Disobedience, recensione del film di Sebastián Lelio



Dramma romantico ambientato all'interno della comunità ebraico-ortodossa, il debutto inglese del cileno Sebastian Lelio racconta la passione proibita fra Rachel Weisz e Rachel McAdams

di / 12.10.2018
Disobedience, recensione del film di Sebastián Lelio

Ronit (Rachel Weisz) è una fotografa che da New York, dove vive e lavora da diversi anni, viene richiamata nella natia Londra dopo la morte improvvisa del padre, un anziano e stimato rabbino della comunità ebraico-ortodossa, deceduto all'improvviso durante un sermone. Al suo ritorno, Ronit ritrova familiari e l'amico d'infanzia Dovid (Alessandro Nivola), giovane rabbino, discepolo e naturale successore di suo padre. Dovid ha sposato Esti (Rachel McAdams), altra amica d'infanzia con cui Ronit condivide un passato rimosso ma mai dimenticato. L'incontro è destinato a sconvolgere le vite dei tre protagonisti.

Disobedience è tratto dall'omonimo romanzo di debutto della britannica Naomi Alderman, ed è l'esordio in lingua inglese del cileno Sebastiàn Lelio, premiato con l'Oscar al Miglior film in lingua straniera per Una donna fantastica.

Il regista conferma con questo film la sua predilezione per le storie al femminile, con particolare attenzione al ruolo della donna nella società, la ricerca di una propria identità come affermazione della libertà individuale.

Al centro del film troviamo un amore proibito che dà origine a un complesso e doloroso triangolo sentimentale, in cui i personaggi sono chiamati a scoprire e affrontare quei lati di se stessi che si dibattono tra obbedienza e quel libero arbitrio più volte evocato nel corso della storia.

L'aspetto più interessante della storia è il contesto culturale e religioso entro cui si muovono i protagonisti, quello della comunità ebraico-ortodossa londinese: si tratta di un'ambientazione piuttosto inedita al cinema, che viene illustrata attraverso princìpi, regole e rituali fortemente condizionanti per i suoi membri, che coinvolgono molteplici dettagli, dai gesti all'aspetto fisico. È in quest'ottica che dubbi e conflitti interiori dei protagonisti assumono una dimensione più ampia, che fa riferimento alle proprie origini, a un'affermazione di sé che si scontra con regole e preconcetti talvolta inviolabili e talvolta modellabili.

Lo stile di Lelio è discreto ed elegante, fa muovere i suoi personaggi per le strade grigioline di una Londra inedita, seguendoli lentamente nel loro percorso fatto spesso di silenzi, sguardi e attese, interrotti solo dall'esplosione della passione e dal riaffermarsi della libertà individuale.

Le due interpreti femminili sono speculari, fieramente sofferente la Weisz, dolcemente vulnerabile la McAdams, ma la sorpresa è Alessandro Nivola con la sua interpretazione tutta giocata sul contrasto tra tormento interiore e freddezza apparente.

Disobedience è un tassello importante nella carriera del regista, e la cui storia è nobilitata dagli interpreti e dal punto di vista originale e non gratuito.

Valutazione di Matilde Capozio: 7 su 10
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