Il ragazzo che diventerà re, la recensione

'Il ragazzo che diventerà re' è un film di formazione che utilizza la leggenda del circolo arturiano per parlare di un ragazzo che deve imparare a conoscere se stesso
Il ragazzo che diventerà re, la recensione

Dopo Attack The Block - Invasione Aliena Joe Cornish torna dietro la macchina da presa per raccontare, di nuovo, un storia che pone al proprio centro narrativo un gruppo di giovani ragazzi. Tuttavia non si tratta più dei bulli di periferia costretti a subire l'invasione di forze aliene, ma di un nutrito gruppo di pre-adolescenti londinesi alle prese con le leggende legale al circolo di Re Artù e dei cavaliere della tavola rotonda.

Alex (Louis Ashbourne Serkis) è un ragazzo di dodici anni che è stato abbandonato dal padre e che, nel tentativo di scappare da un paio di bulli che vogliono vendicarsi di lui, si imbatte in un cantiere edile dove entra in possesso di una spada che si scopre essere la temibile e leggendaria Excalibur. Aiutato dal migliore amico Bedders (Dean Chaumoo), Alex dovrà seguire i consigli di un giovane Merlino (Angus Imrie), trasformare in alleati i bulli Lance (Tom Taylor) e Kaye (Rhianna Dorris) e cercare in ogni modo di frenare l'avanzata di Morgana (Rebecca Ferguson), che anela ancora stringere tra le dita la spada del fratellastro Artù e dominare su tutta la Terra.

 Foto, immagini, locandine Il ragazzo che diventera' re
Foto, immagini, locandine Il ragazzo che diventera' re

Il ragazzo che diventerà re è una storia che parte dallo stesso punto in cui prende il via qualsias affabulazione che scelga la formazione di un protagonista come vero obiettivo del racconto. In questo senso il film di Joe Cornish sembra voler seguire quasi pedissequamente le tappe segnate da Christopher Vogler nella sua opera Il viaggio dell'eroe; il piccolo Alex si trova invischiato in una missione che sembra molto più grande di lui e del suo coraggio ad affrontare un mondo che sembra volerlo mettere vicino alle ultime ruote del proverbiale carro. Allo stesso modo lo vediamo avere difficoltà ad accettare la missione che gli viene conferita, finché grazie alla vicinanza dei suoi alleati, non prende consapevolezza delle sue potenzialità e del ruolo fondamentale che deve ricoprire per evitare che il mondo finisca nelle mani di chi ha sempre perpetrato il male. In questo, Il ragazzo che diventerà re deve molto ai racconti che hanno questo schema come punto di partenza: non solo il tanto citato all'interno della pellicola Star Wars, ma anche (e soprattutto) tutta la saga di Harry Potter, a cui il film di Cornish fa un omaggio alquanto palese verso a fine, richiamando la serie di ostacoli che Harry, Ron ed Hermione sono costretti a fronteggiare mentre si muovono verso la pietra filosofale. In particolar modo c'è un omaggio visivo al tranello del diavolo che di certo non sfuggirà ai più appassionati del fandom. Proprio come Harry Potter, Alex è inglese, è orfano e scopre di discendere da un'importante famiglia magica. Una delle più importanti, per quel che riguarda le leggendi britanniche.

 Foto, immagini, locandine Il ragazzo che diventera' re
Foto, immagini, locandine Il ragazzo che diventera' re

Nonostante verso il finale si diluisca troppo il racconto, rallentando il ritmo della fruizione, Il ragazzo che diventerà re è una pellicola fortemente onesta, che non pretende di essere quello che non è. Senza alcun tipo di pretesa artistica o di nobile obiettivo moraleggiante, il film si "contenta" di intrattenere il proprio pubblico: lo fa con personaggi nei quali è facile entrare in empatia, con un racconto che pur fortemente classico nello sviluppo quanto nella risoluzione riesce a divertire chi è seduto in poltrona. Questo anche grazie alla presenza di Merlino, che è sicuramente il personaggio più divertente di tutta l'operazione. Sia nella versione adulta, interpretata da Patrick Stewart, che (soprattutto) in quella più giovane, che è di certo il punto di forzadi un film che non mente sulle proprie aspirazioni e svolge il proprio lavoro in modo più che funzionale.

Valutazione di Erika Pomella: 7 su 10
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