Hunger, la recensione

Recensione del film Hunger (2008) diretto da Steve Mcqueen e con protagonisti Michael Fassbender, Larry Cowan, Helena Bereen, Laine Megaw, Stuart Graham, Lalor Roddy.

di / 18.04.2012
Hunger, la recensione

Hunger è il primo lungometraggio del talentuoso regista britannico Steve McQueen, il quale ha mostrato tutta la sua bravura durante lo scorso Festival di Venezia con la sua opera seconda Shame, sempre con Michael Fassbender come protagonista, vincitore in quel caso della Coppa Volpi. Ora, a ben quattro anni di distanza (perché il film è del 2008), Hunger esce anche nelle sale italiane, dopo aver vinto molti premi in giro per il mondo.

La pellicola, ambientata tra la fine degli anni Settanta e il 1981, mostra uno spaccato della vita nella prigione di Long Kesh nell'Irlanda del Nord (che si trova vicino a Lisburn, nella contea di Antrim) di alcuni dissidenti del gruppo IRA, un'organizzazione paramilitare che si batte per la fine della presenza britannica in Irlanda del Nord e la riunificazione con la Repubblica d'Irlanda (Eire). In particolare il film si sofferma sul personaggio di Bobby Sands (Michael Fassbender) e sul suo secondo sciopero della fame indetto per cercare di smuovere le masse contro le scelte del governo inglese capeggiato da Margareth Thatcher. Sands, nel 1981, sarà la prima vittima dello sciopero, a cui poi ne seguiranno altri nove, e il primo martire ricordato in tutto il mondo per il suo gesto estremo compiuto per portare avanti tutto ciò in cui crede.

Hunger è un film duro, che scuote gli animi e fa riflettere; è un'opera coraggiosa ed importante che mostra senza alcun timore la lotta e la determinazione di uomini che hanno dato la vita per sostenere un proprio ideale e lo fa con la crudezza e la forza che solo le immagini possono trasmettere. Non si risparmia in violenza, crudeltà e realismo e trasmette un senso di fastidio, quello che serve per smuovere gli spettatori.

Steve McQueen, nei suoi due lavori, si è mostrato al pubblico senza riserve, con passione e verità, attraverso uno stile personalissimo e l'utilizzo di immagini e dettagli estremi, che turbano e affascinano allo stesso tempo. Il regista con Hunger porta sullo schermo storie di tormenti e ossessioni, di scelte coraggiose o, al contrario, codarde e non ha paura di adottare scelte stilistiche poco avvincenti, a discapito dell'azione e del favore del pubblico. Non c'è un'inquadratura che voglia intenerire o commuovere di proposito, che voglia portare alla lacrima facile, è tutto mostrato senza partecipazione emotiva ed è per questo che le immagini rimangono più impresse nella mente, anche dopo la proiezione. Il regista utilizza lunghi piani sequenza, dove la macchina da presa indugia su dettagli o azioni che possono sembrare inutili ma che in realtà servono alla causa del film: raccontare una storia di soprusi e di violenza con maggiore realismo possibile.

Michael Fassbender è straordinario nel ruolo, è dimagrito tantissimo e si è immedesimato totalmente nel suo personaggio. L'accoppiata con McQueen è speciale e li aspettiamo nel loro prossimo lavoro 12 Years a Slave, la storia di uomo privato della sua libertà e costretto a dodici anni di schiavitù.

Valutazione di Giorgia Tropiano: 7 su 10
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