Hunters, recensione della serie con Al Pacino

'Hunters' è una serie che vede come protagonisti Logan Lerman e Al Pacino, incentrata su un gruppo di sopravvissuti all'Olocausto che danno la caccia ai nazisti, impedendo loro di costruire il Quarto Reich
Hunters, recensione della serie con Al Pacino

In un'epoca in cui il revisionismo storico e, peggio ancora, il negazionismo di una delle pagine più vergognose della storia contemporanea hanno raggiunto nuovi e preoccupanti livelli, su Amazon Prime Video arriva Hunters, serie TV che tratta l'orrore dell'Olocausto da un nuovo punto di vista, con un nuovo tono di racconto, che non è quello drammatico a cui siamo abituati, né quello retorico visto recentemente con Jojo Rabbit di Taika Waititi.

La storia ruota intorno al giovane Jonah (il Logan Lerman di Percy Jackson - Il ladro di fulmini e di Fury), un ebreo della New York degli anni '70 che una notte assiste impotente all'omicidio a sangue freddo della nonna. Il senso di colpa per non essere intervenuto e non aver impedito l'omicidio, lo spinge alla ricerca di risposte riguardo l'identità dell'assassino. È in questo modo che incontra Meyer Offerman (Al Pacino), che come sua nonna era sopravvissuto a un campo di sterminio e che proprio alla nonna di Jonah deve la vita. La conoscenza di Meyer porterà Jonah vicino ad un'altra realtà: sotto la superficie della più bieca quotidianità esiste un gruppo di sopravvissuti all'Olocausto che ha deciso di rendere pan per focaccia e andare a caccia di tutti i nazisti sopravvissuti alla guerra, scappati dall'Europa, che hanno trovato rifugio negli Stati Uniti.

Intanto, mentre uno strano omicidio chiama una giovane agente del FBI a indagare, un gruppo di nazisti è più che mai determinato a utilizzare le catene oliate del sistema corrotto americano per acquisire abbastanza potere da portare alla nascita del Quarto Reich.

 Hunters
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Come abbiamo detto qualche riga più su, Hunters è una serie d'azione che decide di raccontare l'Olocausto con toni e situazioni fuori dal comune. Il racconto dell'orrore passa per mano dei sopravvissuti, di coloro che sono riusciti a scappare dalla morte nei campi di sterminio e che, in qualche modo, hanno trovato una possibilità di andare avanti con la propria vita, cercando di scendere a patti con l'orrore che si portano sulle spalle. E il loro andare avanti è permeato di un inaspettato senso dell'umorismo, come quando Meyer, riguardo al numero che ha tatuato sul braccio, dichiara che in realtà è il numero di donne che ha avuto in vita sua. Ed è proprio in questo scivolare molto spesso nello scorretto, nella battuta facile, nella capacità di smorzare con una risata uno degli orrori più inimmaginabili che sta il punto di svolta di Hunters. Perché essa è sì una serie d'azione che parla di persone che vanno a caccia di nazisti, é sì una serie in cui allo spettatore è chiesto di testimoniare orrori indicibili (la scena della schacchiera, ad esempio, è di quelle da togliere il sonno), ma è anche una serie "leggera", in cui si ride e in cui, a ben guardare, si deve ridere.

Questo non vuol dire che Hunters sia una serie superficiale o che non tratti con il dovuto rispetto un fatto storico così agghiacciante: significa che la serie ha scelto di creare una commistione di genere per abbracciare più ampiamente l'umanità, intesa non come insieme di singoli individui, ma come esperienza di vita. Gli esseri umani non sono interamente buoni o interamente cattivi e la vita, come avrebbe detto un filosofo, è un percorso in cui ci sono alti e bassi (bassissimi), in cui l'istinto di sopravvivenza ci può portare a superare quel che appare invalicabile, imparando anche a riderci su.

E in questa tensione al politicamente scorretto, Hunters dimostra anche di non voler fare facili moralismi, di non voler in alcun modo indorare la pillola del racconto. A differenza di molti protagonisti di racconti sull'Olocausto, che appaiono spesso come eroi inaspettati, i sopravvissuti di Hunters sono uomini e donne che non vogliono vivere per andare avanti, ma che cercano un modo per vendicarsi del passato. Un passato che non può mai essere seriamente superato, e che rimane ancorato alla pelle come l'ignobile tatuaggio che li costringe a non dimenticare. I protagonisti di Hunters sono uomini assetati di vendetta e che non si fanno poi molti scrupoli nel vendicarsi utilizzando gli stessi strumenti dei suoi carnefici, secondo il vecchio dogma biblico dell'occhio per occhio e dente per dente.

A conti fatti, dunque, Hunters - di cui abbiamo visto in anteprima i primi due episodi - si presenta sì come una serie d'azione, dove la caccia all'uomo la fa da padrone, ma allo stesso tempo è una serie che intrattiene e, ancora di più, sa essere una serie che pone lo spettatore davanti all'orrore e lo obbliga a guardare e a ricordare, perché certe cose non possono e non devono andare smarrite nel mare nero dell'oblio, affinché i vecchi errori non si ripetano di nuovo.

Valutazione di Erika Pomella: 8 su 10
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