Gli infedeli: la recensione

Recensione del film Gli Infedeli (2012) diretto da Emmanuelle Bercot, Fred Cavay

di / 04.05.2012
Gli infedeli: la recensione

Gli infedeli è una commedia francese a episodi che sviluppa il tema del tradimento e dell'infedeltà coniugale a vari livelli e proponendo diversi esempi di possibili situazioni stereotipate tipiche dell'atteggiamento maschile. La pellicola è suddivisa in cinque parti, ognuna delle quali con un regista diverso, più un prologo e tre brevi sketch. Il fil rouge di tutti i siparietti è, oltre alla tematica affrontata, la presenza, nel ruolo dei protagonisti, del recente premio oscar per The Artist Jean Dujardin e Gilles Lellouche. Tra i vari registi è da segnalare la presenza di Michel Hazanavicius, regista premio oscar per The Artist, che per la quarta volta collabora con l'amico Dujardin.

Il film si apre con un prologo che introduce i personaggi di Fred e Greg, due amici inseparabili, entrambi sposati e incalliti dongiovanni infedeli e traditori, il primo più cinico, il secondo più sentimentale ma irrimediabilmente bugiardi. I due chiuderanno la pellicola nell'ultimo episodio, dove affronteranno un viaggio a Las Vegas, nel quale, tra sesso, sbronze e divertimento, li attende un finale a sorpresa. Seguono tre brevi cortometraggi, La coscienza pulita, La domanda e Lolita, dove i due attori si intervallano nel ruolo di protagonista o di guest star. Nel primo un uomo vuole a tutti i costi tradire la moglie ma trova un impedimento dietro l'altro, nel secondo marito e moglie (Alexandra Lamy, moglie di Dujardin anche nella realtà) affrontano il tema scottante del tradimento e nel terzo un dentista affermato con moglie e figli è innamorato di una giovanissima ragazza (Clara Ponsot), ma presto dovrà affrontare le difficoltà della differenza di priorità che c'è, inevitabilmente, tra due generazioni diverse.

La commedia Gli infedeli è stata pensata e voluta dai due attori, i quali si mettono anche alla prova dietro la macchina da presa come registi dell'episodio Las Vegas. Jean Dujardin e Gilles Lellouche sono amici da sempre e quest'aria di complicità e divertimento si respira nella pellicola, ed è la cosa più riuscita dell'intero film che per il resto è vuoto e pieno di luoghi comuni che lasciano poco spazio all'ironia e all'ilarità. Il loro modello di riferimento è chiaro: il cinema italiano ad episodi degli anni Sessanta, su tutti ovviamente Dino Risi e il suo I mostri. La struttura è la stessa, il risultano no. Sarà perché gli argomenti trattati dal maestro italiano sono più interessanti, sarà perché qui non si raggiunge quel cinismo che caratterizzava il cinema di allora, fatto sta che, almeno questa volta, il recente cinema francese non è riuscito nell'intento.

Passando in rassegna i singoli episodi si può dire che il peggiore è sicuramente quello girato a Las Vegas e diretto dai due attori, comprensivo del prologo iniziale, terribilmente maschilista e pieno di luoghi comuni. Stesso dicasi per La domanda, noioso e alquanto inutile, e Lolita, per il quale già il titolo fa capire quale sarà la storia e come andrà a finire.

L'episodio di Hazanavicius, La coscienza pulita, è più carino e si prende meno sul serio; ma la parte più riuscita del film è l'episodio Gli infedeli anonimi, suddiviso in diversi sketch di presentazione e riproposto durante il film più volte, dove c'è la figura di una donna che cerca di "guarire" i presenti dall'infedeltà e ciò risulta più originale, divertente e a tratti esilarante grazie soprattutto alla presenza del sempre bravo Guillaume Canet, il quale interpreta Thibault, il personaggio più riuscito del film.

Valutazione di Giorgia Tropiano: 5 su 10
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