Game of Thrones 8x06, recensione del Finale di serie

Game of Thrones 8x06, recensione del Finale di serie



Game of Thrones giunge al termine e lo fa con un episodio che offende tutto quello che abbiamo affrontato per arrivare fin qui.

di / 20.05.2019
Game of Thrones 8x06, recensione del Finale di serie

E così, alla fine, il momento è giunto.
Game of Thrones è arrivato a tagliare il traguardo, accomiatandosi dai suoi fan con l'ultimo episodio, il sesto dell'ottava stagione. Si conclude così un lungo peregrinare della serie targata HBO ispirata alla saga di George Martin, che ha dovuto imparare a camminare sulle proprie gambe a partire dalla sesta stagione, quando i libri dello scrittore si sono arenati e Devid Benioff e D.B. Weiss hanno dovuto proseguire il cammino, perché altrimenti, se avessimo dovuto attendere Martin, probabilmente saremmo tutti invecchiati prima di conoscere l'esito del gioco per il trono dei sette regni.

Prima di addentrarci nel racconto di questa ultima puntata, però, concedeteci due righe di nostalgia. Una sorta di epitaffio per la fine di una cavalcata durata nove anni e che ha avuto un riscontro sul pubblico di cui non si può non tenere conto. Sebbene a moltissimi fan questa ottava stagione abbia deluso tantissimo - tanto da far partire una ridicola petizione per riscriverla - è indubbio che Game of Thrones abbia riscritto le regole della televisione degli ultimi dieci anni. È stata, infatti, una serie che ha avuto un potere inaspettato sul pubblico. Un potere in qualche modo aggregante, che ha reso l'esperienza di vedere la serie una vera e propria condivisione, che ha raggiunto l'apice proprio con questa ultima stagione, dove settimana dopo settimana era possibile assistere a discussioni, dibattiti e scambi che mettevano la serie al centro del proprio racconto. Non meno importante è vedere come questa serie abbia accelerato l'ascesa di coloro che sono spaventati a morte dallo spoiler, per cui anche fare una recensione finiva col fare spoiler. Le persone, in Italia, si svegliano alle tre di notte per non perdersi l'episodio e in America si prospetta uno dei lunedì più neri per le aziende: secondo alcuni dati, in effetti, sembra che molte persone abbiano preso un giorno di riposo o qualche ore di permesso per poter affrontare lo shock della fine della serie.

Se a livello narrativo Game of Thrones non abbia offerto nulla di nuovo - i rimandi ai classici del fantasy come Il signore degli anelli sono abbastanza palesi -, la novità è stata rappresentata da come Martin ha scelto di raccontare l'high fantasy. La novità sta nell'averlo spedito a terra, tra il fango e la povertà, dove non c'erano prescelti, ma solo esseri umani deboli che finivano per cadere vittima di un gioco troppo più grande di loro. E persino la canonica distinzione tra bene e male che da sempre caratterizzata questo genere, con le cronache del ghiaccio e del fuoco si è fatta più labile: basta guardare un personaggio come Cersei Lannister per capirlo. Una donna malvagia, tanto facile da odiare: e che pure finisce per affascinarci e, in alcuni momenti, farci provare qualcosa che somiglia all'empatia.

Ed è proprio da Cersei che partono le lamentele di chi si è lamentato della qualità offerta nel quinto e penultimo episodio. Daenerys è giunta ad Approdo del Re, con l'unico drago superstite e il suo esercito di Immacolati/Dothraki pronti a fendere le difese di King's Landing, dopo la che la madre dei draghi aveva ucciso Varys per tradimento. Dany aveva stretto un patto con Tyrion, nel quale si impegnava a fermare la sua mano assetata di sangue qualora le campane di Approdo del Re avessero cominciato a suonare, a dimostrazione del fatto che la città si era arresa e che, dunque, non c'era bisogno di massacrare i molti innocenti che Cersei aveva usato come scudo umano. Le campane suonano, gli eserciti si arrendono. Ma Daenerys si è ormai spinta troppo a fondo nel suo inferno personale e l'immagine che abbiamo è di una tiranna sadica e crudele che mette a ferro e fuoco la città, uccidendo indistintamente e somigliando dunque alla tiranna che era venuta a sconfiggere. In tutto questo Cersei per l'intero episodio non fa che starsene affacciata alla finestra, in attesa di una specie di salvataggio miracoloso. Salvo poi darsi alla fuga per ritrovarsi nelle grotte del castello, stretta nell'abbraccio di Jamie, ferito a morte da Euron Greyjoy, tornato indietro per unirsi al suo unico, grande amore. Un attimo dopo il castello crolla, seppellendo per sempre (?) i gemelli Lannister. L'episodio si chiude con l'immagine di Arya (abbandonato il suo spirito di vendetta contro Cersei e salvata dal Mastino, che invece morirà nelle fiamme con suo fratello) che sale su un cavallo bianco e si avventura nel vuoto di un mondo cambiato. Questo era il punto in cui ci eravamo salutati la settimana scorsa. Questo è il punto da cui ripartiamo oggi. Per l'ultima volta.

Nelle nostre recensioni delle scorse settimane abbiamo sempre diviso il nostro commento per paragrafi, per essere certi che avessimo lo spazio per affrontare le molte cose che accadevano, i percorsi dei personaggi e le loro scelte. Qiesta settimana, che ci troviamo qui per l'ultima volta, non possiamo seguire quella stessa struttura. Questo perché in questo episodio non succede nulla. La prima parte dell'episodio si trascina in un silenzio snervante in.cui Tyrion si rende conto di aver fatto un errore nel decidere di seguire Daenerys. Subito dopo si passa al tentativo da parte del folletto di far ragionare Jon Snow. Ma per tutto il tempo della conversazione Jon Snow rimane con lo sguardo vitreo di chi non sa fare due piu due, incastrato nella pessima arte istrionica di chi ha talmente poco talento da non riuscire a imparare una battuta diversa da She's my Queen. E nonostante questo, nella scena successiva, Jon affronta Daenerys - che prima aveva annunciato di voler uccidere gli uomini del Nord - e alla fine la uccide. A quel punto Drogon arriva a piangere sul corpo di sua madre prima di prenderla tra le zampe e portarla via. Verso dove non ci è dato sapere.

La scena successiva è la più ridicola vista nella storia della serie. I lord di Westeros sono tutti riuniti nell'arena e Tyrion, prigioniero di Verme Grigio, convince tutti che il re dovrà essere Bran. Bran, che in questa stagione è stato più inutile di Jon Snow e che ci ha annoiato ripetendo decine di volte che lui era il corvo dei tre occhi e perciò non interessato al trono.

Per farla breve Bran diventa re di Westeros con Tyrion primo cavaliere. Sansa, dopo aver ottenuto la libertà del Nord, ne diventa la regina. Jon torna al Nord e si avventura coi bruti, mentre Arya parte per esplorare una zona a ovest di Westeros. Stop. La serie finisce qui: dando prova che gli autori non sono stati minimamente capaci di gestire le morti importanti. Nè tantomeno di offrire una narrazione in grado di tenere insieme i pezzi. Qualche esempio? Le lettere di Varys, il cavallo bianco di Arya, la vera identità di Jon, il favore chiesto a ser Davos, l'incoerenza delle reazioni di Verme Grigio. E si potrebbe andare avanti all'infinito, sospinti dalla delusione che questo finale ha dato ai suoi molti spettatori. Game of Thrones ha sicuramente riscritto la storia della serialità di questo decennio, ma allo stesso tempo ha dato alle nuove generazioni un finale talmente deludente da soppiantare quello di Lost.

Lasciamo Westeros con la rabbia per il materiale sprecato e la delusione per la leggerezza con cui sono stati trattati i personaggi. Forse ci sarà tempo, in futuro, di provare la nostalgia per la fine di un'epoca. Ma al momento ad avere la meglio è la cocente sensazione di aver buttato via otto anni della nostra vita da spettatori, con la speranza che Martin abbia scelto un finale diverso.

Valutazione di Erika Pomella: 4 su 10