Candy: morte in Texas

Candy: morte in Texas, recensione della miniserie con Jessica Biel


Candy: Morte in Texas ricostruisce una vera storia di cronaca nera, l'omicidio di una madre di famiglia nel 1980, in una storia che diventa un racconto amaro e cinico fatto di bugie e tradimenti, con protagoniste Jessica Biel e Melanie Lynskey.

di / 11.10.2022
Candy: morte in Texas

Candy: Morte in Texas, creata da Nick Antosca e Robin Veith, è la nuova miniserie biografica che si muove nell'ambito della cronaca nera, andando a ricostruire e reimmaginare retroscena di eventi realmente accaduti: ci troviamo nella cittadina di Wylie, in Texas, dove vive Candace "Candy" Montgomery (Jessica Biel), casalinga, madre e moglie perfetta (almeno in apparenza); in quella che sembra una giornata come tante altre, una mattina di giugno del 1980, Candy è indaffaratissima, corre fra un impegno e l'altro, e deve trovare anche il tempo di passare a casa dell'amica Betty Gore (Melanie Lynskey) a prendere tutto l'occorrente per portare i loro bambini in piscina quel pomeriggio. Quella sera in casa Gore verrà rinvenuto il cadavere di Betty, ferita mortalmente a colpi di ascia.

Il primo episodio fa quindi montare lentamente ma inesorabilmente la tensione, scandita dai ripetuti squilli a vuoto del telefono che lasciano presagire il peggio, predisponendo l'agghiacciante scoperta che è anticipata fin dall'inizio: la serie mette subito in chiaro chi sia la futura vittima e lascia pochi dubbi sulla mano dietro all'assassinio, restano da scoprire le motivazioni che hanno condotto a quel gesto. 
Così, negli episodi successivi (sono cinque in totale) si ripercorrono le vite dei protagonisti nel periodo precedente al delitto, andando a immergersi nell'atmosfera suburbana fatta di villette e prati ben curati, in cui si frequenta regolarmente la chiesa locale e si difendono i valori della famiglia e della fedeltà coniugale: una realtà apparentemente idilliaca che però rivela al suo interno piccoli o grandi segreti e bugie, frustrazioni e tensioni latenti che a volte esplodono con esiti inattesi.

Candy è una donna decisa a presentare al mondo, e a se stessa, un'immagine di facciata perfetta, che cerca freneticamente la soddisfazione sua e degli altri, ed ecco perché, quando sente che nella sua vita manca qualcosa, si prefigge in maniera quasi scientificamente scrupolosa di andarsela a prendere; Jessica Biel la interpreta con energia nevrotica, che esprime da un lato una carismatica sicurezza di sé, dall'altro una freddezza calcolatrice e a tratti impenetrabile. Betty, al contrario, (interpretata da Melanie Lynskey che ha da poco ottenuto un grande successo con la serie Yellowjackets) appare sconsolatamente ripiegata su se stessa, tormentata da un malessere a cui forse nemmeno lei sa dare una vera e propria forma, che si esprime in manifestazioni contraddittorie.

Anche i mariti non escono tanto bene dal racconto, ritratti come figure che danno la propria famiglia per scontata, sono ben felici di delegare alle mogli tutte o quasi le incombenze domestiche e che siano traditi, traditori, o entrambe le cose, sembrano essenzialmente assistere in maniera stanca e indolente alle decisioni di donne più volitive di loro.

Il tono scelto per la narrazione è quello del grottesco, con cui una vicenda dalla conclusione palesemente drammatica diventa una sorta di parabola (come la storiella ripetuta durante la serie dalla stessa Candy) che osserva gli eventi con sguardo caustico e tagliente: i personaggi, ad esempio, vengono ritratti in modo spesso impietoso, esaltandone le mosse patetiche o disperate, o semplicemente la loro inadeguatezza alle situazioni che si trovano ad affrontare; anche davanti alla volontà di fare giustizia, e al tentativo di affidarsi a strumenti come prove ed evidenze scientifiche, e alla legge di un tribunale, bisogna sempre fare i conti con fattori imprevedibili, o anche semplicemente con una buona dose di casualità.

Questo approccio fa in modo che Candy non sia dunque un semplice racconto didascalico e lineare dei fatti, bensì una storia che incastona i suoi eventi in un più ampio riquadro socio-culturale, andando a esplorare gli angoli più cupi dell'animo umano per trarne una morale amaramente cinica.

C'è però una vicenda vera, con delle persone reali, alla base di tutto, e questo stride un po' con la voglia di creare un'opera in cui personaggi, dialoghi e situazioni sono spesso esasperati in maniera quasi caricaturale, con lo sguardo lucido e cinico tipico della black comedy che va inevitabilmente a perdere qualcosa in empatia.

Senza dubbio si tratta di una storia che continua a intrigare l'immaginario e l'opinione pubblica americana, dato che è in preparazione una nuova serie tv sulla stessa vicenda, con protagonista Elizabeth Olsen, e sarà interessante confrontare i due progetti, e aggiungere nuove sfumature a un racconto ancora parzialmente da scoprire.

Valutazione di Matilde Capozio: 6 su 10