La gente che sta bene, intervista a Diego Abatantuono


Intervista a Diego Abatantuono, tra i protagonisti della commedia italiana di Francesco Patierno, La gente che sta bene.

di / 01.02.2014

Di seguito l'intervista fatta a Diego Abatantuono, protagonista del film La gente che sta bene, la commedia italiana diretta da Francesco Patierno in cui ha il ruolo di Patrizio Azzesi.

L'Avvocato Umberto Dorloni è uno che ce l'ha fatta e ormai non guarda più in faccia nessuno. Per lui crisi, tasse e precarietà sono solo un altro titolo di giornale. Quello che conta sono i ricevimenti, le interviste, il successo ad ogni costo. Ad un passo dal trionfo, però, quel mondo così perfetto inizia a sgretolarsi e a mostrare tutti i suoi risvolti oscuri. Ma il nostro Avvocato non cederà tanto facilmente la sua fetta di paradiso. Ingaggerà una lotta sempre più frenetica per riconquistare il suo posto sulla vetta. Si troverà a colpire e a essere colpito, a tradire e a essere tradito in un percorso imprevedibile sull'orlo del precipizio che in una spirale davvero tragicomica, tra battute fuori luogo e donne fatali, squali e insidie, inganni e batoste, lo porterà alla scoperta di un nuovo se stesso.

Che cosa l'ha convinta a recitare in questo film?
Conoscevo ed apprezzavo Francesco Patierno ancora prima di aver lavorato con lui nel recente Cose dell'altro mondo. Ho letto la sceneggiatura ispirata al libro di Federico Baccomo e l'ho trovata divertente, mai banale, bella. Quel tipo di commedia che mi piace vedere. Ulteriore buon motivo per accettare la proposta, la presenza come protagonista di Claudio Bisio, bravissimo attore e grande amico con cui lavoro sempre volentieri.

Il fatto che il suo personaggio fosse negativo, un cinico spietato e senza appello, non l'ha fatta tentennare nella scelta?
Non vedo perché. L'antagonista cinico, cattivo e negativo mi piace. I ruoli ben scritti sono sempre interessanti, piuttosto cerco di rifiutare personaggi che non ritengo di essere in grado di interpretare. A questo proposito mi sembrava che la parte rientrasse bene nelle mie corde. Ho incarnato molti personaggi "cattivi" ma questo in particolare lo definirei più che cattivo uno stronzo e quindi particolarmente meritevole di attenzione. Eh no, non ho tentennato affatto!

Si tratta di un racconto realistico o secondo lei può sembrare esasperato e sopra le righe?
Mi sembra realistico, non conosco a fondo quel tipo di persone rappresentate nel film ma, per quello che vedo e sento, mi sembrano azzeccate. Esistono tante forme di cinismo, di cattiveria, di spietatezza. In questa occasione credo sia stato realizzato uno "spaccato" dei nostri tempi, convincente e veritiero, con alcuni personaggi tipici di un certo ambiente che ultimamente al cinema si sono visti poco.

Avevate un copione rigido e preciso o c'era anche spazio per improvvisare in scena?
Un copione molto curato, preciso e "rigido", non impedisce di fare delle proposte. Io le ho fatte come spesso capita, in parte sono state accettate. Patierno ha l'esperienza e le capacità di valutarle e poi decidere. Un copione di qualità, un protagonista bravo ed un regista di talento sono una garanzia. Il prodotto non si modifica con qualche battuta.

Qual è il segreto dell'intesa professionale e umana che la lega a Claudio Bisio?
Dalla fine degli anni'80 in poi Claudio ed io abbiamo girato insieme almeno una decina di volte, sempre in grandissima sintonia. Credo esista tra noi un'affinità legata soprattutto ad un comune senso dell'umorismo. Le nostre differenze anche sostanziali si trasformano presto in simbiosi. Sono trascorsi molti anni e non è cambiato niente, tra noi sono rimasti immutati feeling, stima, affetto e complicità. Forse siamo un po' come strumenti musicali che si integrano bene. Ecco, forse in scena facciamo del jazz. E del pop. Jazz poppato. O pop jazzato.

C'è stato qualche momento della lavorazione che ricorda più volentieri?
Ricordo volentieri l'affetto di tutti, in particolare quello di Bisio e Patierno. L'affetto e la pazienza che hanno avuto nei miei confronti. Può capitare di dover girare un film in un momento delicato della propria vita, i problemi personali non aiutano, servono gli amici. Credo che grazie al loro aiuto ed a quello di tutta la troupe, alla capacità del trucco, parrucco e dei costumi particolarmente azzeccati, il personaggio che ho interpretato sia tra i più riusciti della mia carriera.