Euforia, la delicata storia di Valeria Golino

Come può essere definita l'Euforia? é gioia e allegria sentita, o è il voler far di tutto per mascherare, fuggire e non affrontare una realtà parecchio dolorosa? Bisogna risalire a galla prima di perdersi del tutto, proprio come fanno i subacquei e come mostrerà la delicata storia raccontata da Valeria Golino.
Euforia, la delicata storia di Valeria Golino

Questa è la storia di un amore fraterno, quello tra Matteo ed Ettore, due fratelli apparentemente molto diversi, che la vita decide di far riavvicinare per affrontare assieme una condizione di vita particolarmente difficile, che sarà occasione, pretesto per conoscersi meglio e scoprirsi più uniti di quanto credessero.

Matteo, interpretato da Riccardo Scamarcio, è un giovane imprenditore d'arte di successo, affamato di vita, che divora attraverso la droga, il denaro e il culto del corpo senza fermarsi mai, per non rischiare di finire in preda all'angoscia e del vuoto che tenta di riempire disperatamente. Vive in un meraviglioso attico nel centro di Roma, ed è qui che ospitarà e si prenderà cura di suo fratello Ettore, ignaro della reale diagnosi della sua malattia, e impersonificato da Valerio Mastandrea. Insegnante di scuola media, rimasto a vivere nella cittadina di provincia, così diverso da Matteo nel suo essere schivo e lontano dalla mondanità più sfrenata, anche Ettore tenta di mascherare la sua mancanza di coraggio e la sua fragilità con la disillusione e il sarcasmo. Entrambi possono essere definiti "euforici": allontanano e cercano di rimuovere evitandola, la difficile realtà dei fatti. Ettore si lascerà guidare da Matteo che, con la sua fragile padronanza, è convinto di poter gestire ogni cosa, e perfino di custodire una terribile verità sulla salute del fratello, con l'illusione che la bugia lo possa proteggere il più possibile. Ma qual è il confine tra egoismo e altruismo? Una bugia, una verità nascosta è davvero un bene per l'altro, lo proteggono realmente o si tratta di mero egoismo d'intenti?

è il delicato tema delle bugie "bianche", cioè quelle a fin di bene, in questo caso, come affrontare il fine vita di una malattia, ciò di cui si occupa Valeria Golino, alla sua seconda opera, dopo Miele (2013). Anche questa volta la regista sceglie di affrontare un tema etico particolarmente drammatico e lo fa senza dare risposte, proprio perchè si tratta di qualcosa che trascende dalle semplici risposte di giusto o sbagliato. Una regia ben fatta, questa di Euforia, molto migliorata e perfezionata dai tempi di Miele, ma con le caratteristiche a cui ci ha abituato la Golino tipiche del suo sguardo cinematografico, ossia coraggio nella scelta della tematica, ottimo lavoro sulle immagini, ricerca di inquadrature originali e interessanti, di dettagli figurativi che confluiscono nella bellezza del film che riesce a trasmettere allo spettatore qualcosa di invisibile, di metafisico e impalpabile; lo fa puntando la macchina da presa verso l'alto: stormi di uccelli guideranno e accompagneranno soavemente il racconto.

Gran bel lavoro attoriale, inoltre. Scamarcio è maturato tanto nella recitazione, piace; sarà anche perchè il suo Matteo sorride spesso, e solitamente si è abituati ai suoi bronci tipici. Nuova conferma arriva del bravissimo Mastandrea, sempre una garanzia in ogni film a cui prende parte. Vi è un'alchimia speciale tra gli attori, non solo tra i due protagonisti, ma tra tutti; ognuno è importante e partecipa a rendere il film nel complesso organico e convincente. Film che riesce a creare diversi momenti che fanno sorridere e ridere lo spettatore, alleggerendo pertanto il tono drammaturgico della vicenda narrata e rendendolo più coinvolgente e scorrevole. Arrivederci alla prossima opera della Golino, dunque; ormai definibile ottima regista di qualità, capace di sorprendere piacevolmente e con spessore.

Valutazione di Marica Miozzi: 8 su 10
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