Recensione L'avenir - Le Cose Che Verranno

Film esistenziale e delicato con una Isabelle Huppert meravigliosa nella sua fragilità di Donna. Tutto può cambiare all'improvviso e il nostro equilibrio interiore può venirne travolto, forse inesorabilmente, forse no. Si può risalire la china? E, soprattutto, si può nonostante il tempo passi velocemente? L'Avenir- Le Cose che Verranno racconta questo. Filosofia, speranza e profondità sono le chiavi!

L'Avenir-Le Cose che Verranno della giovane e talentuosa Mia Hansen-Love, racconta una storia di ordinaria quotidianità, semplice, quanto complessa, così come può esserlo la vita di Nathalie, Isabelle Huppert, professoressa di filosofia in un liceo di Parigi. Un tempo fervente sostenitrice di idee rivoluzionarie, oggi, a quarant'anni, ha convertito il suo idealismo giovanile nell'ambizione di insegnare ai suoi giovani allievi a pensare con le proprie "teste", e lo fa proponendo loro appassionate discussioni sia in classe che nei parchi, con sempre a portata di mano illuminanti testi filosofici che stuzzichino il confronto di idee. Il rapporto che ha con i libri e che condivide con il marito, anche lui professore di filosofia, potrebbe essere definito quasi biologico, vivo. I numerosi testi esposti nella biblioteca di casa, infatti, sono parte integrante della famiglia, "assistono" a pranzi e cene, diventando perfino causa di accese discussioni quando non si trovano al loro posto. Una vita apparentemente serena e consueta, dunque, divisa tra le attenzioni richieste da una madre particolarmente sensibile, insegnamento e figli adolescenti. Ma basterà la filosofia, vero e proprio stile di vita per Nathalie, a salvarla dal tracollo quando improvvisamente il marito le confessa di volerla lasciare per un'altra donna? Basterà la sua ricca vita intellettuale a farle ritrovare l'equilibrio interiore quando tutto ciò in cui credeva fermamente si sgretola e va a rotoli?

La lente d'ingrandimento di Mia Hansen Love intende sondare proprio questo silenzioso dramma interiore; esplora l'anima di Nathalie, che, suo malgrado, si trova a confrontarsi con un'improvvisa libertà e deve trovare un modo per reinventare la sua vita, fare i conti con il tempo che passa, e stare in guardia dalla solitudine, facile rifugio dopo una rottura non solo sentimentale. I figli poi sono ormai cresciuti, la sua mamma è morta, le restano accanto un gatto nero di nome Pandora a cui badare e l'impegnativa, quanto destabilizzante complicità intellettuale di un ex studente. Nathalie dovrà allora fare appello al suo pragmatismo e alla sua forza, fare i conti con preoccupazioni e interrogativi silenziosi, alla ricerca costante di un nuovo equilibrio, di un'integrità in divenire tra desiderio e speranza in qualcosa di bello e di nuovo, come ci lascia sperare con il suo finale aperto la regista. Molto bella infatti è la scena finale, che lentamente sfuma sulle dolci e nostalgiche note di una ninna nanna, cantata dalla Huppert mentre culla il suo nipotino.

Che pellicola delicata questa, gentile e rispettosa del sentire umano. Anche la natura ha il suo ruolo in questa pellicola, facendo da sfondo perfetto alle varie stagioni che si susseguono e danno forma e colore al tempo che passa inesorabile, e alle irrequietezze d'animo della protagonista. Una Huppert così efficace ed elegante nella sua interpretazione, intensa e tenera, noi che siamo abituati a vederla nelle vesti di personaggi femminili duri, impietosi poco sani, qui veste tutta la sua fragilità di donna con grazia e un pizzico di nostalgia, soprattutto quando riesce ad essere un tutt'uno con gli splendidi scenari marini o campestri scelti dalla regista. Un film sensibile, profondo e riflessivo quindi, che piacerà e coinvolgerà chi ama sondare le profondità dell'animo umano e che si interroga sul trascorrere inesorabile del tempo che, al tempo stesso, è il "motore" della vita e ci fa sentire vivi.

Valutazione di Marica Miozzi: 8 su 10


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