Ancora auguri per la tua morte

Ancora auguri per la tua morte, la Recensione



Ancora auguri per la tua morte è un esperimento riuscito, riuscendo a svecchiare una premessa che avrebbe avuto tutte le ragioni di non funzionare una seconda volta il talento dietro e davanti la macchina da presa riesce ad elevare questo film al di sopra di altri sequel mediocri.

di / 26.02.2019
Ancora auguri per la tua morte

Prendiamo la premessa di Ricomincio da capo: un uomo si trova a dover vivere all'infinito lo stesso giorno per motivi sconosciuti. Sporchiamo il tutto con delle tinte horror e avremo allora Auguri per la tua morte, fortunata sorpresa del 2017 dove la protagonista Tree Gelbman si ritrova nel medesimo loop temporale, ma con lo spiacevole bonus di un serial killer alle calcagna, del quale dovrà di scoprire l'identità tra una morte violenta e l'altra. Un eventuale seguito di questo film dovrebbe quindi cercare di evitare l'affaticamento da ripetizione, dal momento che per sua stessa natura la formula del loop esaurisce le sue possibilità molto presto.

È allora piacevole osservare come Ancora auguri per la tua morte (che vede tornare Christopher Landon alla regia) recuperi le stesse premesse per poi abbandonarle quasi subito, deviando dal genere horror per esplorare il terreno della commedia fantascientifica: infatti Tree, scoprendo l'origine del loop temporale in un esperimento finanziato dall'università, si ritrova catapultata in una dimensione parallela simile alla sua, ma con alcune sottili differenze. Questo permette di esplorare situazioni al pubblico familiari ma mantenendo il giusto livello di suspense. I rapporti dei personaggi sono infatti completamente sconvolti: gli amici di sempre diventano sconosciuti, gli alleati nemici. La pellicola sfrutta questa situazione in modo intelligente per rimescolare le carte in tavola, giocando con le aspettative degli spettatori che si trovano costretti, come la protagonista, a mettere in dubbio tutto quello che credevano di aver imparato dalle vicende del primo capitolo.

Sfortunatamente questo cambio repentino è tanto il maggior punto di forza del film quanto il suo difetto più grande. C'è davvero tantissima carne al fuoco, forse troppa. La vicenda viene messa in moto frettolosamente, lasciando tutte le spiegazioni a personaggi che non fanno altro che sciorinare liste di termini tecnici e scientifici cercando di dare verosimiglianza ad una situazione che, dato il tono del film, non ne ha minimamente bisogno. A questo scopo infatti vengono sacrificati tutti i personaggi secondari, ridotti al ruolo di macchiette che al più delle volte risultano risultano superflui, se non del tutto insopportabili. La densità della sceneggiatura porta con sé anche una discontinuità nel ritmo del film, che giustamente rallenta nei (rari) momenti di approfondimento interiore della protagonista, ma che proprio per questo cozzano con l'avanzare frenetico della vicenda. Ai momenti umoristici, che restano il punto più riuscito del film, non viene permesso di esprimere il pieno potenziale proprio a causa del ritmo confuso della pellicola, che per questo ne soffre.

Ancora auguri per la tua morte è comunque un esperimento riuscito, riuscendo a svecchiare una premessa che avrebbe avuto tutte le ragioni di non funzionare una seconda volta. L'assenza di spessore psicologico dei personaggi è comunque bilanciata da un cast in gran forma, con menzione speciale per l'attrice protagonista (Jessica Rothe). Non tutto funziona, soprattutto nella conclusione, ma la voglia di sperimentare (che da sempre caratterizza la casa di produzione BlumHouse) e il talento dietro e davanti la macchina da presa riesce ad elevare questo film al di sopra di altri sequel mediocri.

Valutazione di Jacopo Artuso: 6 su 10