American Animals

American Animals, la recensione



American Animals è un film che parte da spunti molto interessanti adottando una narrazione atipica a cui però il ritmo poco convincente, soprattutto nella seconda parte, non riesce a stare dietro. Convincenti e azzeccate le interpretazioni dei giovani attori scelti dal regista Layton. Il film uscirà nelle sale il 7 marzo. 

di / 05.02.2019
American Animals

Nel 2004, quattro studenti universitari tentarono di rubare i volumi di Birds of America di John James Audubon custoditi presso la libreria dell'Università del Kentucky. Ma Warren, Spencer, Eric e Chas andranno incontro a diversi problemi per riuscire a portarsi a casa questi preziosi volumi.

L'anima da documentarista del regista inglese Bart Layton emerge sin dal primo approccio a questa storia di rapina. Layton inizia una stretta corrispondenza con i quattro ragazzi dalla prigione in cui stavano scontando i sette anni di condanna e, da quei primi spunti, comincia a stendere una prima bozza della sceneggiatura. Sin da subito l'idea era quella di far convivere i due macrogeneri cinematografici per eccellenza, documentario e film di finzione, in una sola narrazione che potesse convincere lo spettatore e incuriosirlo fino all'epilogo della storia. Per questo il regista e i produttori hanno deciso che sarebbe stato interessante inserire nella mise-en-scène del film anche degli spezzoni delle interviste girate e dirette dallo stesso regista ai veri protagonisti della vicenda. Questi inserti sono serviti per accelerare il ritmo del film e per confutare quelli che erano i veri ricordi dei protagonisti; in questo senso molti dei ricordi di Warren non combaciano con quelli di Spencer e viceversa ed è proprio su questi ricordi che il film si basa. Il montaggio in questo senso è uno degli elementi più interessanti di American Animals perché capace di far convergere e combaciare situazioni e inquadrature a dir poco difficili da accostare. La verità su questa vicenda non si saprà mai perché già dal film emerge la natura manipolatoria di Warren, colui che viene indicato come il leader della piccola banda di ragazzi, e il conseguente assoggettamento degli altri ragazzi nei suoi confronti.

La scelta del cast è stato il momento più impegnativo dell'intera produzione del film. Più che cercare degli attori che assomigliassero fisicamente ai reali protagonisti della vicenda, il regista ha voluto che i quattro ragazzi fossero affiatati tra di loro in modo tale da ricreare quelli che furono i veri rapporti tra gli studenti durante quel particolare periodo. Ecco che Evan Peters (X-Men, American Horror Story) e Barry Keoghan (Dunkirk, Il sacrificio del cervo sacro) sono stati i primi ad essere ingaggiati nei ruoli di Warren e Spencer, i membri "fondatori" del gruppo.

Il movente per cui fu organizzato quel "colpo" sarebbe da ricondurre alla noia. Infatti i ragazzi, quasi tutti provenienti da famiglie abbienti o comunque da ambienti acculturati, stavano vivendo una fase di stasi della loro vita che li avrebbe portati a pensare a come poter stimolare la loro esistenza ormai diventata noiosa e monotona. Ecco quindi che il furto di questi libri, così inestimabili ma anche apparentemente accessibili, porta i ragazzi a focalizzarsi al massimo su questo obiettivo finendo nel confondere la vita reale e la fantasia. Per prepararsi al colpo, infatti, i ragazzi guardano film su rapine e furti e immaginano che il loro colpo avverrà esattamente (e così facilmente) come nei film. E questa fioca e labile differenza tra realtà e finzione è la stessa che propone la narrazione del film, in un continuo scambio tra documentario e film di finzione.

American Animals è un film che parte da spunti molto interessanti adottando una narrazione atipica a cui però il ritmo poco convincente, soprattutto nella seconda parte, non riesce a stare dietro. Convincenti e azzeccate le interpretazioni dei giovani attori scelti dal regista Layton. Il film uscirà nelle sale il 7 marzo.

Valutazione di Erica Nobis: 7 su 10