Coco, la recensione del film Disney

'Coco', che si avvale della regia di Lee Unkrick e Adrian Molina, è uno di quei film di cui è difficile scrivere: quelli che non si sottomettono alle parole, ma comunicano direttamente attraverso i battiti del cuore che dirige nel cuore di chi guarda, grazie ad un incantesimo che incanta i più piccoli, ma colpisce soprattutto i più grandi.

Quando la Disney ha rilasciato per la prima volta il trailer del film d'animazione che avrebbe accompagnato le festività natalizie, la sensazione era di assistere ad una sorta di scopiazzatura del film Il libro della vita, piccolo gioiello d'animazione passato abbastanza sotto silenzio nel nostro paese. La storia, infatti, sembrava uguale: un viaggio nell'aldilà di un personaggio alla ricerca della propria famiglia. Ma quando Coco è apparso sul grande schermo, la sensazione di dejà-vu ha ben presto abbandonato la nostra mente e ci siamo lasciati trascinare da un viaggio incredibile.

Miguel è un bambino che non sogna altro che diventare un musicista, come il suo idolo Ernesto De La Cruz. Tuttavia, Miguel è nato e cresciuto in una famiglia di calzolai che ha proibito la musica, da quando un lontano trisavolo del bambino partì per inseguire il suo sogno di note e successo, abbandonato la famiglia. Miguel, quindi, non può palare con nessuno del suo sogno, se non con la bisnonna Coco, che ascolta ogni suo racconto con un sorriso distratto sul volto. La notte del dìa de los muertos, quando i defunti possono tornare a visitare i cari che hanno esposto la loro foto nell'ofrenda di famiglia, Miguel decide di partecipare a un concorso musicale. Per farlo cerca di rubare la chitarra del suo mito: un gesto, questo, che lo condurrà direttamente nel mondo delle anime, dove dovrà trovare un modo per ottenere una benedizione di famglia per tornare a casa prima dell'alba, altrimenti rischia di diventare uno scheletro e rimanerci. Aiutato, in questa avventura, dall'aiuto di Héctor, Miguel affronterà un viaggio pieno di sorpresa e di scoperte, tra concerti improvvisati e rivelazioni famigliari.

Coco, che si avvale della regia di Lee Unkrick e Adrian Molina, è uno di quei film di cui è difficile scrivere: quelli che non si sottomettono alle parole, ma comunicano direttamente attraverso i battiti del cuore che dirige nel cuore di chi guarda, grazie ad un incantesimo che incanta i più piccoli, ma colpisce soprattutto i più grandi. Utilizzando la forma di un road movie sui generis, Coco si inserisce alla perfezione nella scia di film che inseguono alla lettera il dogma principale della Walt Disney: se puoi sognarlo, puoi farlo. L'importanza di inseguire i propri sogni al punto da farsi inseguire da essi, in una sorta di immagine romantica del proverbiale gatto che si morde la coda, trova in Coco una rappresentazione non solo attenta e precisa, ma anche decisamente spettacolare. La costruzione del mondo dell'aldilà non ha, infatti, nulla da invidiare ad un'opera d'arte. E' uno spettacolo per gli occhi, un ampio respiro dell'immaginazione che prende per mano il pubblico e lo obbliga a restare avvinto ad una fiaba dai contorni nerissimi, con la forza di un pugno che spezza il cuore e la delicatezza di una carezza che tiene più caldo di una coperta. Con una colonna sonora che trascina e accompagna lo spettatore durante tutta la pellicola, Coco si impregna di meraviglia e nostalgia, permettendo al pubblico più adulto di riflettere sullo scorrere del tempo, l'importanza dei ricordi e la malinconia per chi non c'è più. Ma, allo stesso tempo, le note colorate della tradizione messicana, i colori quasi iridescenti di un luogo che sembra un paese dei balocchi senza alcun tipo di trappola dietro, permetteranno anche ai bambini di godersi un film scritto meravigliosamente, intenso e delicatamente travolgente.

Valutazione di Erika Pomella: 9 su 10
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