Julieta di Pedro Almodóvar

Julieta di Pedro Almodóvar, recensione



Pedro Almodóvar torna a dirigere una storia di donne facendo riflettere e meravigliare; Julieta presenta una struttura circolare e in costante movimento, nonostante lunghi silenzi che esaltano l'emotività del momento.

di / 24.05.2016
Julieta di Pedro Almodóvar

Con Julieta torna Pedro Almodóvar, torna a dirigere una storia di donne, torna facendo riflettere e meravigliare come ha sempre fatto.

Julieta è una donna di mezza età che sta per partire con Lorenzo, il suo compagno, verso il Portogallo, lasciandosi la Spagna e Madrid alle spalle quando qualcosa dal suo passato torna inesorabilmente non appena incontra, per puro caso, Beatriz, una vecchia amica di sua figlia Antia partita verso i Pirenei e dopo aver fatto perdere ogni traccia di sé. Decide così di non partire più e di tornare in quei luoghi tanti cari a Julieta, a partire dalla vecchia casa nel cuore pulsante della movida madrilena, ma soprattutto decide di scrivere una lettera aperta, di cuore, ripercorrendo tutta la sua vita.

Dopo i suoi ultimi due film, La Pelle che Abito e Gli Amanti Passeggeri, il premiato regista spagnolo Pedro Almodovar ritorna su un tema a lui tanto caro, il mondo e la psicologia femminile ma stavolta lo fa con un film molto asciutto e diretto. Qui vengono messi in mostra i sentimenti così come sono, mettendo in risalto il senso di colpa che attanaglia madre e figlia e che in un modo o nell'altro, lo rigettano sull'altra entrando in un vortice senza fine. Il cast solito di Almodovar (composto dalle sue muse Penelope Cruz, Carmen maura e Marisa Paredes solo per citarne alcune) viene completamente stravolto da Adriana Ugarte (la Julieta del passato), premio Goya nel 2007, e da Emma Suarez (la Julieta del presente). Immancabile tuttavia Rossy de Palma, l'attrice maiorchina già vista in altri film di Almodovar come Legami! e il più recente Gli Abbracci Spezzati.

Julieta presenta una struttura circolare ed è in costante movimento, nonostante i lunghi silenzi che caratterizzano il film e che esaltano l'emotività del momento.

Julieta è un film atipico per il suo genere ed anche per l'intera filmografia del regista spagnolo: i flashback vengono esaltati da colori più vividi ed accesi mentre è il presente ad avere una colorazione scialba e offuscata. In secondo luogo, la potenza visiva è ridotta al minimo indispensabile. Ogni cosa superflua viene esclusa e tagliata via, anche quella tipica cornice kitsch che caratterizza l'estetica di Almodovar. Ma la bravura di Almodovar di oscillare sempre tra il noir e il melodramma si conferma anche in questo suo ultimo film, accolto benissimo all'ultimo Festival di Cannes ma con giudizi opposti da parte della critica, in cui per quanto vengano messi in scena i sentimenti nudi e crudi di Julieta, aleggia un costante mistero sul dove si possa mai trovare sua figlia. Ed è proprio questo interrogativo, sicuramente secondario rispetto al film, a solleticare lo spettatore ed a dare quel tocco di dinamismo che rende Julieta un altro, ennesimo, ottimo film di Pedro Almodovar.

Valutazione di Lorenzo Pietroletti: 7 su 10
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