L'uomo dal cuore di ferro

L'uomo dal cuore di ferro, recensione del film



La storia di Reynald Heydrich, ufficiale nazista tanto potente e spietato che nel 1942 venne organizzato un attentato nei suoi confronti. Un thriller politico con Jason Clarke e Rosamund Pike.

di / 17.01.2019
L'uomo dal cuore di ferro

L'uomo dal cuore di ferro era il soprannome che si diceva Hitler avesse coniato per definire Reinhard Heydrich, alto ufficiale nazista e principale artefice dell'Olocausto. Il film racconta la sua ascesa all'interno del partito e la successiva congiura per assassinarlo, organizzata da un piccolo gruppo facente parte della Resistenza, guidato dal governo cecoslovacco (missione nota come "Operazione Anthropoid").

Il film, diretto dal francese Cédric Jimenez (reduce dal poliziesco French Connection con Jean Dujardin), è tratto dal romanzo HHhH (acronimo di Himmlers Hirn heißt Heydrich, cioè Il cervello di Himmler si chiama Heydrich), scritto da Laurent Binet e vincitore del prestigioso Premio Goncourt.

La prima parte si concentra sul personaggio di Heydrich (Jason Clarke), tra carriera e vita privata: l'incontro con quella che diventerà sua moglie, Lina (Rosamund Pike), già fervente sostenitrice di Hitler e che di fatto spinge il marito a entrare nel partito nazista, dopo un'esperienza finita male in Marina.

Nella seconda parte seguiamo invece più da vicino Jan Kubis (Jack O'Connell) e Jozef Gabcik (Jack Reynor), i due giovani con il compito di assassinare Heydrich.

Queste vicende erano già state portate sullo schermo più di una volta, l'ultima in Missione Anthropoid (2016) con Jamie Dornan e Cillian Murphy, uscito da noi in home video e coincidentalmente girato quasi in contemporanea a L'uomo dal cuore di ferro, ma la figura di Heydrich era stata raccontata anche, tra gli altri, da Fritz Lang, Douglas Sirk e in un film per la tv con Kenneth Branagh.

Il film di Jimenez mostra come la Storia si intrecci alle tante piccole e grandi storie delle persone che ne fanno parte e contribuiscono a crearla. Nel caso di Heydrich si nota come la sua carriera influenzi la vita privata, e in particolar modo il rapporto con la moglie, che si sente messa sempre più in disparte dal marito.

Per quanto riguarda i giovani Jan e Jozef, invece, di loro si sottolinea il coraggio e lo spirito di sacrificio, soprattutto se questi comportano la rinuncia a sogni e aspirazioni comunque comprensibili, come una compagna, una famiglia, una vita lontana dalla guerra e dai sotterfugi.

Nonostante sia chiara e netta la distinzione tra bene e male, manca per certi versi un vero approfondimento dei caratteri: di Heydrich si mostra come trovi nel suo ruolo uno sbocco alla sua rabbia, lasciando in secondo piano quell'ideologia inizialmente caldeggiata dalla moglie; il personaggio di Lina viene trascurato da un certo punto, mentre sarebbe stato interessante esplorare l'evoluzione del suo punto di vista e soprattutto il capovolgimento che avviene all'interno della coppia.

La sceneggiatura parzialmente ellittica non è aiutata dalla decisione di utilizzare una struttura narrativa che separi i due diversi percorsi, quasi come se si assistesse a due diversi film. Nella seconda metà la trama si concentra quasi esclusivamente sui due giovani, fino ad arrivare alla sequenza ambientata in una chiesa, dove culminano suspense e pathos.

Nel variegato cast, che mescola attori inglesi, irlandesi, australiani, francesi e tedeschi, spiccano Jason Clarke (sempre più in ascesa) e un volto noto dei film in costume come l'elegante Rosamund Pike, mentre tra i più giovani troviamo Jack O'Connell (Unbroken, Money monster), Jack Reynor (Transformers, Sing Street) e anche Mia Wasikowska (Alice in Wonderland).

L'uomo dal cuore di ferro è un film per gli amanti del genere, che seppure con qualche difetto racconta eventi storici che non vanno dimenticati, anche e soprattutto nel presente.

Valutazione di Matilde Capozio: 6 su 10