Il filo nascosto, recensione del film

Il filo nascosto è un film di un'eleganza unica, confezionato alla perfezione, con un grande Daniel Day Lewis, ma poco coinvolgente a livello emotivo.

Quel grande regista che è Paul Thomas Anderson torna di nuovo nelle sale cinematografiche con la sua ultima opera, ovvero Il filo nascosto, come sempre diretta e scritta da lui e ha l'occasione di lavorare per la seconda volta con Daniel Day Lewis dopo il grande successo de Il Petroliere, che è valso all'attore una statuetta durante la notte degli Oscar del 2008 come migliore attore protagonista. Non sarà di certo un caso quindi se Daniel Day Lewis ha scelto come sua ultima interpretazione della carriera, si avete sentito bene l'attore ha deciso di abbandonare le scene e di lasciarci questa magistrale interpretazione come chiusura di una carriera brillante e assolutamente eccezionale, di lavorare proprio con Anderson. 

Il film è ambientato nella Londra del dopoguerra e narra le vicende del famoso e apprezzato stilista Reynolds Woodcock (Daniel Day Lewis) che crea abiti per donne importanti della scene britannica degli anni Cinquanta e per il quale il suo lavoro, la sua ispirazione e le sue creazioni rappresentano tutto, tanto da diventare una vera e propria ossessione. Reynolds è un uomo pieno di manie, di chiusure mentali, di vere e proprie fissazioni, non solo in ambito lavorativo ma anche nella vita di tutti i giorni, che lo portano a vivere secondo regole da lui stesso definite e che per lui sono imprescindibili. Tutto ciò viene improvvisamente stravolto dall'arrivo, nella sua vita, della giovane ed ingenua Alma. La sua conoscenza segnerà un punto di svolta fondamentale, dal quale non sarà più capace di tornare indietro.

Paul Thomas Anderson torna a parlarci nuovamente di un personaggio perseguitato da un'ossessione, così grande e così intensa tanto da sfociare, in più punti, in qualcosa di morboso e di malato. Così come il personaggio protagonista de Il Petroliere, anche in questo caso Daniel Day Lewis si trova ad avere a che fare con un uomo ossessionato da qualcosa ma Reynolds è però molto diverso da Daniel. Se il secondo era passionale, irruente e dal carattere più dirompente, il protagonista de Il filo nascosto è invece più calibrato, più composto, un'interpretazione quindi decisamente più contenuta, più trattenuta e anche quindi più difficile perchè si gioca sul togliere inceve che sull'aggiungere. 

Quella della pellicola è una storia d'amore che si traforma in qualcosa di morboso, di oscuro e di malato. C'è un'ironia di fondo che collega e percorre tutta l'opera, a volte esplicita, tanto da creare scene al limite dell'assurdo e del grottesco che strappano più di un sorriso, a volte molto più nascosta, che lavora nel buio. Reynolds, che ha anche un rapporto quasi al limite dell'incestuoso con la sorella, nulla di fisico ma la donna controlla molto della sua vita, di tutti gli aspetti, persino quelli amorosi, tanto da risultare quasi straniante, mette tutta la sua morbosa ossessione nel lavoro, negli abiti che crea, fino a quando non incontra Alma. La donna diventa la sua nuova ossessione, la sua musa e il loro rapporto si trasforma nel corso del tempo, al punto che non possono più fare a meno l'uno dell'altra. La loro è una relazione sbagliata, che sfocia in un finale agghiacciante ma allo stesso tempo non puoi non provare una sorta di vicinanza verso il loro rapporto decisamente diverso.

Il filo nascosto è un film di un'eleganza unica, ha una regia così magnetica e ben calibrata da lasciare a bocca aperta ed è scritto e confezionato alla perfezione. Probabilmente pecca un pò a livello empatico, il coinvolgimento da parte dello spettatore resta un pò freddo e forse è questo che ti fa amare la pellicola a livello oggettivo e distaccato ma poi non ti resta nel cuore e non ti coivolge a livello emotivo, che forse poi è la cosa più importante. 

Valutazione di Giorgia Tropiano: 7 su 10
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