Fratelli Nemici - Close Enemies

Fratelli Nemici - Close Enemies, la recensione



Presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, Fratelli Nemici racconta del rapporto tra due uomini che hanno condiviso l'infanzia ma che la vita ha portato su due strade opposte. Dovranno però allearsi per risolvere l'omicidio di un amico in comune e scoprire così chi è stato il mandante del suo assassinio.

di / 17.03.2019
Fratelli Nemici - Close Enemies

Nella periferia parigina ciò che conta è sopravvivere e per Manuel è giunto il momento di fare i confrontarsi con le leggi che regolano il mondo in cui ha deciso di vivere insieme ai suoi molti amici d'infanzia: il narcotraffico. Ma se Manuel si trova impreparato ad affrontare questo nemico invisibile e ubiquo che gli ha portato via il suo più grande amico Imrane, è proprio Driss che, grazie al suo lavoro di agente antidroga, cerca sia di risolvere sia il caso assegnatogli sia di impedire a Manuel di compiere azioni dettate dall'impulso irrefrenabile di voler vendicare il suo grande amico.

David Oelhoffer dirige Reda Kateb e Matthias Schoenaerts in questo thriller drammatico dalle tinte ombrose raccontando il rapporto fraterno tra Manuel e Driss, due uomini che, ormai adulti, si rincontrano dopo tanto tempo per cercare di rendere giustizia al loro amico comune Imrane. Le metodologie da loro scelte per vendicare il compianto amico sono però completamente diverse; se per Manuel l'unica soluzione è trovare il mandante dell'omicidio e ucciderlo, Driss cerca di risolvere questo caso affidandosi alla squadra omicidi e alla conoscenza di Manuel dell'ambiente in cui Imrane si era circondato. I due, legati da un indissolubile legame, troveranno strade diverse che li porteranno anche a scontrarsi in quella periferia parigina in cui sono cresciuti e dove pochi si addentrano e tutti si conoscono. Questo rapporto fraterno preannunciato già dal titolo del film non è però così approfondito da Oelhoffer che sceglie intelligentemente di non palesare il rapporto tra i due ma di lasciarlo scoprire al pubblico seguendo lo svolgersi dei fatti. Il problema è che questo millantato legame non si percepirà quasi mai nel film tanto che i due personaggi che sembrano avere il "legame fraterno" sono proprio Imrane e Manuel ed è proprio grazie a questo rapporto che l'intera vicenda trova poi il suo sviluppo.

Tutto l'intreccio, che inizialmente riesce a tenere con il fiato sospeso il pubblico, col passare del tempo si spegne e finisce col diventare piatto e poco interessante. Il tentativo di risolvere e di spiegare al contempo quale sia il legame tra i due protagonisti e come i due possano risolvere la situazione porta la sceneggiatura ad essere troppo prolissa e pesante per la storia che sta raccontando e il film diventa così poco incalzante e poco edificante facendo sparire completamente la tensione creatasi all'inizio.

Non basta la bravura dei due attori protagonisti Matthias Schoenaerts e Reda Kateb a fare in modo che il film e la storia che racconta siano davvero avvincenti. Certamente il lavoro eseguito dai due attori risulta e spicca sull'intera mole del film perché risulta facile associare questi due personaggi ai due attori che li interpretano. La paura e la voglia di vendetta sono sempre presenti sul volto di Schoeanaerts che, pur essendo a tutti gli effetti un gangster, non riesce a contenere né la distruzione che la morte di Imrane ha portato nella sua vita né la folle paura di poter perdere il figlio piccolo. Tutto questo vale anche per Driss che nella sua vita ha avuto il coraggio di ribellarsi alla criminalità dilagante del suo quartiere per scegliere un percorso dedito al contrasto di qualsiasi tipo di delinquenza e, vivendo solo con la figlia, cerca di contenere le forti reazioni in casa per poi sfogarle nella periferia, lì dove è libero di mostrarsi per quello che è veramente.

Al cinema dal 28 marzo, Fratelli Nemici ha la qualità di avere come protagonisti due dei più grandi attori della loro generazione e, pur sfruttando appieno le loro abilità attoriali, si chiude in se stesso dando spazio più all'individualità del singolo personaggio che al legame fraterno che dovrebbe essere presente tra i due.

Valutazione di Erica Nobis: 6 su 10