Kajillionaire, la truffa è di famiglia alla Festa del Cinema di Roma



'Kijillionaire' è stato presentato ad Alice Nella Città, sezione autonoma della Festa del Cinema di Roma, e racconta di una famiglia che vive truffando il mondo e di una ragazza che non chiede altro che un abbraccio materno

di / 21.10.2020
Kajillionaire, la truffa è di famiglia alla Festa del Cinema di Roma

Old Dolio non è un nome che si potrebbe facilmente immaginare addosso ad una ventiseienne con le fattezze di Evan Rachel Wood. Eppure Old Dolio è il nome della protagonista al centro di Kajillionaire, film di Miranda July presentato nella sezione autonoma Alice Nella Città. Old Dolio è stata chiamata così da due genitori (interpretati da Richard Jenkins e Debra Winger) che hanno fatto della truffa il loro marchio di fabbrica e che hanno fatto della figlia un vero e proprio strumento per affinare la loro tecnica e riuscire a racimolare qualche soldo con la manomissione della posta, rimborsi e piccole truffe. L'equilibrio del trio cambia quando, nel corso di una truffa aerea, si imbattono in Melanie (la Gina Rodriguez di Jane The Virgin) che dimostra un certo interesse per il loro modus operandi e chiede di partecipare alle truffe. Ma qualcosa sembra essere pronto a cambiare in modo definitivo, mentre la famiglia di Old Dolio sembra essere in attesa del Big One, il terremoto che potrebbe distruggere la California.

Kajillionaire è una pellicola che si concentra, quasi esclusivamente, sulla sua protagonista. Evan Rachel Wood porta sullo schermo una ragazza fragile, che anela un contatto materno che non ha mai avuto e che teme di vedersi portare via. Una ragazza che si nasconde dietro lunghi capelli usati a mo' di sipario ai lati del volto e abiti larghi e lunghi che la nascondono, che quasi la annullano, come se lei non fosse niente se non nella misura in cui può essere d'aiuto ai suoi genitori per ottenere qualcosa. Cresciuta a pane e truffa, Old Dolio effettua tutto quello che le viene chiesto con una certa noia, quasi un fastidio. Eppure fa ogni cosa che le viene domandata, nella speranza che ogni sua azione, ogni sua idea, le faccia apparire davanti quell'affetto di cui non ha mai saputo di avere così disperatamente bisogno e che emerge soprattutto quando il personaggio di Melanie fa il suo ingresso in scena.

Da questo punto di vista, così intimo e particolare, Kajillionaire funziona molto bene e porta lo spettatore a tifare per una sorta di rivalsa di questa ragazza bella ma abbandonata a se stessa, che non ha mai pensato di avere valore e che si attacca ad un'idea di genitorialità senza tuttavia averla mai davvero esperenziata. A funzionare un po' meno, invece, è il contesto generale del film. La voglia di eccedere, di scavare in qualcosa che si pone a metà strada tra il surreale e il grottesco e che da a chi guarda la sensazione di aver assistito ad un concerto costellato di note stonate. Soprattutto perché mentre si vuol tentare di raccontare la vita assurda di una coppia decisamente eccentrica, si cade nella trappola degli stereotipi. Ciò che dovrebbe essere ribelle, rivoluzionario o anche solo strano diventa una machiettistica messa in scena di situazioni che vorrebbero essere surreali e quindi affascinanti, ma che al contrario risultano solo costruite a tavolino, con una falsità di fondo che finisce per farle sembrare più fastidiosi esercizi di stile che vie per far avanzare una narrazione che rimane sembra abbastanza piatta, sempre molto uguale a se stesso con un tirmo che, seppur non annoia mai, a volte è davvero troppo lineare. Proprio come un compito a casa svolto per ottenere almeno la sufficienza.

Questo non vuol dire assolutamente che Kajillionaire sia un brutto film, che sia noioso o che non funzioni: il problema, forse, è che promette molto più di quanto poi sia effettivamente disposto a dare e questo fa sì che lo spettatore avverta una discrepanza fra intenzioni e quello che, effettivamente, accade sul grande schermo. La vera ancora di salvataggio del film, alla fine, è davvero il personaggio di Old Dolio, l'unico che con la sua vulnerabilità riesce a dare un po' di anima ad un film patinato e che intrattiene, ma che rischia di essere profondamente vuoto.

Valutazione di Erika Pomella: 6 su 10
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