Capone, il nuovo film con Tom Hardy non convince

Dopo anni di attesa, arriva finalmente in VOD 'Capone', film che vede Tom Hardy vestire i panni di un Al Capone nella sua fase discendente. Un film che non riesce a colpire e che rappresenta un'occasione mancata
Capone, il nuovo film con Tom Hardy non convince

Era molto atteso Capone, film di Joshua Trank in cui l'attore britannico Tom Hardy si prestava a dare il proprio volto a Al Capone, uno dei maggiori criminali degli Stati Uniti, che passò un periodo ad Alcatraz, arrestato non per la sua affiliazione alla mafia, ma per evasione fiscale.

Il film, che all'inizio era noto con il titolo di Fonzo, era uscito dai radar: sembrava che non fosse più pronto a vedere la luce e che persino la produzione e la distribuzione si fosse dimenticata di questa pellicola. Invece Capone è uscito direttamente in Video-On-Demand lo scorso 12 Maggio, presentandosi così al grande pubblico che era in attesa di vedere l'interpretazione di Tom Hardy, che aveva acceso la curiosità con l'enorme trasformazione a cui si era sottoposto e che era stata registrata e condivisa dagli scatti dell'amico Greg Williams.

Capone è un film che punta a raccontare l'ultimo anno della vita di Al Capone: quindi non più un criminale all'apice del suo successo, una minaccia per il governo degli Stati Uniti che era riuscito a tenere testa ai suoi nemici; ma un uomo distrutto da una neuro-sifilide che pian piano divorò la sua coscienza, la sua memoria e persino il controllo dei suoi istinti e dei suoi bisogni. Mentre l'FBI cerca i soldi del criminale, Al Capone è costretto a spegnersi all'interno della sua stessa mente, mentre la sua famiglia cerca in qualche modo di prendersi cura di lui.

Va detto subito che il film di Trank è un fallimento. L'attesa con cui è arrivato in una posizione tale per poter essere visto, così come il lungo lavoro di post-produzione che è stato fatto sul girato non sono serviti a ripagare lo spettatore che si trova davanti ad un film che è sorretto solo ed esclusivamente dal talento di Tom Hardy. L'attore di film come Venom e Mad Max: Fury Road è senza dubbio impeccabile nel dare voce e forma a questo criminale nella sua era del tramonto, che si arrende ad una malattia che lo deumanizza, che cancella la sua personalità e rappresenta una ferita aperta per chi lo ama e per chi gli sta intorno, che lo vede spegnersi passo dopo passo. Con il suo accento italo-americano (ci sono delle scene in cui Hardy parla proprio italiano), il suo corpo modificato, il volto gonfio per la malattia, il Capone di Tom Hardy è l'unico faro all'interno di un'operazione cinematografica che pecca soprattutto della mancanza di una sceneggiatura in grado di costruire un'impalcatura narrativa in grado di catturare lo spettatore.

Il film vuole essere sia un'indagine, sia una sorta di memoir, ma anche un viaggio allucinato all'interno di una mente che non ha più punti di riferimento e che per questo risulta allucinata, folle, quasi patetica. Proprio questa tensione a voler essere troppe cose e nessuna, fa sì che Capone si presenti agli occhi dello spettatore come un guazzabuglio di immagine, un racconto disordinato che ha disatteso le aspettative e che non è riuscito a plasmarsi come un progetto sicuro e solido. Proprio per questo è da sottolineare l'importanza di avere al proprio centro un interprete molto bravo a fare il suo lavoro: l'arte istrionica di Tom Hardy in qualche modo attira lo sguardo, quasi ipnotizzandolo, per cui il risultato finale appare meno peggio di quanto sarebbe se il film non fosse guidato da un attore di tanto talento.

Ma neanche Tom Hardy può fare miracoli, e il film finisce per essere l'ennesima operazione mancanta di Hollywood, una pellicola che avrebbe potuto essere dannatamente interessante e che invece risulta essere solo un mero esercizio di stile eseguito in modo alquanto discutibile.

Valutazione di Erika Pomella: 5 su 10
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