Chi è senza peccato - The Dry

Chi è senza peccato - The Dry, recensione del thriller con Eric Bana


In una remota cittadina australiana in preda alla siccità, Eric Bana interpreta un agente federale chiamato a indagare su un delitto, che si troverà anche a fare i conti con il proprio passato e con segreti mai svelati.

di / 09.11.2021
Chi è senza peccato - The Dry

Dopo un'assenza di qualche anno, Eric Bana torna sul grande schermo (e dopo più di un decennio nella natia Australia), con il thriller Chi è senza peccato - The Dry. Il suo ruolo è quello di Aaron Falk, un agente federale che, in seguito a un'orribile tragedia, viene chiamato a ritornare nella sua città natale, che aveva abbandonato vent'anni prima: il suo amico d'infanzia Luke è sospettato di aver assassinato moglie e figlio prima di togliersi la vita; i genitori di Luke, ancora increduli e distrutti dal dolore, chiedono ad Aaron di restare in città per affiancare nelle indagini la polizia locale e cercare di far luce sulla vicenda. L'uomo accetta, seppure con riluttanza, e mentre inizia così a immergersi nei segreti degli abitanti del posto, riemergono vecchi ricordi e antiche conoscenze che lo costringono a fare i conti con un altro drammatico evento, quello che tanti anni prima lo aveva costretto a lasciare quei luoghi senza farvi più ritorno.

Chi è senza peccato, tratto dall'omonimo romanzo della scrittrice Jane Harper, e diretto da Robert Connolly (tra i suoi precedenti lavori, Paper Planes – Ai confini del cielo, con Sam Worthington) è quindi un film che si muove tra passato e presente, un'alternanza in cui non sono solo i personaggi a crescere e cambiare, ma anche il paesaggio, che costituisce una parte importante della storia: la (fittizia) cittadina di Kiewarra è in preda alla siccità che ha causato danni, soprattutto economici, ai suoi abitanti e ha radicalmente modificato l'aspetto dell'area; di ciò che un tempo era rigoglioso e promettente, adesso rimane solo il ricordo, come uno spettro, con i fiumi e la vegetazione che hanno lasciato il posto a un suolo secco e arido, attraversato da lunghe crepe come cicatrici sulla terra.

È un thriller che non punta su scene d'azione dal ritmo concitato ma che racconta i suoi eventi con stile asciutto e meditativo e dai tempi dilatati, che oscilla fra passato e presente disponendo i propri segreti su più piani. Seguendo il protagonista nelle sue indagini lo vediamo non solo muoversi lungo le strade semideserte che attraversano gli spazi sconfinati, nelle abitazioni isolate che emanano un'aria cupa e lugubre anche in pieno giorno, ma anche scontrarsi con il clima di omertà tipico della piccola comunità in cui dominano diffidenza e pregiudizio, e che custodisce più di un segreto tra le sue mura; a questo si sovrappone un altro mistero, quello legato a una scomparsa ormai lontana, archiviata ma mai rimossa, e che ci viene mostrato nei flashback con i quattro amici ancora adolescenti, su cui incombe un senso di innocenza perduta e minaccia imminente: due tragedie che si specchiano l'una nell'altra, anche se forse in una maniera meno compatta, a livello formale, di quanto ci si potesse aspettare . 

È dunque un poliziesco più interessato a illustrare un certo malessere interiore fatto di violenza sottotraccia che ad avanzare seguendo indizi e prove, per cui la suspense vera e propria si esaurisce anche prima del finale, le cui rivelazioni non sono forse le più prevedibili ma nemmeno narrativamente ed espressivamente avvincenti, come a volerne sottolineare soprattutto una malinconica ineluttabilità. L'impatto emotivo è frenato anche dalla presenza di alcuni personaggi secondari poco incisivi e da uno stile sobrio e misurato che però finisce per diventare freddezza.

Chi è senza peccato è quindi un crime drama vecchio stile, che concede poco alla modernità, il cui fascino sta soprattutto nell'ambientazione, uno scenario che ci riporta alla forza degli elementi con l'esaltazione di quella natura che dà e che toglie, che a volte tradisce e delude ma che sa anche proteggere e nascondere; alla sua uscita il film ha avuto un enorme successo in patria al momento della riapertura delle sale dopo il lockdown, e a cui anche la presenza di una star hollywoodiana come Bana ha procurato visibilità internazionale.

Valutazione di Matilde Capozio: 6 su 10