Aspettando il Re, Recensione film con Tom Hanks

Commedia dolceamara con Tom Hanks in crisi di mezza età che si ritrova in mezzo al deserto dell'Arabia Saudita: tra ottimismo, malinconia e qualche cliché.

Scrittore, editore e sceneggiatore, Dave Eggers continua ad attrarre molto il mondo del cinema: alcuni progetti in fase di sviluppo e il recente adattamento del suo romanzo The Circle, con Emma Watson e Tom Hanks. E lo stesso Hanks è protagonista anche di Aspettando il re (in realtà realizzato precedentemente), che però arriva da noi in sala solo adesso, dopo un passaggio in sordina in USA.

Ologramma per il re (2012) è il libro di Eggers a cui si ispira il film: il titolo potrebbe far pensare a un altro film incentrato sulle nuove tecnologie, come lo era The Circle, ma in realtà non è quello l’aspetto preponderante del film. È la storia di Alan Clay, uomo di mezza età che si trova in crisi sotto molti aspetti della propria vita: separato dalla moglie, economicamente incapace di mantenere gli studi della figlia, e come se non bastasse il sospetto di avere un problema di salute. Anche dal punto di vista lavorativo le cose non vanno meglio, così, come ultima sponda, Alan viene mandato in Arabia Saudita per vendere un sistema di teleconferenze tramite ologrammi. Giunto a destinazione, Alan si ritrova così in quella che dovrebbe diventare un’avveniristica città ultra moderna e tecnologica, ma è in realtà un cantiere nel deserto, in mezzo al nulla. Mentre l’uomo e il suo team aspettano di poter presentare il progetto, il protagonista fa una serie di incontri, dall’autista Yousef (Alexander Black) alla dottoressa Zahra (Sarita Choudhury) che lo aiuteranno a riconsiderare la sua prospettiva sulla vita.

Aspettando il re è scritto e diretto da Tom Tykwer (che aveva già collaborato con Tom Hanks in Cloud Atlas) e si ispira alla King Abdullah Economic City, mega-progetto lanciato nel 2005 dall’adesso defunto Re saudita.

Commedia amarognola sulle seconde occasioni, lo spunto di partenza non è esattamente dei più innovativi, così come la trama soffre in alcuni momenti di una certa ripetitività.

Alcuni spettatori hanno poi lamentato, come spesso accade quando una località viene narrata da un occhio “esterno”, una rappresentazione del Paese troppo ricca di stereotipi e incongruenze; al di là delle polemiche, il film si concentra principalmente sulla sensazione di spaesamento e alienazione dell’americano in terra straniera, il cui simbolo massimo è la città in divenire: isolata, incompleta, piena di belle speranze ma oggetto anche di previsioni pessimistiche, un lato oscuro nascosto sotto l’anima patinata, diventa così metafora di Alan e della sua crisi esistenziale.

Per certi versi, le peripezie del protagonista ricordano un po’ quelle di Bill Murray in Rock the Kasbah, altro pesce fuor d’acqua in un mondo di cui impara ad apprezzare bizzarrie e difficoltà.

Aspettando il re procede in maniera non sempre compatta, con alcune linee narrative non troppo solide, e altre più frettolose, sfoltite rispetto al romanzo (i ricordi relativi alla figlia e alla prima moglie, l’incontro con la collega danese), ma regala anche scene affascinanti (il bagno al mare).

Un film che va guardato senza troppe pretese, con Tom Hanks che ancora una volta punta sul suo aspetto da uomo medio.

Valutazione di Matilde Capozio: 6 su 10

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