La brava moglie, recensione del film con Juliette Binoche

La brava moglie, recensione del film con Juliette Binoche


'La brava moglie' è un film che racconta un mondo femminile in divenire, figlio delle rivoluzione degli anni '60. Una trama che strizza l'occhio alla commedia e che si poggia sulle doti istrioniche del cast

di / 31.05.2021
La brava moglie, recensione del film con Juliette Binoche

Paulette (Juliette Binoche) dirige, insieme al marito, una sorta di collegio al femminile volto a formare delle mogli perfette, donne che sappiano cucinare, rammendare e fare tutto ciò che è necessario per accontentare un uomo e apparire, così, nelle vesti di bravi mogli. Quando, tuttavia, un lutto improvviso scuote la vita di Paulette, la donna si trova per la prima volta a dover decidere da sola della propria vita, della scuola e di quello che davvero vuole tramandare alle nuove generazioni di ragazze francesi, che forse aspirano a qualcosa di meglio rispetto a sposare uomini che non amano. 

Questa, in breve, è la trama di La brava moglie, il film di Martin Provost che in Italia arriva grazie a Movies Inspired e che riporta il pubblico a familiarizzare con la grande arte istrionica di Juliette Binoche che, in questa pellicola, riempie lo schermo, lo colora e rappresenta una sorta di magnete per lo sguardo. Quando Paulette è in scena è pressoché impossibile distogliere lo sguardo. Utilizzando i toni della commedia, seguendo una trama incentrata sul rinascimento di una donna, La brava moglie è un film di circa 110 minuti che, prima di tutto, si preoccupa di intrattenere chi è seduto in poltrona. Obiettivo che riesce a raggiungere quasi del tutto. Forse il punto debole del film è un finale che sembra un po' troppo (esageratamente) di parte, come se si volesse a ogni costo mandare un messaggio e forzandolo si ottiene quasi il risultato opposto.

Inoltre è evidente il legame che La brava moglie deve con altre opere, come ad esempio Monnalisa Smile, ma anche Ragazze Interrotte, senza tuttavia il bisogno di scivolare apertamente nel dramma. Da questo punto di vista si potrebbe dire che il film ricordi più un'opera come Tutti pazzi per Rose. Ma si tratt, comunque, più che altro di un omaggio di intenti, un richiamo quasi inconscio verso quel genere di cinema che ha raccontato il mondo delle donne in momenti di grandi cambiamenti. Nello specifico, il film di Martin Provost sembra voler dipingere con tonalità ad acquarello la Francia della rivoluzione degli anni '60, quando per le donne era un gran risultato anche solo poter indossare dei pantaloni o conoscere il significato della parola masturbazione. La brava moglie è dunque un film piacevole, che intrattiene e che si fa forte di grandi interpretazioni che caratterizzano la vera anima dell'opera. Un film incentrato su una femminilità che si risveglia, che combatte per i diritti che ancora non sa di dover esigere e che scoprono l'alleanza con altre donne, con altre ragazze.  

Valutazione di Erika Pomella: 8 su 10