Dove la terra trema, recensione del film Netflix

Disponibile su Netflix, un thriller drammatico ambientato in Giappone che vede protagonista Alicia Vikander, coinvolta nella misteriosa sparizione di una ragazza.

di / 21.11.2019
Dove la terra trema, recensione del film Netflix

Dove la terra trema (Earthquake bird) è una delle novità disponibili da questo mese su Netflix, una produzione americana tratta dall'omonimo romanzo di debutto di Susanna Jones, pubblicato con successo nel 2001.

La storia è ambientata nel 1989 a Tokyo, dove la giovane svedese Lucy Fly (Alicia Vikander) vive e lavora ormai da anni; un giorno incontra casualmente un ragazzo di nome Teiji (Naoki Kobayashi), appassionato di fotografia, da cui rimane istantaneamente attratta, e poco dopo stringe amicizia con Lily (Riley Keough), americana appena arrivata in Giappone. Quando Lily scompare misteriosamente nel nulla, Lucy viene interrogata dalla polizia, e scopriamo, grazie a una serie di flashback, la verità sul rapporto fra i tre giovani.

Dove la terra trema è scritto e diretto da Wesh Westmoreland (Still Alice, Colette) che si cimenta per la prima volta con il genere thriller, con questa storia che parte da un'indagine per andare a svelare una serie di segreti, ricordi e rimorsi che riguardano da vicino la protagonista.

A colpire maggiormente è l'ambientazione in Giappone, una terra suggestiva, affascinante, ma anche, come ci ricorda il titolo, altamente soggetta a terremoti e quindi insidiosa; la capitale dove si fondono tradizione e modernità diventa un crocevia tra persone provenienti da diverse parti del mondo, chi in fuga da qualcosa, chi in cerca di qualcos'altro, approdati in un luogo accogliente e allo stesso tempo alienante. 

Purtroppo nella seconda parte il film non riesce a tener fede alle aspettative date dalle premesse: all'intrigo giallo si mescolano anche riflessioni sul destino, la colpa, la ricerca di un'identità, facendo ampio uso di simbolismi e metafore, fino ad alcune sequenze quasi oniriche, con il risultato di divenire più confuso che intrigante, e lasciando anche alcune domande senza risposta.

Anche i protagonisti, che dovrebbero incarnare, nel volto e nel corpo, quel senso di mistero, ambiguità e ossessione su cui si basa in gran parte la trama, non sempre sono all'altezza dell'intento e in certi momenti finiscono per risultare troppo rigidi o appiattiti.

Il regista dunque non sembra molto a suo agio in questo genere, è molto attento all'eleganza formale, specialmente nel modo di riprendere paesaggi e interni, e il film ha alcuni elementi originali che lo rendono insolito; però non riesce a convincere del tutto né come giallo né come thriller psicologico, con un finale frettoloso che lascia insoddisfatti.

Valutazione di Matilde Capozio: 5 su 10
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