In nome del cielo, serie con Andrew Garfield

In nome del cielo, recensione serie con Andrew Garfield


In nome del cielo è una miniserie in sette episodi che ricostruisce una drammatica storia vera, un doppio omicidio che ha le sue radici nel fanatismo religioso e nell'intolleranza che vanno a turbare una piccola comunità negli anni '80, un caso su cui è chiamato a indagare il detective interpretato da Andrew Garfield.

di / 25.07.2022
In nome del cielo, serie con Andrew Garfield

Arriva da noi in prima visione su Disney Plus la miniserie In nome del cielo, ispirata a un vero e drammatico fatto di cronaca accaduto nel 1984: il brutale omicidio di una giovane madre, Brenda Wright Lafferty, e della sua bambina di un anno, in una cittadina dello Utah. Le indagini coinvolgono alcuni membri della comunità locale, in particolar modo gli appartenenti alla Chiesa LDS (Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni), vale a dire mormoni, la fede maggioritaria nello Stato dello Utah, il cui quartier generale ha sede proprio nella sua capitale.

La vicenda è stata ricostruita da Jon Krakauer (autore di diversi libri di non-fiction e reportage, uno su tutti Into the wild da cui fu tratto l'omonimo film di Sean Penn) nel suo libro In nome del cielo. Una storia di fede violenta (2003).

Non si tratta dunque solo di dare un nome e un volto a chi ha ucciso Brenda e la sua bambina, ma di provare a comprendere il contesto che ha permesso il proliferare di una tale rete di connivenza e omertà, consapevoli o meno. Le indagini portano sa subito a scavare nelle vite dei Lafferty, una numerosa famiglia molto conosciuta e apparentemente rispettata all'interno della comunità, di cui fa parte Allen, marito di Brenda. 

Mentre la polizia è al lavoro in una corsa contro il tempo perché c'è la paura che il killer colpisca ancora, una serie di flashbacks ci consente di fare luce sui fatti conoscendo meglio le persone coinvolte, cominciando dall'arrivo di Brenda nella vita di Allen e della sua famiglia: incontriamo i Lafferty al gran completo in occasione di un pranzo all'aperto, e iniziamo da subito a percepire che quel gruppo numeroso di genitori, figli, moglie e bambini che cucinano, giocano e scherzano fra loro, nasconda un lato più ombroso e meno accogliente del previsto.

Quella che si viene man mano a scoprire è infatti la deriva pericolosa di una fede religiosa portata alle estreme conseguenze, sconfinando nel fanatismo più intransigente che va a creare un clima di intolleranza: l'impulso a seguire regole e dogmi si sovrappone alla voglia di crearne di propri, con la conseguente ostilità nei confronti di chi è visto come una minaccia al mantenimento di privilegi e immunità, che sfocia in una paura rabbiosa condita da violenza.

Nel caso dei Lafferty, vediamo dunque come la struttura familiare vada per certi versi a riprodurre quella di un ordine religioso, composta dalla figura di un leader e poi dai suoi seguaci che ne eseguono i dettami: dapprima il severo patriarca con i suoi figli, ma anche i figli nei confronti delle rispettive famiglie. Il risultato è quindi un clima in cui i componenti della famiglia oscillano tra lealtà e sostegno da un lato, e competitività e prevaricazione dall'altro.

Nel ruolo di protagonista vero e proprio, però, lo sceneggiatore Dustin Lance Black (premio Oscar per Milk) ha inserito nel copione un personaggio di finzione, il detective Jeb Pyre (Andrew Garfield), a capo delle indagini, che è lui stesso un devoto mormone e ne rappresenta il lato positivo: marito fedele, padre affettuoso, figlio premuroso nei confronti dell'anziana madre malata, è toccato da vicino dal caso, per cui si trova a dover mettere in discussione alcune delle sue certezze, scontrandosi anche con l'ostruzionismo all'interno della sua stessa comunità. È lui quindi a richiamare l'empatia del pubblico, che vive la vicenda attraverso i suoi occhi, simpatizzando con i suoi dubbi e tormenti interiori uniti alla voglia di far prevalere il bene e la giustizia.

Ad affiancarlo c'è un altro personaggio non casuale, il suo collega Bill Taba (interpretato da Gil Birmingham, l'attore di origini nativo-americane noto soprattutto per la saga di Twilight), il quale, proprio a causa della sua diversa etnia e fede religiosa, sa di essere considerato un outsider in quei luoghi, e dunque in grado di fornire un'altra prospettiva sui fatti.

C'è poi un'altra linea narrativa, questa invece ripresa dal libro di Krakauer: in parallelo alle vicende dei protagonisti, si ripercorre la storia della nascita del mormonismo, a partire da quella del suo fondatore, Joseph Smith. Questa parte ha la funzione di mostrare la scia di sangue e violenza che la fede si porta dietro, ma è probabilmente la meno convincente della serie, con una ricostruzione storica un po' anonima e sbrigativa, che va anche a sovraccaricare una storia già ricca e complessa di suo. 

Inizialmente per il progetto era previsto un adattamento cinematografico, poi è subentrata l'idea della miniserie che così ha dato modo di sviluppare una trama più articolata e approfondita: la storia si dipana nell'arco di sette episodi, ciascuno della durata di un'ora abbondante, che devono dare spazio a un racconto denso e stratificato, tanto che in alcuni momenti può essere complicato districarsi fra tutti i personaggi (alcuni dei quali spariscono in alcuni punti, per essere ripescati poi in seguito) e restare al passo con l'alternanza fra diversi piani temporali.

Garfield (che aggiunge questo ruolo televisivo a coronamento di una stagione cinematografica di grandissimo successo) fa dunque efficacemente da perno in una storia che raduna un folto e variegato cast, con nomi già noti e volti emergenti, da Sam Worthington e Wyatt Russell a Billy Howle e Rory Culkin, senza trascurare il contributo fondamentale del reparto femminile, con Daisy Edgar-Jones, Chloe Pirrie, Denise Gough e Adelaide Clemens.

Immergendo così lo spettatore negli scenari che ricostruisce, in un'America di provincia negli anni '80, In nome del cielo va a tracciare una vicenda che assume i contorni quasi da tragedia greca, in una storia che mette in guardia sui pericoli del fanatismo religioso e di una radicalizzazione che alimenta odio e dolore.

Valutazione di Matilde Capozio: 7 su 10