Honey Boy, recensione del film di Shia LaBeouf

Da qualche giorno è disponibile on demand su Chili Honey Boy, un viaggio profondo nell'infanzia dell'attore Shia LaBeouf che nel film (scritto da lui) interpreta il suo stesso padre.

di / 16.05.2020
Honey Boy, recensione del film di Shia LaBeouf

Non è certamente la prima volta che viene prodotto un film biografico su una delle star dello showbiz hollywoodiano, ma sicuramente questo caso è molto particolare, come è particolare anche il protagonista che ha deciso di mettere nero su bianco la sua vita privata, da sempre oggetto di critiche e costellata da alti e bassi.

 Honey Boy
Honey Boy

Shia LaBeouf scrive e interpreta il suo viaggio introspettivo alla ricerca di se stesso in Honey Boy, titolo previsto per l'uscita in sala lo scorso marzo ma caricato direttamente on demand qualche giorno fa a causa dell'emergenza sanitaria. Un vero peccato non godere di questa storia nell'intimità collettiva della sala cinematografica visto che è proprio a quest'ossimoro cui LaBeouf fa riferimento nel raccontare la sua storia. Cresciuto nelle periferie di Los Angeles assieme al padre, il giovane attore si è sempre trovato in un ambiente poco adatto alla sua età. In un mondo circondato da alcool, droga, fumo e prostituzione, il giovane attore trova nei personaggi che viene chiamato ad interpretare quella parvenza di vita semplice e reale che da sempre sogna. Il rapporto con il padre, interpretato dallo stesso LaBeouf, è sempre stato una continua lotta tra sentimenti contrastanti verso l'unica figura maschile presente nella sua vita: da una parte l'amore per essere riuscito a spingerlo oltre i propri limiti, dall'altra il risentimento per una vita rubata, sottoposta a quelle scelte di vita che avrebbe perseguito il padre se solo fosse riuscito a realizzare il proprio american dream

 Honey Boy
Honey Boy

Honey Boy si apre come in uno dei grandi blockbuster che hanno lanciato l'attore nell'occhio del ciclone, aprendogli finalmente una carriera che stava coltivando già da bambino. Ma, come si è letto innumerevoli volte, LaBeouf è sempre stato un ragazzo tormentato, poco apprezzato dai giornalisti per la sua indole impulsiva e sempre sotto i riflettori per alcune scelte di vita non consone al personaggio di rilievo che stava iniziando a diventare. Ecco quindi che emerge la questione dell'ossimoro intimità/collettività; quello che vediamo e sentiamo dai paparazzi a proposito della vita degli attori quanto è vero? Quanto una persona più essere giudicata negativamente se non ne si conosce la storia? 

Lucas Hedges interpreta LaBeouf proprio in questo frangente quando, dopo un errore di troppo, viene confinato in una comunità con l'obiettivo di riprendere in mano la propria vita per farne qualcosa di positivo. È proprio qui che nasce il soggetto di Honey Boy, da una seduta di psicoterapia dove, all'improvviso, il padre emerge come figura predominante e che, con il passare del tempo, LaBeouf si accorgerà di stare emulando in termini di cattive abitudini e indole impulsiva. Nello scrivere del suo rapporto con il padre inizia il viaggio introspettivo che lo riporterà alla sua infanzia scandita da momenti di grande gioia a frangenti di disperazione e rassegnazione dove il piccolo e frustrato ragazzo arriverà a mostrare al padre quello che è diventato ripromettendosi di non essere mai come lui nella vita. Però, forse, è proprio questa intenzione ciò che non ha funzionato.

Honey Boy è un film di una lucidità sconcertante se si pensa che colui che l'ha scritto ha vissuto veramente le vicende narrate e che, inoltre, veste anche gli abiti di colui che ha sempre dovuto affrontare e per cui nutre un grande sentimento. Lucas Hedges e il bravissimo e giovanissimo Noah Jupe donano una fantastica interpretazione alle due fasi dell'esistenza di LaBeouf, sicuramente aiutati dalla costante presenza del "vero" Shia sul set. Le tre generazioni quindi dialogano tra loro determinando, con la catartica metamorfosi di LaBeouf nella figura paterna, una circolarità finalmente consapevole. Shia LaBeouf veste letteralmente i panni del padre, omaggiando la sua figura ed accettando le sue origini invece di allontanarle con rabbia.

Un piccolo progetto destinato a farsi ricordare soprattutto tra gli ammiratori del bravo attore americano che, nel tempo, si è costruito una carriera molto interessante e che vanta partecipazioni nei più disparati film: da film indie come American Honey ai film d'autore come Nymphomaniac, passando per blockbuster come Transformers, fino ad arrivare a progetti ancora più singolari come The Peanut Butter Falcon (disponibile in Italia on demand dal 1° giugno grazie a Officine UBU). Una carriera in continuo divenire. 

Aspettando l'uscita in sala del nuovo film di Olivia Wilde che vede Shia LaBeouf come protagonista a fianco di Chris Pine e Florence Pugh, ricordo che Honey Boy è disponibile su Chili. 

Valutazione di Erica Nobis: 8 su 10
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