Deadpool 2, la Recensione

Deadpool aka Ryan Reynolds torna ad indossare la tutina rossa e nera per combattere contro i criminali infrangendo tutte le regole esistenti al mondo. Il secondo capitolo è, se possibile, ancora più irriverente e scorretto del primo e vi aspetta nelle sale dal 15 Maggio.

Dopo il clamoroso successo del primo capitolo di Deadpool, adattamento cinematografico del personaggio inventato da Fabian Nicieza e Ron Liefeld che ha esordito nella serie di fumetti New Mutants negli anni Novanta, arriva nelle sale cinematografiche il seguito delle vicende interrotte nel primo film. Ryan Reynolds torna nei panni del supereroe chiacchierone che, in questo caso, deve affrontare i suoi demoni interiori e che, allo stesso tempo, cerca di adempire al suo ruolo da supereroe solamente per cercare di raggiungere egoisticamente i suoi obiettivi. In questo episodio Wade cercherà di difendere un giovane mutante dai poteri incontrollabili dalla vendetta personale di Cable, andrà incontro a problemi personali, cercherà di collaborare nella legalità con gli X-Men, arruolerà degli eroi del tutto improbabili (che ricordano terribilmente Kick-Ass), rifletterà sulle proprie azioni, salverà delle persone e ne ucciderà tantissime altre. 

Pur essendo un mutante come i suoi “colleghi” X-Men e un supereroe come gli Avengers, Wade è molto più vicino agli altri esseri umani, i “non mutanti” come noi, soprattutto per quanto riguarda linguaggio, comportamenti e atteggiamenti. Questa particolare caratteristica viene abilmente sfruttata e manipolata dalla regia e dalla sceneggiatura. Entrambe rompono la quarta parete dello schermo cinematografico per interagire direttamente con il fruitore del franchise Marvel tramite vere e proprie domande, osservazioni e citazioni multimediali che richiamano conoscenze parallele dello spettatore.I due film di Deadpool si identificano così come veri e propri specchi di quella parte del Postmoderno che comprende la sfera del citazionismo incondizionato; coesistono la citazione di prodotti mediali, le auto-citazioni, i riferimenti ad una cultura passata ma anche alla situazione sociale e politica americana e ad altri fatti di cronaca contemporanea senza però tralasciare frecciatine verso la concorrenza DC e verso “l’ex” rivale Wolverine.

Foto, immagini, locandine Deadpool 2

La pecca del secondo capitolo di Deadpool è il racconto della vicenda globale, la storia generale che questo film vuole raccontare. Perché nel film funziona tutto tranne l’originalità e una struttura compatta che leghi gli eventi senza farli sembrare solamente delle piccole scene d’azione indipendenti. I film di Deadpool si costituiscono da scene ben costruite e ben girate che però non riescono a succedersi scorrevolmente e che esauriscono il loro valore molto velocemente rispetto alla durata di montaggio divenendo così troppo prolisse e ripetitive. Questi difetti erano già presenti nel primo film ma la novità dell’incontro con questo eroe “birichino” ha messo in secondo piano le pecche tecniche presenti. Ora che consociamo Deadpool e il marchio che lo distingue dagli altri film Marvel risulta anche più facile riconoscere i difetti strutturali del film. Le pecche di sceneggiatura quindi ci sono ma l’intelligenza degli sceneggiatori sta nel sottolineare  i difetti di scrittura con battute dirette al pubblico che li giustificano, riuscendoci pero’ solo in alcuni casi. 

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Andare al cinema a guardare questo film è certamente divertente però quando si esce dalla sala già ci si dimentica dell’intera vicenda che ha messo in moto il nostro simpatico eroe e la storia che rimane più impressa è quella che vede come protagonista il “cattivo” Cable. Rimane il fatto che Deadpool sia un film d'azione, una commedia e un cine-comic e che soddisfa tutte le aspettative che un fan dell'eroe si possa immagiare. Le scene d'azione sono il punto forte di questo film e, con un ritmo comico sempre puntuale, Deadpool 2 riesce ad essere avvincente e divertente allo stesso tempo.

Foto, immagini, locandine Deadpool 2

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Il personaggio più interessante di questo nuovo capitolo è sicuramente il Cable di Josh Brolin, un uomo dalle mille potenzialità ma la cui evoluzione si risolve in pochi istanti nel corso del film e alcune sue "abilità" rimangono irrisolte (Segno forse che qualcosa sarà rivelato in un altro film?). Cable rimane comunque l’oggetto di alcune delle battute più riuscite di questo film, dagli accostamenti ai protagonisti dei film della DC al paragone con il personaggio interpretato dallo stesso Brolin in Avengers: Infinity War, dal riferimento al soldato d’inverno ad un altro paragone con Terminator. Ryan Reynolds è assolutamente perfetto nel ruolo dell’eroe chiacchierone tanto che non si potrebbe immaginare un Deadpool senza l’attore canadese. I due sono inscindibili e questa caratteristica sta alla base anche del marketing che ha accompagnato l’uscita e la promozione del film ormai da alcune settimane. 

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Le scene post credits sono, infine, delle micro gag assolutamente fantastiche che uniscono ancora di più la vita dell’anti-eroe con le reali vicissitudini di Ryan Reynolds e della sua carriera attoriale e la rivalità tra l’eroe irriverente e Wolverine.

Valutazione di Erica Nobis: 8 su 10
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