Elysium

Il film Elysium di Neill Blomkamp, con Matt Damon, Jodie Foster è un buon action dal ritmo quasi sempre sostenuto ma effetti visivi poco curati e situazioni poco originali.
Elysium

Fin dai tempi più remoti, quando il futuro era in qualche modo avvolto in un velo di ignoranza e terrore, l'uomo ha sempre alzato lo sguardo, cercando nel cielo segni o rassicurazioni sulla propria identità. La volta celeste è diventata, nei secoli, una tavolozza dove disegnare storie e leggende. Si è passati così dai miti legati alle costellazioni a storie dove dal cielo arrivavano grandi minacce per l'umanità. Proprio in questo ultimo filone drammaturgico rientra il primo lungometraggio di Neill Blomkamp, quel District 9 che, nato da un corto in rete, divenne un vero e proprio fenomeno di cinematografia fantascientifica, avendo avuto il merito di riscrivere il genere sci-fy, portandolo nel nuovo millennio. A dispetto dei gusti personali non si può non ammettere che District 9 ebbe il merito di portare una ventata di autorialità in un genere fondamentalmente mainstream, fatto di stereotipi e clichè spesso banali. Ecco perchè le aspettative legate al secondo lungometraggio di Blomkamp erano così alte.

Elysium pone di nuovo l'umano di fronte ad un'altra dimensione: una dicotomia spaziale divisa tra la terra e il cielo. Elysium è, infatti, una sorta di pianeta artificiale ex novo dove un gruppo di privilegiati vive, in mezzo alle stelle, vite da sogno, dove persino la morte è stata sconfitta. A chilometri di distanza da quel paradiso artificiale, invece, la terra è un inferno, dove le malattie si fanno sempre più gravi e la povertà è la migliore amica di gran parte della popolazione. Un rapporto di "superiore" e "inferiore" che deriva dalla miglior tradizione sci-fy, tanto da strizzare vagamente l'occhio a Metropolis.

Al centro del racconto c'è Max (Matt Damon) un operaio che sogna di poter andare su Elysium fin da quando era bambino. Quando scopre di avere non più di cinque giorni di vita, a seguito di un incidente avvenuto nella fabbrica dove lavora, Max accetterà di diventare la pedina fondamentale di un gioco politico che dovrebbe portare all'apertura dei cieli di Elysium, di modo che tutti possano usufruire della tecnologia avanzata. Il piano incontrerà non poche difficoltà, a partire dallo spietato Ministro della Difesa Delacourt (Jodie Foster) che considera la popolazione terrestre alla stregua di scarafaggi da eliminare.

Proprio come aveva fatto con District 9Neill Blomkamp decide di utilizzare l'abito scintillante del racconto fantascientifico per trattare temi molto più profondi. Ecco allora che, in egual misura rispetto al suo debutto, ad emergere sono temi legati soprattutto al razzismo, a quelle differenze che il regista ha dovuto provare sulla sua stessa pelle in Sud Africa. L'Apartheid aleggia come un'oscura minaccia profondamente radicata per tutto il racconto: le parole del Ministro Delacourt, la sua ferma determinazione a considerare i "terrestri" come individui inferiori, inutili e addirittura - in qualche modo - contaminati, sono elementi che ben si sposano con una denuncia contro il razzismo, contro l'odio cieco verso altri esseri umani non appartenenti alla propria sfera sociale, culturale o razziale. A questo discorso si aggiunge anche una meno infervorata discussione sul degrado ambientale del nostro pianeta. Discorso questo che, a differenza di quello legato al razzismo, sembra essere utilizzato più come motivo scatenante della sceneggiatura che come vera e propria presa di posizione.

Nonostante questa grande capacità di fare spettacolo parlando di temi di grande importanza umanitaria, il film di Blomkamp convince solo a metà. Si tratta infatti di un buon action, dal ritmo quasi sempre sostenuto, che riesce a distrarre e interessare lo spettatore per tutto il tempo della visione. Elysium in questo senso svolge il proprio compito di prodotto filmico: intrattiene, parlando di cose serie. Il problema, però, è che tra i non eccellenti effetti visivi, situazioni un po' viste e riviste, Elysium è un film dimenticabile, di quelli che vedi una volta e che poi ti lasci alle spalle senza troppo rimpianto. Manca quell'afflato in più, quell'anima poderosa in grado di rimanere incollata alla coscienza dello spettatore.

Valutazione di Erika Pomella: 7 su 10
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