Adam, la recensione del film di Maryam Touzani

Adam, la recensione del film di Maryam Touzani


Arriva grazie a Movies Inspired 'Adam', film della regista marocchina Maryam Touzani presentato al Festival di Cannes e che racconta una storia d'amicizia tutta al femminile

di / 31.05.2021
Adam, la recensione del film di Maryam Touzani

Presentato in anteprima nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes, Adam arriva in italiano grazie a Movies Inspired. La storia è quella di una donna, una giovane parrucchiera nubile e incinta che, a poco tempo dal parto, cerca un lavoro, un qualsiasi lavoro per non essere costretta a passare le sue giornate in strada. Cosi Samia (Nisrin Erradi) bussa a tutte le porte, nella speranza di trovare una qualsiasi occupazione. È in questo modo che la sua strada si intreccia a quella di Warda (Douae Belkhaouda) una vedova che porta avanti un panificio e che, nel frattempo, si prende anche cura di sua figlia. Dopo un primo momento di fredda indifferenza, Warda decide di ospitare Samia che, a sua volta, dimostrerà di poter essere utile. 

A voler descrivere con poche parole la trama di Adam si potrebbe essenzialmente dire che lo spettatore si troverà davanti alla storia di un'amicizia nata in una società, come quella marocchina, dove l'esistenza delle donne è ancora vittima di tabù e pregiudizi, per cui una persona deve preoccuparsi soprattutto delle scelte che fa per paura che esse possano minare la propria reputazione e l'opinione degli altri. Samia e Warda, nonostante le vite diverse, sono personaggi che rappresentano in realtà due facce della stessa medaglia. Entrambe - per motivi diversi, certo - si sono come estraniante dal mondo esterno, alla ricerca di un modo per sopravvivere, quasi avessero paura di attirare l'attenzione. Ed è proprio nella nicchia dell'abitazione di Warda che queste due protagoniste possono ritrovare una sorta di libertà: libertà di essere, di esistere, di provare quello che provano senza paura di agenti esterni.

La regista marocchina Maryam Touzani concentra maggiormente l'occhio della macchina da presa sulle due protagoniste. Sebbene sullo sfondo sembri voler accarezzare un tema socialmente attuale e dirompente, la regista decide di non scivolare mai apertamente nel dramma, né di assumere un tono edulcorante con il quale spiegare a chi guarda cosa deve provare e/o pensare. Adam diventa allora un buon film sull'amicizia femminile: quel tipo di amicizia che sorge nei momenti più disperati e che può rappresentare una vera e propria ancora per non lasciarsi sconfiggere dallo status quo. Soprattutto tra due donne che vivono senza la protezione di un uomo o dei genitori e, proprio per questo, rappresentano una sorta di unicità nella società marocchina. Adam è un film che parla di amicizia, maternità e sopravvivenza: dove il termine non indica solo lo sforzo a rimanere in vita, ma anche a lasciare che il proprio spirito non deperisca. Unica pecca del film è che la regista sembra non voler mai approfondire veramente nessuno dei punti che tocca e se è da applaudire la scelta di non dedicarsi a facili ricatti emotivi, ci sono informazioni che vengono tenute taciute allo spettatore che a volte si trova senza punti di riferimento per interpretare ciò che vede.

Valutazione di Erika Pomella: 7 su 10