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Human Capital – Il capitale umano, il remake statunitense del film di Paolo Virzì

Nuovo adattamento del romanzo già portato sullo schermo da Virzì, stavolta l'ambientazione si sposta negli USA ma il risultato finale è più freddo e meno riuscito.

Uno dei film italiani più interessanti e apprezzati degli ultimi anni è stato Il capitale umano di Paolo Virzì, un successo sia di pubblico che di critica alla sua uscita; adesso arriva anche da noi in video on demand Human Capital, il suo rifacimento a stelle e strisce per la regia di Mike Meyers, quindi tutto torna là dove è cominciato, perché, forse non tutti lo sanno, ma il film di Virzì era tratto proprio da un romanzo del giornalista e scrittore americano Stephen Amidon.

La trama è sempre quella, le esistenze di due famiglie, una più modesta, l'altra decisamente benestante, che si intrecciano grazie ai figli adolescenti, e che si ritroveranno fatalmente unite da un incidente d'auto.

Più che una nuova trasposizione del romanzo (di cui alcuni elementi erano stati omessi o modificati da Virzì e i suoi sceneggiatori), Human capital si mantiene comunque più vicino alla versione cinematografica italiana, finendo però così per risultarne un remake più scialbo e piatto. La struttura di base resta la stessa, con la storia frazionata e scomposta in più piani temporali e diversi punti di vista, ma si va a perdere in parte quell'atmosfera da noir misto a thriller che poteva essere una felice chiave di lettura per il materiale trattato. Anzi, personaggi e situazioni vengono in più di un'occasione ridotti all'osso e risultano così più sbrigativi e meno incisivi, nonostante i ruoli siano affidati ad attori bravi e affermati (Liev Schreiber, Peter Sarsgaard, Marisa Tomei, Maya Hawke, tra gli altri).

Oltre quindi a risultare poco coinvolgente dal punto di vista emotivo, il film non riesce nemmeno a diventare un completo affresco sulla società moderna, toccando solo in parte temi come l'arrivismo, la competitività, il vuoto dei valori, la crisi economica.

Un'occasione mancata dunque, questa di Human capital, per un film che soffre l'assenza di una vera e propria personalità e di un punto di vista originale, e perde così il confronto cinematografico con il suo omologo italiano.

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