At Eternity's Gate, la recensione (Venezia 75)

Julian Schnabel porta sul grande schermo una storia emozionante, quella del pittore olandese Vincent Van Gogh. In concorso a Venezia75, Willem Dafoe si è aggiudicato la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile.

di / 09.09.2018
At Eternity's Gate, la recensione (Venezia 75)

Julian Schnabel porta sul grande schermo una storia emozionante, quella del pittore olandese Vincent Van Gogh. Il film non può essere considerato un vero e proprio bio-pic poiché non si parla tanto della vita del pittore quanto della sua intimità, delle fragilità cui ha dovuto far fronte (e qualche volta arrendersi) per riuscire a realizzare quei capolavori che oggi noi possiamo ammirare nei musei. 

In At Eternity's Gate incontriamo Van Gogh quando già aveva iniziato a dipingere ed era in procinto di trovare qualche acquirente per le sue opere con l'aiuto del fratello Theo. Come sappiamo, i suoi quadri non erano ben apprezzati all'epoca e a Parigi ancora erano attivi i famosi Salon che raccoglievano le migliori opere in circolazione. Come per gli Impressionisti, Vincent Van Gogh venne sempre escluso da questo tipo di esposizione. Il talento del pittore olandese però colpisce alcuni suoi colleghi che non si fanno mancare parole lodevoli nei suoi confronti. Uno di questi è Paul Gauguin, pittore parigino che diventerà uno dei più stretti confidenti di Van Gogh fino al giorno della sua morte. Anche se lontani, i due amici avranno sempre attiva una corrispondenza postale che oggi possiamo ammirare e leggere dalle lettere che ci sono pervenute e che sono conservate in molti musei nel mondo. 

Schnabel con il suo film ci porta nel sud della Francia dove Van Gogh passò molti anni della sua vita dipingendo soggetti più disparati: dai famosi campi di lavanda, ai meno noti autoritratti. Le sequenze realizzate dal regista sono dei veri e propri quadri animati e probabilmente si avvicinano molto a quello che il pittore sentiva e vedeva quando osservava quei determinati oggetti o paesaggi. Il movimento delle foglie perpetuato dal vento, i colori sfarfallanti dell'acqua che oscilla, i grandi alberi che muovono i loro rami, le radici piene di vita di antichi alberi sono solo alcuni dei soggetti che Van Gogh ha rappresentato nei suoi dipinti e che Schabel ci mostra nel suo film. Van Gogh vedeva la vita scorrere in qualsiasi elemento presente in natura e il suo intento era quello di far vedere agli altri come lui vedeva il mondo. Famose e numerose sono le raffigurazioni di mazzi di fiori che il pittore realizzava affinché mai nessuno potesse perdersi la bellezza di quelle corolle anche dopo il loro deperimento. 

Willem Dafoe interpreta magistralmente questo Van Gogh sensibile, intimo e innamorato della natura tanto da essersi meritato la Coppa Volpi come Miglior Attore alla Mostra del Cinema di Venezia. Come sempre Dafoe riesce ad immedesimarsi perfettamente nei personaggi che è chiamato ad interpretare. Il Van Gogh raccontato da Schabel è vulnerabile e fragile, insicuro della propria arte ma completamente innamorato della natura e del fratello Theo. Un amore reciproco e pieno di rispetto quello tra i due fratelli che nel film viene rappresentato con una sensibilità straordinaria. Notevoli anche le interpretazioni di Oscar Isaac nel ruolo di Paul Gauguin e di Rupert Friend come Theo Van Gogh.

Il film uscirà nelle sale italiane con Lucky Red il 3 Gennaio 2019. 

Valutazione di Erica Nobis: 8 su 10
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