Game of Thrones 8x05

Game of Thrones 8x05, la recensione



Il penultimo episodio di 'Game of Thrones' è un episodio che ha dei difetti evidentissimi ma che, nonostante questo, ti prende il cuore e le emozioni e ci gioca, come solo i grandi prodotti di intrattenimento sanno fare.

di / 13.05.2019
Game of Thrones 8x05

Sembra incredibile a scriverlo, ma siamo ad una settimana dalla conclusione di Game of Thrones. La serie HBO tratta dalla serie (sì, sempre ancora incompleta) di George Martin è così vicina al traguardo che sembra strano, ora, guardarsi alle spalle e rendersi conto che sono passati nove anni e che il nostro tempo sulle rive di Westeros è ormai agli sgoccioli. Ma, appunto, abbiamo ancora un'altra settimana e un ultimo episodio per prepararci alla fine. 

Come sempre vi ricordiamo che quanto segue contiene spoiler massicci, perciò se non siete in pari con la programmazione originale - e dunque non avete ancora visto tutte e cinque le puntate andate in onda - non proseguite nella lettura, a meno che non lo facciate a vostro rischio e pericolo.

Dunque, dove eravamo rimasti? La scorsa settimana era stato trasmesso un episodio che, proprio come era accaduto per la battaglia di Winterfell ha avuto il potere di dividere molto l'opinione del pubblico, da chi voleva un episodio votato all'azione e alle risposte che non ci sono state date sul Night King e chi invece (compresa chi scrive) ha apprezzato il punto di raccordo tra la puntata della guerra (?) contro gli Estranei e questo episodio che ci spinge in avanti.

Innanzitutto a Grande Inverno ci sono i festeggiamenti per essere riusciti a fermare l'avanzata degli Estranei. Si ride, si brinda e si gioca sotto la danza delle candele. Daenerys decide di eleggere Gendry Baratheon Lord di Capo Tempesta, per cercare di prendere decisioni dettate dalla diplomazia. Il ragazzo corre da Arya per festeggiare la notizia, ma la ragazza Stark gli ricorda che lei non è mai stata una Lady e, probabilmente, mai lo sarà. Per questo la ragazza rinuncia alla proposta di matrimonio di Gendry. 

Intanto, mentre Brienne e Jamie palesano e concretizzano i loro sentimenti (alleluja! Alleluja!) Daenerys è molto preoccupata del favore che Jon ha nel suo popolo. Un timore che spinge la madre dei draghi a vederlo come un possibile nemico per il trono che lei tanto agogna. Perciò lo supplica di mantenere il segreto, ma Jon è un uomo onesto, perciò svela il segreto della sua identità anche alle due sorelle, Arya e Sansa, che giurano di tenere la bocca chiusa. Ma Sansa, come abbiamo visto più volte, non si fida della regina di Essos. Così, dopo essersi resa conto dell'avventatezza con cui Dany prende le sue decisioni, svela il segreto a Tyrion che comincia a dubitare della sua posizione. Di tutt'altro avviso è Varys che, quando si rende conto che Daenerys è pronta a bruciare vivi tutti gli innocenti che, ad Approdo del Re, Cersei sta schierando come scudo umano fuori dalla fortezza, è più che mai pronto a tradirla e a servire Jon. Dopotutto Varys lo aveva già detto anche a Ned Stark nella prima stagione: il suo obiettivo è servire il regno e di certo Westeros sarebbe più al sicuro con un re buono come Jon (e con buono si intende anche incapace di prendere una qualsiasi decisione da solo), rispetto ad una Daenerys sempre più orientata verso la follia.

Devianza, questa, che è facilmente comprensibile dopo quello che la madre dei draghi ha dovuto subire: in battaglia - dove si è gettata in modo impulsivo, senza ascoltare i consigli di nessuno - ha visto Rhaegal colare a picco nel mare, dopo essere stato colpito dagli attacchi della flotta di Euron Greyjoy. La regina dei draghi ha perso il suo secondo figlio alato e non ha nemmeno il tempo di piangerlo, perché si accorge che i suoi nemici hanno preso anche la sua migliore amica Missandei. Ed è proprio l'ex schiava che, alla fine dell'episodio, Cersei utilizza come carta per spingere Dany ad arrendersi, in uno scontro all'ultimo sguardo dove Tyrion fa da portavoce, sperando di poter far leva sull'istinto materno di Cersei. Ma la regina di Approdo del Re, vero leone dei Lannister, non si lascia ammorbidire da belle parole. Missandei ha giusto il tempo di dire dracarys, prima che la montagna la decapiti. 

L'ultima scena che abbiamo visto nello scorso episodio è quella del volto di Daenerys, furiosa per lo spettacolo a cui ha assistito, che sembra promettere una vendetta e una crudeltà senza uguali. Non a caso la sua interprete, Emilia Clarke, aveva detto in un'intervista che sarebbe stato proprio il quinto episodio quello che avrebbe fatto impazzire il pubblico. Ed è da qui che ripartiamo. A questo punto ci vuole un'altra premessa prima di cominciare la recensione vera e propria. Perché mai come questa settimana scrivere di Game of Thrones in modo obiettivo è facile. Troppe emozioni, troppa rabbia. Una regia mastodontica e scelte di sceneggiatura che, in un paio di punti, hanno davvero aperto voragini. Ma a volte la razionalità va lasciata andare. A volte servono le emozioni, belle o brutte che siano. In questo episodio, infatti, ci sono degli errori più o meno evidenti e delle scelte narrative che definire sbagliate sarebbe voler essere gentili. Ma allora perché questo voto alto? Perché a volte la capacità di una serie di farti piangere più per il nervoso che per le morti, di tenerti avvinta alla storia, incatenata ad un'ansia che ti fa venire i brividi ... a volte tutto questo ha la meglio su elementi più importanti come la sceneggiatura. A volte ti lasci travolgere dal racconto, da una regia serrata e un montaggio sontuoso. A volte ti interessa più di come la colonna sonora riesca ad andare a tempo coi tuoi sentimenti. E questo episodio ne è un esempio perfetto.

IL MAESTRO DEI SUSSURRI

L'episodio si apre con Varys che sta scrivendo messaggi segreti a destinatari sconosciuti. Per un attimo lo vediamo alle prese con una nuova generazione di uccellini da addestrare, a cui passare la segreta arte delle spie. Lo vediamo tentare di far ragionare Jon Snow, dicendogli di quanto sarebbe un bravo re, migliore rispetto alla Mad Queen che si prospetta all'orizzonte. Ma Jon Snow si dimostra indegno delle attenzioni che gli sono state cucite addosso. Dalla morte di Ygritte in poi Jon Snow è stato solo un debole incapace di prendere decisioni, nascondendosi dietro la parvenza della lealtà. Ma di questo parleremo più avanti. Quello che ci interessa analizzare ora è il modo in cui Jon Snow si lavi le mani della sua gente e delle responsabilità che ha nei suoi confronti e nel modo in cui strisci subito da Dany a dire io ti amo di qua e tu sei la mia regina di là, sebbene Daenerys lo accusi di averlo tradito, sottolineando con Tyrion che tutti i problemi sono nati nel momento in cui Jon Snow non l'ha ascoltata ed è andato a dire la verità alle sorelle/cugine. Tyrion allora denuncia anche Varys alla sua regina dei draghi, smascherando un tradimento (di cui forse non conosciamo ancora la portata) e condannando il suo amico a morte. Varys muore bruciato vivo, con una frase piena di tragica ironia. "Spero davvero di meritarmelo," dice. "spero davvero di essermi sbagliato". Sin dalla prima stagione siamo stati portati ad odiare Varys, al suo essere un vile nascosto dietro le informazioni che rubava. Un vile che aveva fatto il suo nel condurre Ned Stark alla morte, nella speranza di evitare una guerra che invece gli è piombata addosso sotto forma di una distruttrice di catene impazzita per il desiderio di potere e il dolore che quel potere le ha messo addosso. Così Varys muore e nel momento in cui Drogon lo incendia, noi sappiamo che Varys non lo meritava. Che non si era sbagliato. Perché non era lui a meritare la morte. 

BROTHERHOOD

Questo quinto episodio ha avuto anche un bel da fare nel concentrarsi sui rapporti fraterni. E forse sono stati anche questi a spingerci ad alzare così tanto il voto di un episodio che ha fatto delle scelte alquanto discutibili - ancora una volta, ci torneremo tra poco. Jamie viene arrestato dagli uomini di Daenerys, per aver cercato di superare le linee di difesa per ricongiungersi a Cersei. Nella notte prima della battaglia, però, vediamo Tyrion intrufolarsi nella tenda dove è tenuto prigioniero e, nella speranza che Jamie possa convincere la sua gemella ad arrendersi senza dover costringere Approdo del Re ad una strage del tutto non necessaria. Dopo aver cercato di imbastire un piano, Tyrion dice a suo fratello maggiore che non avrebe mai pensato di poter ricambiare il favore di quando Jamie lo aveva salvato dalla condanna a morte per la morte di Joffrey, ma la vita gli ha dato questa possibilità. E a questo punto Tyrion, sempre così calcolatore e sarcastico, si lascia andare ad uno dei suoi pochi momenti più veri. "Se non fosse stato per te non sarei sopravvissuto all'infanzia" gli dice, quasi con vergogna. Jamie si schernisce e dice che non è così, che sta esagerando. Ma Tyrion insiste sul punto e conclude dicendo: "Tu sei l'unico che non mi ha mai visto come un mostro". E in questa frase sentiamo tutto il dolore di Tyrion, incastrato in una vita in cui persino suo padre era pieno di odio nei suoi confronti. Sentiamo la solitudine di un bambino che si è sempre visto escluso da tutti, considerato alla stregua di un giullare di corte e che ora sarebbe pronto a dare la vita per salvare degli innocenti (il fatto che abbia volontariamente appoggiato una regina ormai impazzita è un altro discorso), e alla fine di quella solitudine e di quel dolore non resta altro che il fratello maggiore, appeso come a lui al filo della sopravvivenza. Nessuno dei due sa se avrà occasione di rivedere l'altro, nessuno sa come andrà a finire la loro vita. La notte, allora, diventa lo scenario del loro addio. Jamie e Tyrion non pronunciano questa parola, non si dicono addio a voce, ma nell'abbraccio commosso che si danno c'è tutto quello che non occorre spiegare a voce alta. Altro rapporto fraterno che abbiamo visto in questa puntata è quello tra il mastino e la montagna, uno scontro che in molti stavamo aspettando. E lo scontro tra i due arriva dopo che il mastino ha mandato via Arya, salvandole la vita e confermandosi uno dei più bei personaggi di questa saga. Forse anche uno dei più sottovalutati. Il mastino non è mai stato veramente un villain, sebbene il suo nome abbia campeggiato nella lista di Arya. Eppure è proprio lui ad elevarlo alla sfera degli eroi quando, dopo aver accettato il suo consiglio, si è voltata verso di lui con un grazie. Una parola forse banale, forse stra-usata, ma che sembra la più adatta a descrivere il loro rapporto e questo momento in cui, ancora una volta, l'addio non viene dato con la parola esatta, ma con le sensazioni che si nascondono in un movimento fisico, uno sguardo silenzioso. Subito dopo il mastino ha l'occasione di sfidare suo fratello che, per l'occasione, rinnega gli ordini di Cersei e mostra il volto da morto ritornato in vita grazie a una qualche magia. I due si scontrano e la Montagna sembra imbattibile e noi non possiamo guardare lo schermo sapendo che la Montagna avrà di nuovo la meglio: dopo aver sfregiato il mastino, ucciso Oberyn Martell ed aver sconfitto persino la morte, questo energumeno con occhi senza vita non può avere la meglio di nuovo. E accade allora che il Mastino gli conficca una lama negli occhi e, di colpo senza più paura del fuoco, si getta nel vuoto, portando con sé suo fratello. Una scena epica e toccante, che dimostra come la vendetta abbia dato un senso alla vita del mastino al punto da renderla vana qualora non riesca a portarla a termine. E, allo stesso modo, la vita del Mastino finisce nel momento in cui esaudisce il suo desiderio di rivalsa. 

MAD QUEEN - LA REGINA FOLLE

Arriviamo dunque a Daenerys, che è stata uno degli argomenti più chiacchierati in questa ottava stagione proprio per il suo essere scesa sempre di più (e ad una velocità disarmante) nel girone infernale dedicato ai pazzi di casa Targaryen. L'episodio si apre con la regina dei Draghi che non vuol vedere nessuno e non vuol mangiare, perché ancora troppo scossa dalla morte della sua migliore amica Missandei. Tutto questo ci viene raccontato dagli altri, perché nei primi minuti dell'episodio Daenerys non viene mai mostrata. E' un'entità ferita e arrabbiata, piena di ira come le classiche furie. La prima volta che la vediamo è quando Tyrion va da lei per denunciare Varys e Daenerys comincia tutta una sua tiritera su come in effetti sia stato Jon Snow a tradirla, per aver detto a Sansa e Arya della sua vera identità, sebbene lei lo avesse pregato di non farlo. Allo stesso tempo, però, Dany avvisa Tyrion che Jamie è stato catturato e con l'occasione minaccia anche il suo primo cavaliere di non essere disposta a perdonare un altro suo fallimento. Tyrion comincia a sospettare di aver fatto la scelta sbagliata nel seguire Dany quando Varys perde la vita. Ed è in questo momento che ci rendiamo conto di quanto ci manchi il Tyrion astuto delle prime stagioni. Di questo personaggio assoggettato ad una regina di cui ha paura non sappiamo bene che farcene. Ad ogni modo Daenerys uccide Varys e dopo si preparata al suo assedio verso Approdo del Re. Tyrion cerca di farla ragionare, dicendole che uccidere degli innocenti non ha senso. Nè si rispecchia con l'immagine di una donna arrivata dall'altra parte del mare per mettere a tacere le voci tiranniche. Ma Daenerys ormai non ascolta niente e nessuno e l'unica concessione che fa è di fermare l'assedio qualora dovessero suonare le campane a dimostrazione che la città si è arresa. Daenerys allora vola in groppa a Drogon e prima distrugge la flotta di Euron e poi rimane nel cielo, sospesa, mentre le voci dei cittadini chiedono che vengano suonate le campane, sotto lo sguardo preoccupato di Cersei. Ed è quello che accade: nel silenzio carico di terrore si sente l'eco delle campane, il loro rintocco salvifico. La macchina da presa, allora, stringe su Daenerys. Ha il fiato corto, come se non riuscisse a respirare e i suoi occhi si riempiono di un lampo, di una commozione che rende liquido il suo sguardo. E per un attimo - perché siamo degli inguaribili romantici - pensiamo che la sua commozione sia dovuta al fatto di esserci riuscita, di aver realizzato il suo sogno per cui ha tanto penato. Pensiamo che il suo sia il pianto di chi lascia andare l'adrenalina e la paura sapendo di aver ottenuto ciò per cui ha combattuto. E per quello stesso attimo, per quella frazione di secondo, rivediamo la nostra Dany, quella dell'inizio, quella che teneva testa alla baia degli schiavisti, quella che liberava gli oppressi e si batteva per la giustizia. Rivedevamo la luna e stelle di Drogo ed eravamo già pronti a perdonare molte delle pessime scelte di Daenerys (non tutte, eh!) perché, dopotutto, che viaggio incredibile aveva fatto per arrivare lì, ad assaporare quello a cui aveva aspirato da quando aveva cominciato a comprendere le parole di suo fratello Viserys. Ma, come abbiamo scritto, si è trattato solo di un minuto. Meno ancora. Un secondo, un battito di ciglia necessario a esprimere un pensiero fugace. Perché subito dopo Daenerys mostra di nuovo la sua smorfia piena d'ira e si getta a capofitto sulla folla, sugli innocenti, sugli inerti, sui bambini, le donne, le famiglie. Si butta a capofitto nell'abisso e, per citare Nietzsche, l'abisso le restituisce lo sguardo, rendendola non simile a Cersei. Peggiore. A questo punto la sua morte, già pre-annunciata, è cosa assolutamente certa. Ed è giusto così. Il nostro desiderio di vederla di nuovo tra le braccia di Drogo si sgretola: neanche il Khal la riconoscerebbe.

MANI SPORCHE DI SANGUE

Che non nutrissimo particolare simpatia per Jon Snow è cosa risaputa. Come abbiamo avuto modo di dire molte volte nel corso delle nostre ultime recensioni, Jon Snow è il classico personaggio che sopravvive a fortuna. Non si sa come abbia fatto ad arrivare indenne all'ultimo episodio, soprattutto perché nel corso delle puntate non ha mai fatto altro che lasciarsi guidare dalla corrente, dalle decisioni prese dagli altri. Lo inneggiano come un re, come un eroe: ma la verità è che Jon Snow è un codardo che non sa scegliere, che preferisce tenere il punto piuttosto che ragionare sulle implicazioni delle sue (possibili) scelte. A lui dobbiamo senz'altro l'aver posto i problema sull'avanzata degli Estranei. E poi? Nei libri ci hanno fatto credere che Jon Snow sarebbe stata la chiave di volta per il destino di Westeros e sebbene è chiaro che paragonare libri e serie TV non abbia poi questo gran senso, il fatto è che ad un episodio dalla fine ci troviamo davanti un eroe che non è affatto un eroe. Jon Snow pronuncia frasi d'amore per Daenerys e le giura lealtà. Ma possiamo fidarci della lealtà di un uomo che ha tradito il sangue del suo sangue, le persone che lo hanno considerato un fratello solo per dimostrare ad una donna che si porta a letto da cinque minuti che le è fedele? Perché anche le rispostacce date a Sansa nella scorsa puntata erano le risposte di un ragazzino che è stato sgridato dalla maestra e vuol far vedere quanto, invece, è bravo. In questo episodio lo sentiamo ripetere per l'ennesima volta che lui non vuole il trono. Ma il fatto è che non è che non lo vuole per qualche motivo ragionato - come è stato, ad esempio, per Bran con Grande Inverno -, ma che non lo vuole perché non vuole fardelli, non vuole noie, non vuole schierarsi contro la donna che gli ha fatto dimenticare la mancanza di Ygritte, che ci aveva visto davvero lungo nel dirgli costantemente che non sapeva niente. Arrivati all'inizio di questa puntata pensavamo che forse il ruolo di Jon avrebbe potuto essere quello di fermare Daenerys: probabilmente lo sarà ancora. Probabilmente sarà sua la mano che porrà fine al regno del terrore della Nata nella Tempesta. Ma a questo punto non ha più senso alcuno. Meglio, non è di interesse. Perché se anche Jon Snow si ergesse a giudice e boia della sua decisione, come aveva cercato di insegnargli Ned Stark, questo non cambia il fatto che le sue mani sono sporche di sangue allo stesso modo. E chi giudicherà lui? Perché anche se è vero che alla fine chiama la ritirata dei suoi uomini, prendendo le distanze da quello che sta succedendo ad Approdo del Re, rimane il fatto che è rimasto inerme mentre Verme Grigio uccideva uomini disarmati che si erano arresi. E' rimasto a combattere contro un esercito che aveva mostrato bandiera bianca e che si è trovato a dover combattere per istinto alla sopravvivenza, per resistere ad un attacco vile e vergognoso. Il mostrarlo che salva una donna da uno stupro non serve a niente: non lava la sua immagine, non lo redime. Lo dimostra invece esattamente per quello che è: un buono a nulla che parla di lealtà e la mette in scena come uno spettacolo e che, in realtà, non sa nemmeno che aspetto abbia. Dopotutto non ci si deve mai fidare di qualcuno che abbandona il proprio metalupo senza nemmeno una carezza.

I GEMELLI

Arriviamo al vero punto dolente di questo episodio. Ossia il destino toccato a Jamie e Cersei. Partiamo da quest'ultima, perché è su di lei che avevamo delle grandi aspettative, tutte rimaste senza soddisfazione. Per tutto l'episodio non vediamo altro che Cersei alla finestra, in attesa del suo destino. Non fa niente, non appronta un piano B, e sembra in qualche modo arroccata in una folle illusione di imbattibilità. Questa non è la Cersei che abbiamo imparato a conoscere. Persino quando una lacrima le cade sul volto, quando si rende conto che deve abbandonare la Fortezza Rossa, ci rendiamo conto che quella regina lì non è quella che abbiamo amato odiare per nove anni. Ad ogni modo Cersei scappa, cercando di aprirsi un varco nella fortezza intorno a lei che cade. E' spaventata, sconfitta, smarrita. Non è che una pallidissima imitazione del personaggio a cui ci avevano abituati. Ed è quando è completamente sola che vede Jamie, colpito (ridicolmente) a morte da Euron Greyjoy ("Sono l'uomo che ha ucciso Jamie Lannister" dirà in favore di camera). I due si abbracciano e poi tentano la fuga per lo stesso passaggio segreto che Jamie aveva usato per intrufolarsi. Ma il crollo della fortezza ha reso impossibile ogni via di fuga. A questo punto Cersei impazzisce di paura. "Voglio che nostro figlio viva," ulula, disperata. "Non farmi morire, "conclude, ad un passo da un attacco di panico. Jamie l'abbraccia e la tranquillizza, dicendo che è come sempre e che niente conta, solo loro due. Cersei si rassegna al suo destino, il muro sopra di loro cade. Nero. E così si conclude il percorso dei due gemelli Lannister, in una scena che ha quasi dell'offensivo. Ora, c'è una piccolissima possibilità che la loro morte non venga mostrata perché non sono effettivamente morti, ma siamo ad un episodio dalla fine, e sarebbe sciocco immaginare uno scenario del genere. Quindi tutto è finito così. Cersei ridotta ad una donna incinta che piange e si dispera e non fa niente per cercare di salvarsi. Lei, regnante e regina mefistofelica, ridotta ad una macchietta, ad una parodia di se stessa. Ma questo è niente se messo in confronto con Jamie. Jamie era il protagonista di una delle evoluzioni più belle mai raccontate, sullo schermo o tra le pagine di un libro. Da personaggio odioso della prima stagione si è trasformato nel più amato, grazie ad una costante ma graduale presa di coscienza e un'umanità ritrovata. E, alla fine, gli autori lo riconducono al punto di partenza: imprigionato (in questo episodio anche in senso letterale) nella sua ossessione per la gemella, per un amore che non era amore. Jamie muore cancellando sette stagioni di crescita e approfondimento. Muore come se fosse stato il personaggio della prima stagione. La sua redenzione cancellata, il suo valore annullato. Vergognoso.

ARYA

Un ultimo veloce cenno va fatto ad Arya, divenuta eroina di Westeros dopo aver ucciso il Night King. La vediamo arrivare ad Approdo del Re con l'intento di uccidere Cersei, ma viene spinta lontana dal Mastino che, così facendo, le salva la vita. Arya, allora, si trova dispersa nelle strade di Approdo del Re, che crollano sotto il peso della rabbia di Daenerys. E mentre vaga per le strade, sfugge al fuoco e inciampa nei cadaveri, sentiamo il suo respiro farsi più corto e la sua paura emergere. Ad ogni passo che Arya compie è come se perdesse la maschera di Nessuno e ritrovasse quell'umanità che aveva barattato in favore della possibilità di essere in grado di combattere, di vincere. Il suo vagabondaggio spaventato nelle strade della città è un vagabondaggio all'interno di sé stessa che si conclude quando, alla fine, con gli occhi sporchi di sangue, a mo' di maschera celebrativa di un guerriero che non si è arreso, sembra prendere di nuovo il controllo. L'episodio si chiude con lei che si allontana, con una nuova determinazione negli occhi.

COSA CI E' PIACIUTO:

• La regia e il montaggio alternato tra le scene di Arya, per le strade, e il mastino, in lotta con suo fratello
• L'abbraccio tra Tyrion e Jamie
• L'affetto tra Arya e il Mastino
• La costruzione dell'ansia e della suspance
• La dignità di Varys nel momento della morte
• La scena finale di Arya, sporca di sangue e coperta di polvere che si allontana su un cavallo bianco, in mezzo alle macerie
• La certezza che, dopo quanto accaduto in questa puntata, Daenerys morirà

COSA NON CI E' PIACIUTO:

• L'involuzione di Jamie. Il suo percorso di crescita e redenzione è sempre stato il punto più alto di Game of Thrones, vederlo tornare al punto di partenza è stata una vera e propria sofferenza
• Vedere Cersei morire in questo modo, senza un piano B, come una donna qualsiasi. 
• Jon Snow. La sua inutilità è sconfitta solo da quel suo finto buonismo di fondo che non gli ha impedito di essere complice di una carneficina di innocenti. La prossima volta, erede Targaryen, cerca di fidarti delle persone che sono cresciute con te e ti hanno trattato come un fratello, piuttosto che voltar loro le spalle per amore di una donna che conosci da cinque minuti. Le tue mani grondano di sangue tanto quanto quelle di Daenerys.
• L'inutilità della compagnia dorata. Che cosa li abbiamo fatti venire a fare ad Approdo del Re, esattamente? Alzare il costo di questa ottava stagione?
• La scena tra Euron e Jamie. Vedere Jamie ferito a morte da Euron. Non era necessario. Non era coerente. Non è stato bello.
• Sansa ci è mancata a dismisura.
• Verme Grigio. COmprendiamo, senza sforzo, il tuo dolore e la tua rabbia per la morte di Missandei. Sappiamo che come Immacolato devi la tua lealtà solo a Daenerys, e che non hai questa scala di valori su cui costruire qualcosa. Ma uccidere uomini che si sono arresi ti fa sentire meglio?

Valutazione di Erika Pomella: 9 su 10