Dracula Untold

Recensione Dracula Untold


'Dracula Untold' un film che mira a riportare a galla l'uomo che si nasconde dietro il Conte Dracula del folclore. Il risultato una pellicola sciatta, involontariamente comica, priva di cuore, in cui il protagonista non ha niente nè del vampiro, né dell'uomo che ha ispirato simile figura.

di / 06.10.2014
Dracula Untold

Se vi venisse chiesto di spiegare chi è Dracula probabilmente tutti rispondereste che il Conte Dracula è il capostipite di quella razza delle tenebre meglio conosciuta con il nome di vampiri. Se vi venisse chiesto di descriverlo molti userebbero le fattezze di Gary Oldman per tratteggiare i tratti di questo personaggio uscito dalla fantasia dello scrittore Bram Stoker sul finire dell'ottocento. Sì perchè il Dracula che ormai vive nel nostro immaginario collettivo è quello nato sulle pagine del romanzo, reso poi universalmente noto dal film Dracula di Bram Stoker diretto da Francis Ford Coppola. Ora, cercando di far coincidere il personaggio pubblico con quello fantastico, il regista Gary Shore, qui al suo debutto dietro la macchina da presa, decide di portare al cinema Dracula Untold, pellicola che vorrebbe riportare in primo piano l'uomo che si nascondeva dietro la maschera del mito.

Siamo in Transilvania e l'anno è il 1462; dopo un'infanzia passata come ostaggio dei Turchi e un'adolescenza persa sui campi di battaglia, il principe Vlad (Luke Evans) regna in pace sulle sue terre, amato dal popolo. Questo finchè Mehmed II (Dominic Cooper) non manda al cospetto del principe degli ambasciatori che chiedono un pegno in ducati e uno in giovani vite da mandare ad arricchire le fila dell'esercito turco. Tra questi giovani chiesti in sacrificio c'è anche il figlio del principe (Art Parkinson). Vlad, allora, per non pagare il tributo richiesto, accetta di farsi mordere da una creatura della notte (il Charles Dance di Game of Thrones), sviluppando così dei poteri che gli potrebbero permettere di combattere contro l'impero turco.

Il personaggio di Dracula e la figura storica di Vlad Tepes sono due elementi del bagaglio culturale europeo che rispondono a certe regole dalle quali non si può sfuggire. Il primo è il capostipite non del vampirismo, ma del genere gotico. E' un personaggio freddo, crudele, manipolatorio; ma allo stesso tempo è un povero diavolo tormentato dalla sua vita passata, dai cambiamenti a cui si è sottoposto. Un personaggio a metà strada tra il purgatorio e l'inferno. Un vampiro, nel senso più alto che il termine possa assumere. Vlad Tepes, invece, è stato un voivoda di valacchia, un principe che ha combattuto per le proprie terre e che le ha rese un posto sicuro. La nomina di "Impalatore", che nel film viene usata solo per spiegare il furore di Vlad in battaglia, deriva invece dalle punizioni che il principe infliggeva a tutti i suoi nemici: ambasciatori, ospiti stranieri, ladruncoli vari. Non era qualcosa da cui voleva sfuggire o di cui, peggio ancora, si vergognava. Era piuttosto il suo modus operandi, una scelta consapevole che portò la Valacchia ad essere una delle regioni con minor criminalità di sempre, proprio perchè tutti avevano paura di incorrere nella furia di Vlad che, al tempo stesso, si mostrava regale e magnanimo con chiunque rispettasse le sue regole. Un tiranno, senza dubbio; ma un tiranno consapevole. Ecco, il Dracula di Gary Shore non ha niente dei due personaggi da cui prende il nome. Non ha l'eleganza del vampiro decadente, nè la sua crudeltà o il suo egoismo. Di Vlad non ha la tempra, il coraggio o la forza di volontà. E' ridotto piuttosto ad un uomo qualunque che, per difendere ciò che gli è caro, accetta di stringere un patto col demonio. Luke Evans è bravo nel prestare il volto ad un uomo che cerca ogni arma per difendere il suo regno, la sua famiglia e il suo popolo. Eppure il suo sforzo non basta, perchè mira a rappresentare un personaggio quasi macchiettistico, con risvolti da supereroe sfigato che, alle belle costruzioni sceniche che fanno pensare un po' al videogame Castelvania, alterna scene quasi involontariamente comiche (laddove dovrebbero esserci lacrime!) e discrepanze narrative che infastidiscono, più di intrattenere.

Il vero problema di Dracula Untold è però da ricercare nella totale mancanza di cuore del racconto. Come abbiamo detto Vlad è un uomo che sacrifica se stesso per ottenere la pace e la salvezza di coloro che ha intorno. Questo racconto così intimo, così personale, così fondato sui moti del cuore risulta invece freddo e superficiale, come la nuda roccia che Dracula spezza quando si risveglia dopo la trasformazione. Tant'è che lo spettatore si trova a fissare i titoli di coda quasi con sorpresa, domandandosi che cosa sia successo, durante la pellicola. La guerra e lo scontro tra fazioni opposte, così come il tradizionale tafferuglio tra il Bene e il Male, vengono trattati solo en passant, con scene ben fatte, ma che per la verve messa in gioco potrebbero benissimo rimandare ad un semplice esercizio di stile e non alla sequenza di una pellicola pensata per intrattenere un vasto pubblico.

Valutazione di Erika Pomella: 5 su 10