In difesa di Jacob, la recensione dei primi 3 episodi della serie Apple

Ha debuttato il 24 Aprile su AppleTV Plus 'Defending Jacob', miniserie dalle tinte cupe che vede come protagonisti Chris Evans e Pablo Schreiber
In difesa di Jacob, la recensione dei primi 3 episodi della serie Apple

È arrivata su AppleTV+ Defending Jacob (in italiano, In Difesa di Jacob), miniserie tratta dal romanzo legal thriller omonimo di William Landay, pubblicato nel 2012. Composto da otto episodi totali, che d'ora in poi verranno rilasciati a cadenza settimanale, Defending Jacob si presenta, ad un primo sguardo distratto, come qualcosa di già visto, qualcosa che, ad esempio, sembra ricalcare la trama di un'altra miniserie come Secrets and Lies, che risale al 2015. Ma la particolarità della serie che va ad arricchire il catalogo sempre più interessante di AppleTV+ non è forse da ricercarsi nell'originalità della trama, ma nel modo in cui gli elementi vengono trattati e poi offerti al pubblico.

La storia ruota intorno all'omicidio di un adolescente (Liam Kilbreth) del Massachusetts, in una città di media grandezza, dove di solito tutti tendono a conoscere tutti e dove le chiacchiere delle persone hanno ancora un loro peso. L'omicidio scuote la coscienza collettiva, ma soprattutto distrugge l'equilibrio della famiglia Barber, dal momento che il maggior sospettato dell'omicidio è il quattordicenne Jacob (il Jaedon Martell dei due capitoli di IT di Andy Muschietti), reo di aver portato un coltello a scuola e di non avere buoni rapporti con Ben, il ragazzo ucciso. Suo padre Andy (Chris Evans, Capitan America), assistente procuratore, è un volto noto della comunità e per la prima volta si trova dall'altra parte della palizzata. Pur cercando di essere un pilastro per il figlio e per la moglie Laurie (Michelle Dockery, la Mary Crawley di Downton Abbey), Andy si trova smarrito nelle procedure legali che ha tanto spesso messo in pratica e sembra avere difficoltà ad ammettere che suo figlio, pur con le sue stranezze, non sia perfetto come lo immagina nella sua mente. Il caso di Jacob, oltretutto, è affrontato da una sorta di protegé di Andy, Neal (Pablo Schreiber di American Gods e prossimo Masterchief nella serie televisiva di Halo).

Al momento sono disponibili solo tre degli otto episodi che compongono la miniserie, ma è già facilmente intuibile l'anima di Defending Jacob. Grazie all'uso di un ritmo ben consolidato all'interno delle crime story ambientate in piccoli sobborghi urbani e alla scelta di dipingere lo schermo con toni freddi e molto spesso cupi, lo spettatore è immediatamente preso al lazo, ingabbiato dal desiderio di scoprire dove risieda la verità. La struttura di Defending Jacob gioca da una parte sui ritmi consolidati del legal drama, con gli avvocati di ambo le parti che non sempre giocano secondo le regole e tendono ad essere dei veri e propri attori sul palcoscenico del tribunale, dall'altra invece pone tantissimo l'accento sui flashback, su scampoli di ricordi che servono a dare un quadro più compatto e profondo che faccia da contraltare alle motivazioni dei personaggi.

Eppure la costruzione dell'ansia e del senso di attesa, che si sviluppa già da questi primi tre episodi, non passa attraverso la guerriglia in tribunale o le scoperte che si celano nel passato dei protagosti. Come a voler dare adito al motto della tempesta in un bicchier d'acqua, il pericolo si annida nei momenti di calma, di silenzio. Quei momenti che dovrebbero essere ammantati di normalità, di gesti resti autonomi dalla quotidianità, in Defending Jacob diventano invece terreno fertile per sospetti e cose non dette, per paure e incertezze. È nel silenzio della casa di Andy e Laurie che si nasconde il senso costante di suspance: come quando i nomi vengono chiamati ad alta voce e nessuno risponde, o quando la normalità appare stonata per via di qualche piccolo dettaglio apparentemente insignificante.

Il regista Mortem Tyldum, che conoscevamo già per aver diretto The Imitation Game, il film su Alan Turing con Benedict Cumberbatch come protagonista, costruisce un mosaico che si scopre piano piano, con una lentezza che potrebbe apparire snervante, ma che non fa altro che irretire ancora di più il pubblico, spingendolo ancora di più sul fondo di una storia che sembra fare acqua da tutte le parti e che ha il potenziale di diramarsi in molteplici direzioni. In questo il regista è senz'altro aiutato anche dalle interpretazioni dei suoi protagonisti: Chris Evans, con la barba lunga e un atteggiamento che sembra quello di chi sta ingoiando bocconi amari di rabbia inesplosa, riempie lo schermo e lo rende freddo, a tratti spaventoso. Pablo Schreiber, pur con le brevi apparizioni in questi primi tre episodi, è assolutamente credibile nel ruolo di un procuratore attento, ma che al dovere alterna il desiderio palesissimo di veder crollare il proprio mentore. Infine Michelle Dockery, che recentemente si è vista nell'ultimo film di Guy Ritchie, è forse alla sua interpretazione migliore. Se è vero che il buongiorno si vede dal mattino, Defending Jacob è una serie da non lasciarsi scappare.

Valutazione di Erika Pomella: 8 su 10
Apri Box Commenti