ed impressiona grazie alla solita garanzia visiva della Marvel che, è risaputo, cura molto di più l'aspetto visivo del film che non quello narrativo. I viaggi nella materia quantica ricordano molto i viaggi extradimensionali di Dottor Strange ma in salsa meno psichedelica e più scientifica. Il taglio volutamente comico rispetta le aspettative create nel primo film, con gag molto simpatiche anche quando totalmente fuori luogo. Spicca quella che vede coinvolto Stan Lee, tra le sue migliori brevi apparizioni. Gli unici problemi riscontrabili in Ant-Man & The Wasp sono quelli legati alle troppe diluzioni, come nella parte finale del film in cui c'è un inseguimento in auto. Molto spettacolare, come sempre, ma un dubbio lecito assale chiunque: non sarebbe stato più facile rimpicciolirsi per seminare definitivamente Burch ed i suoi scagnozzi? Probabilmente sì ma poco importa. In secondo luogo, due villain poco convincenti. Escludendo Burch, un cocktail di stereotipi del tipico uomo d'affari luciferino, Ava ha moltissimo potenziale che viene inespresso ed accantonato. Troppa la carne al fuoco messa e troppa è stata la concentrazione sulla spettacolarizzazione del film.

Principalmente, Ant-Man and The Wasp è un film che racconta l'unione familiare, la voglia di rimanere insieme ad ogni costo. Un messaggio importante che vuole definire valori ben precisi, di unione e non di divisione. Non a caso, il concetto di famiglia è solo un esempio rispetto a quello di unione più generale. Se in primo piano troviamo la doppia volontà di ricreare una famiglia spezzata sia dalla materia quantica che dagli arresti domiciliari, dall'altro troviamo una storia d'amicizia che lega Scott e Luis, il capo di un'agenzia di sistemi di sicurezza interamente costruita sulle minoranze etniche. In altre parole, la Marvel costruisce un film politically correct dagli intenti sì mascherati ma comunque precisi e diretti. Cosa non da poco, considerato il periodo abbastanza buio che stiamo vivendo.

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