Kimi-Qualcuno in ascolto
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Kimi-Qualcuno in ascolto, recensione del thriller di Steven Soderbergh con Zoe Kravitz


Zoe Kravitz è la protagonista di un cyber-thriller girato e ambientato durante la pandemia, per una storia in cui si parla di crimini e di intelligenze artificiali in un mondo sempre più dominato dalla tecnologia.
Voto: 6/10

Al numero, in continua ascesa, di film ambientati durante la pandemia va ora ad aggiungersi anche Kimi-Qualcuno in ascolto, ultima fatica di Steven Soderbergh: uno dei grandi sperimentatori del cinema statunitense contemporaneo, che da tempo alterna blockbuster dal cast di stelle a progetti indipendenti, talvolta semi-improvvisati e interpretati da attori non professionisti, stavolta si affida a una sceneggiatura di David Koepp, autore di alcuni grandissimi successi (Jurassic Park, Carlito's way, Mission Impossible, Spider-man, solo per citarne alcuni).

Angela Childs (Zoe Kravitz) è impiegata per un'azienda che produce Kimi, un dispositivo di intelligenza artificiale (sul modello di Alexa e simili, per intenderci); vive a Seattle e soffre di agorafobia, condizione che prevedibilmente non ha fatto che accentuarsi con l'emergenza Covid, per cui il suo appartamento è diventato tutto il suo mondo: è lì che lavora, fa ginnastica, si sottopone in videochiamata alle sessioni di terapia, e programma gli incontri con un vicino di casa da cui è attratta. Il suo lavoro consiste nell'ascoltare una serie di registrazioni effettuate dai dispositivi Kimi per correggere errori, fraintendimenti e aiutare così a espandere e migliorare le funzionalità dell'assistente virtuale. 

Un giorno, è proprio durante l'ascolto di una di queste registrazioni che Angela sente qualcosa che la insospettisce e preoccupa, e si convince che quei suoni potrebbero riferirsi a un crimine. Decisa ad andare a fondo per scoprire la verità e ottenere giustizia, Angela dovrà sfidare le sue stesse paure oltre ai vertici dell'azienda, mentre i misteri continuano a infittirsi.

Abbiamo quindi un classico action-thriller che ruota intorno alla premessa della persona sola contro tutti (o quasi) che si ritrova inconsapevolmente coinvolta in un meccanismo pericoloso, contro cui lottare per non essere messa a tacere. La storia dunque non è nuova, così come alcuni elementi della trama che non si sforzano nemmeno tanto di andare oltre una descrizione piuttosto sommaria e stereotipata (ad esempio, il riferimento ai passati traumi della protagonista, o il ritratto molto superficiale dei villains della storia), il tutto inserito, però, in un contesto contemporaneo che attualizza e rende più vicina la vicenda: il film evidenzia, non senza ironia, l'onnipresente impiego della tecnologia nelle nostre vite quotidiane, la conseguente perdita di privacy e la ridefinizione delle distanze, con l'intrecciarsi di interazioni fisiche e virtuali. Inoltre Soderbergh (che qui è anche direttore della fotografia, sotto il suo abituale pseudonimo di Peter Andrews) mette in risalto il concetto di spazio, sfruttando l'ambientazione e la condizione di Angela: dapprima il loft dove abita la protagonista, quelle quattro mura che la fanno sentire protetta ma che sono diventate anche la sua gabbia; poi il mondo esterno, quello che la aspetta al di là di quella porta, e che irrompe su di lei e sullo spettatore nella sua profusione di persone, rumori, movimenti frenetici, il temuto e potenzialmente pericoloso contatto fisico da cui tenersi al riparo.

Kimi è dunque un film che non riserva grandi sorprese ma svolge il suo compito, mantenere efficacemente la suspense anche grazie alla durata breve, a un ritmo scorrevole, e al contributo della colonna sonora di Cliff Martinez, con una funzionale Zoe Kravitz in cima a un cast che vede anche la partecipazione di Rita Wilson e, in un piccolo ruolo, di Devin Ratray (che molti ricorderanno per la parte del fratello maggiore di Macaulay Culkin in Mamma, ho perso l'aereo, e che qui tra l'altro interpreta un personaggio che si chiama proprio Kevin). 

Valutazione di Matilde Capozio: 6 su 10