Il Principe Dimenticato, recensione del nuovo film di Michel Hazanavicius

'Il Principe Dimenticato' è il nuovo film di Michel Hazanavicius, regista di The Artist, che dopo 'Il Mio Godard' torna sullo schermo con una storia piena di favole e immaginazione

di / 23.04.2020
Il Principe Dimenticato, recensione del nuovo film di Michel Hazanavicius

Arriverà direttamente su Amazon Prime Video Il Principe Dimenticato, l'ultimo film del regista Michel Hazanavicius, che si è imposto all'attenzione del grande pubblico con The Artist, film muto e in bianco e in nero che fece impazzire Hollywood al punto da vincere il premio Oscar come miglior film. Ne Il Principe Dimenticato il regista ritrova la compagna e musa Berenice Bejo, sebbene il protagonista del racconto è Omar Sy, il protagonista di Quasi Amici, nei panni di un papà vedovo che deve crescere da solo sua figlia Sofia.

Ed è da qui che parte la trama del film che, come molti altri titoli, ha dovuto rinunciare all'uscita in sala e invece di finire nel dimenticatoio, ha deciso di sfruttare il mondo delle piattaforme digitali. Djibi è il papà di Sofia e ogni notte confeziona per lei una bellissima storia per accompagnarla verso il regno di Morfeo. Ma Djibi non racconta semplici favole: l'uomo dipinge con le sue parole un mondo fatto da un enorme studio di produzione, una sorta di set cinematografico perenne, dove lui ricopre il ruolo di Principe e sua figlia Sofia quello della principessa. Tuttavia, quando la bambina compie 12 anni e inizia le scuole medie, Djibi sente di essere sul punto di perderla: la ragazzina, infatti, sembra non avere più tempo per le storie e per la cosiddetta Storyland. Di colpo sembra, addirittura, che il padre non sia più il suo unico eroe: la posizione potrebbe essere messa a rischio dall'entrata in scena di un compagno di scuola per cui Sofia si prende una cotta.

 Il principe dimenticato
Il principe dimenticato

Il Principe Dimenticato, coi suoi colori accesi e la sceneggiatura molto semplice, è un film che sembra essere rivolto soprattutto a un pubblico molto giovane, uno che sia in grado di cogliere la bellezza lineare e diretta di un racconto in fieri, fatto di marajah, cowboy con le braccia corte e un cattivo (interpretato dal François Damiens de La Famiglia Belier) che forse così cattivo non è. La fotografia accesa, quasi da musical, rende il film di Michel Hanazavicius uno spettacolo per gli occhi. Ed è interessante notare come il regista abbia scelto di raccontare una storia di crescita focalizzando l'attenzione sulla presa di coscienza di un padre che si è sempre considerato il centro della vita della figlia e, poi, si trova costretto a rendersi conto che la bambina sta crescendo, che sta diventando un'altra persona, pur rimanendo la stessa. Non è tanto Sofia che deve imparare a conoscersi, che deve imparare a riconoscere la sua figura allo specchio. Mentre lei è nel suo processo evolutivo, è Djibi a dover imparare il concetto di crescere, di imparare a maturare insieme a sua figlia. Questo è senza dubbio il tratto distintivo di questo film, quella marcia in più che lo rende una visione piacevole anche per gli spettatori più grandi.

 Il principe dimenticato
Il principe dimenticato

Di certo non è un film che cattura l'immaginazione o l'emozione del pubblico attraverso chissà quale artificio o mirabolante avventura: ma si presenta agli occhi dello spettatore con una profonda onestà, a cui va riconosciuto merito. Purtroppo, però, in molte scene de Il Principe Dimenticato si ha la sensazione di trovarsi davanti qualcosa di già visto, qualcosa che strizza palesemente l'occhio ad alcune sequenze di Inside Out, il capolavoro di casa Pixar. Come nel trattamento dei "dimenticati", Il Principe Dimenticato sembra non avere l'ardine di provare qualcosa di nuovo, di avventurarsi davvero in un terreno inesplorato. Questo fa sì che sia sì una visione piacevole, a tratti molto divertente, ma anche qualcosa che resta fermo dove si trova e che non può ambire a molto più che a un intrattenimento di una durata che non arriva alle due ore di minutaggio.

Valutazione di Erika Pomella: 6 su 10
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