Giffoni 2018, ospiti Alessandro Borghese, Rocco Papaleo, Sarah Felberbaum e Francesca Michielin


Rocco Papaleo ai masterclasser: 'voi siete gli unici portatori di energia sana', Sarah Felberbaum ai giffoners: 'non abbiate fretta, ponderate le vostre scelte', Francesca Michielin ai giffoner: 'la musica è di tutti, crea legami'.

di / 26.07.2018

Giffoni 2018, ospiti Alessandro Borghese, Rocco Papaleo, Sarah Felberbaum e Francesca Michielin.

ALESSANDRO BORGHESE DÀ 10 A GIFFONI

Alessandro Borghese, ospite della settima giornata del Giffoni Film Festival per un incontro riservato a giffoners di tutte le età. Dagli Elements + 10 alle nonne, sala strapiena per uno dei pionieri del genere cooking in Italia. Ad appassionare i giffoners soprattutto 4 Ristoranti, in onda su SkyUno: "Quel programma è un grande gioco di squadra. In ogni stagione cerchiamo di dare qualcosa in più non solo nel meccanismo del gioco, ma anche sul piano tecnico". L'importante è ricordare che è un gioco: non premiamo il 'miglior ristorante' in assoluto del territorio. Lasciamo che i ristoratori giochino liberamente... poi si scannano tra loro". Ora è sul set di Cuochi d'Italia, in onda nel preserale di Tv8: "Stiamo girando le nuove puntate. Mi piaceva l'idea di far vedere piatti e materie prime, far scoprire i trucchi e le storie di chi fa questo mestiere con fatica".

"Cucinare è un lavoro impegnativo" ha aggiunto Borghese, "non si fa per il successo tv o per il denaro. Cucinare è un atto d'amore. Se lo fai per la fama vuol dire che devi cambiare mestiere. Quando ho scelto di partecipare a Cortesie per gli ospiti, rinunciando a un contratto per gestire tre ristoranti in Cina per una nota casa di moda italiana soprattutto perché avevo voglia di fermarmi un po' dopo tanti anni in giro per il mondo, ho studiato ancora di più. La tv è effimera, nel senso che oggi c'è e domani potrebbe non esserci più. È un'opportunità da cogliere, ma devi sempre avere un piano B".

A proposito di studio, ha lanciato un appello al ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Marco Bussetti, anche lui ospite della settima giornata del Festival: "Gli direi che le scuole alberghiere dovrebbero essere aggiornate. Le strutture sono un po' fatiscenti. I giovani cuochi italiani, che peraltro sono richiestissimi all'estero, meritano di poter studiare in strutture all'avanguardia".

"La cucina è cultura, come il cinema" ha sottolineato lo chef, che ha respirato il clima da set fin da piccolo seguendo la mamma Barbara Bouchet, mentre la passione per la cucina è nata grazie al padre Luigi: "Lui era una buona forchetta, mamma un po' meno, ma la domenica la passavo con lui ai fornelli a imparare i segreti della cucina napoletana". "Fai ciò che ti rende felice: se sei felice tu siamo felici anche noi. Me lo hanno sempre detto i miei genitori, con lungimiranza" e il consiglio lo gira ai ragazzi in sala. "Cucinare poi è divertente: giochi con gli ingredienti, dai sfogo alla creatività. Noi cuochi restiamo bambini per sempre".

Borghese però è anche un personaggio social: "I meme sul web? Alcuni li trovo bellissimi. Di certo non distraggono l'attenzione della gente dalla mia professione: sto in cucina da 25 anni, non intaccano la mia credibilità". Lui che ha il potere di ribaltare il risultato, a Giffoni non ha avuto dubbi: "Meritate un bel 10".

ROCCO PAPALEO AI MASTERCLASSER: "VOI SIETE GLI UNICI PORTATORI DI ENERGIA SANA"

Rocco Papaleo, attore lucano e volto di Athos nell'ultimo lavoro di Giovanni Veronesi Moschettieri del re, ha incontrato i ragazzi della Masterclass Classic pomeridiana del 26 luglio. Il comico ha presentato il film che uscirà nelle sale italiane il prossimo dicembre, accompagnando alla visione di qualche breve frame anche dettagli di lavorazione e piccoli aneddoti del set. "La scelta del cast non poteva essere più pertinente e ben riuscita", ha premesso il comico. "Pierfrancesco Favino interpreta un iconico D'Artagnan, Mastandrea ben veste i panni di Porthos, Aramis ha tutte le prerogative della fisionomia di Rubini. A me, invece, è spettato il gravoso compito di un effervescente Athos. Tutti e quattro, ognuno con la propria personale interpretazione, rendiamo possibile l'attuazione di uno stravolgimento grottesco della consueta trama dei moschettieri". 

Nella tradizione della commedia di genere all'italiana, Veronesi ha difatti scelto di reinterpretare le vicende dei quattro eroi nati dalla penna di Alexandre Dumas: "I nostri personaggi sono ben lontani dagli stereotipi della tradizione cavalleresca", ha proseguito Papaleo. "Siamo quattro figure particolari: un allevatore di bestiame con oggettive difficoltà di comunicazione, un castellano, un uomo di chiesa con diversi debiti e un locandiere che ha il vizio dell'alcool. Nonostante le nostre dissonanti prerogative, per amore della comune patria, decideremo di riprendere ad essere spadaccini in seguito al richiamo compiuto dalla regina per salvare la Francia dalle cospirazioni del perfido cardinale Mazzarino e della sua assistente. In quattro, nonostante il tempo ci abbia reso cinici e per molti aspetti disillusi, ci impegneremo a difendere i perseguitati Ugonotti e il giovane Luigi XIV". 

Una missione eroica d'altri tempi, per la quale il regista ha scelto le suggestive location offerte dalla regione Basilicata: "Il film, distribuito da Vision Distribution, è stato sostenuto dalla Lucana Film Commission e dalla Regione Basilicata, e ha sfruttato tutta la bellezza di luoghi incantati come Matera, Grottole, Pietrapertosa, il Volture. Una scelta funzionale alla forza della pellicola, così come funzionale è stato scegliere di presentarlo a partire dal Giffoni Film Festival. Voi giffoners siete gli unici portatori di energia sana", ha concluso Papaleo. 

SARAH FELBERBAUM AI GIFFONERS: "NON ABBIATE FRETTA, PONDERATE LE VOSTRE SCELTE"

Due film in uscita in autunno, due scelte professionali importanti fatte in attesa di una risposta "ma qui si respira tranquillità, e nello stesso tempo si sente un'energia che ricarica. Qui c'è la vita": Sarah Felberbaum è arrivata al Giffoni 2018 pronta a rispondere ai giurati in sala. "Tutti mi dicono che i giffoners sono senza filtri: è bello che lo siano", anche se nasconde un po' di preoccupazione stemperato da un sorriso. "È la prima volta che vengo e avevo proprio voglia di vedere questo Festival con i miei occhi" dice a chi già le chiede un consiglio per diventare attrice: "Non abbiate fretta. Non aiuta. Meglio aspettare e ponderare ogni scelta. Meglio dire qualche no che tanti sì che non portano a nulla".

Il 18 ottobre  Sarah Felberbaum sarà in sala con Nessuno come noi, di Volfango De Biasi, tratto dall'omonimo romanzo di Luca Bianchini, con Alessandro Preziosi al suo fianco, ambientato in una Torino. "Interpreto Betty, un'insegnante di liceo, di quelle che stabiliscono rapporti stretti con i suoi ragazzi. Finirà però per innamorarsi del padre di un suo studente, sposato: per lei arriverà il momento di scegliere cosa fare della sua vita, di prendere una direzione. Lei sceglie di mollare tutto e di pensare a sé. Ma non sarà tutto semplice".

L'8 novembre  Sarah Felberbaum sarà in sala con Uno di famiglia, diretto da Alessio Maria Federici, che vede nel cast anche Pietro Sermonti, Lucia Ocone e Nino Frassica. "Qui sono Regina, la fidanzata di Luca (Sermonti): in coppia da 10 anni, ridono ancora insieme, si desiderano. Amori così esistono e sono un sogno e che vanno raccontati. Ma a un certo punto Luca si trova di fronte a una situazione alla quale non può dire di no, con tutto quello che ne consegue".

Per la tv, che l'ha vista protagonista di Stasera Casa Mika e nel cast della miniserie I Medici, è in attesa di risposte: "Dopo Mika non sono arrivate altre proposte. Ma non so neanche se le accetterei. Ho scelto quello perché era speciale e dovrei trovare qualcosa di altrettanto speciale. In ogni caso sono in quella terribile e classica fase in cui aspetti di sapere se ti hanno preso. Lo scopriremo insieme tra qualche settimana". Particolari potrebbero esserlo sicuramente il nuovo programma di Fiorello su Rai 1 in autunno o Sanremo 2019 con Claudio Baglioni. Lo farebbe? "Io non dico mai di no, perché poi non sai cosa potrà succedere. Per come sono fatta io vorrei capire bene il mio ruolo in quel contesto". L'importante, come ha detto ai giurati di Giffoni, è ponderare le proprie scelte.

FRANCESCA MICHIELIN AI GIFFONER: "LA MUSICA È DI TUTTI, CREA LEGAMI"

"La musica è di tutti. Lega tutti, riesce ad unire. Credeteci". È il messaggio di Francesca Michielin ai giffoners. "Mi sento proprio fortunata, non ho più nessuna esitazione, nessun pregiudizio, amo conoscere le persone diverse da me", aggiunge prima di confrontarsi con i giovani in due momenti diversi, il Meet the Stars e la Masterclass Green per sensibilizzare alla tutela dell'ambiente. "Ho 23 anni e non voglio insegnarvi nulla, voglio semplicemente portarvi la mia testimonianza. Non lasciate mai che qualcuno scelga per voi".

"A me non interessa essere trasgressiva o volgare e scrivere cose con parolacce. Io voglio essere rock e cazzuta. Voglio riprendermi i miei 16 anni e quella spensieratezza con la consapevolezza e la maturità di oggi. Sono molto felice di essere al Giffoni, in particolar modo per la Masterclass Green, non solo perché il verde è il mio colore preferito, ma perché il mio disco "2640" (che riprende nel titolo l'altitudine della città di Bogotà), uscito a gennaio, ha come tema le nuove tecnologia e l'ecosostenibilità"

"2640" è album  realizzato con la collaborazione di Treedom, piattaforma digitale che permette di piantare un albero e seguirne la tracciabilità. "Un modo non solo per salvare il pianeta, ma anche per salvaguardare il lavoro degli agricoltori locali e per controllare che non ci sia alcuna forma di sfruttamento" ha detto la Michielin, spiegando che "siamo arrivati a 24mila streaming del disco e quindi a 307 alberi piantati in una foresta del Kenya". Tra le varie specie da poter piantare, anche una "limited ediction Francesca avocado": "Un'ibridazione tra me e l'avocado" scherza Francesca, "Sono molto legata a questo frutto, diventato molto famoso, addirittura esiste la pizza con l'avocado. Le conseguenze, però, investono Bolivia e Perù per la guerra dell'oro verde, con l'inevitabile deforestazione. Mi piaceva che ci fosse una coltivazione biodinamica dell'avocado in più contesti. Il rischio è che spariscano produzione autoctone per coltivazioni intensive di moda".

Parlando del suo ultimo album "2640" e del processo creativo, Francesca Michielin ha detto ai giffoners: "Ho fatto dischi sempre in maniere istintiva, incosciente. Solo dopo mesi ti rendi conto di cosa hai fatto, durante il tour, perché c'è uno scambio di energia. Io scrivo sempre quando non potrei farlo. Capita che sei incasinato e arriva l'ispirazione, magari stai uscendo di casa, sei in ritardo, ma hai bisogno di 10 minuti per fissare un'idea. Sembri davvero un pazzo, ti devi isolare dal mondo [ride].  In questo momento preciso, però, sento di aver dato tutto ed ho bisogno di ricevere, di prendermi del tempo per stare anche un po' in silenzio".

Francesca, originaria di Bassano Del Grappa, ha confessato di essere legata alla città di Napoli: "Durante la settimana di Sanremo mi prendo dei momenti per me, vengo a Naoli, prendo un treno alle 6 del mattino da Milano, mi metto in riva al mare, mangio. Mi fa ridere, perché in questo disco c'è il confronto costante con il mare e i miei luoghi non sono mare.  A Napoli sento un'energia particolare: c'è il vulcano, ma anche il golfo da cui sono affascinata e mi chiedo quanti artisti napoletani abbia ispirato. Io mi sento molto in difficoltà, non è mai esistito un cantautorato veneto, ma molta scuola jazz. A Napoli c'è la città, ma anche la natura molto forte. Se una città sta funzionando bene, hai meno esigenze di fare musica. L'ispirazione è una fuga da qualcosa. Le terre di confine sono terre di grandi contrasti, si muove qualcosa sotto". Sulla sua città natale dice, Bassano: "Una città che non ho mai capito e non capirla ha dato spazio alla mia immaginazione multietnica e tollerante, con festival underground e alternativi. È un unicum per tolleranza, non città manifesto, con una politica aperta, con luoghi per culti diversi. La musica lega tutto. Tutto il Veneto è legato alla cultura ebraica, ci sono festival come 'Back to Africa' della comunità ganese e rassegne come 'Suoniamole al razzismo'. La musica crea legami".

Francesca ha confessato di non voler rifare l'esperienza di  Sanremo ma vorrebbe ripetere l'esperienza dell'Eurovision Song Contest.