La Dea Fortuna, recensione del film di Ferzan Ozpetek

La Dea Fortuna, recensione del film di Ferzan Ozpetek



Ferzan torna a fare film alla Ozpetek. In 'La Dea Fortuna' il regista di origine turche mischia la commedia e il dramma come solo lui sa fare e dimostra come i legami affettivi tra adulti e bambini, l'essere in grado di ragionare da genitori vadano ben oltre la questione genetica. Un arrivo improvviso e casuale a casa di Arturo e Alessandro destabilizza ulteriormente il già precario equilibrio della coppia. Un viaggio sentimentale,quello di Ozpetek, capace di toccare nel profondo lo spettatore.

di / 26.12.2019
La Dea Fortuna, recensione del film di Ferzan Ozpetek

Il grande ritorno di Ferzan Ozpetek. Tale può essere definito il suo nuovo film "La Dea Fortuna", uscito nelle sale cinematografiche il 19 dicembre 2019, che sta riscontrando un ottimo successo di pubblico.

Il suo modo tipico di toccare le corde dell'anima dello spettatore lo confermano regista dei sentimenti, delle emozioni, dell'amore. Un ritorno al passato, ma con grande rispolvero ed entusiasmo, visti i richiami ad uno dei suoi film più famosi, che lo ha porto alla ribalta e fatto amare dal pubblico, "Le Fate Ignoranti", del 2001. Lo spettatore, infatti, potrà ritrovare le tanto amate terrazze Ozpetekiane calde, luminose, di sole come di luna mischiata con pioggia, che pullulano di vita, di sorrisi e di lacrime, perfino catartiche, ove i protagonisti consumano assieme gioie e dolori. Il regista stesso racconta come sia stata delicata la scelta del quartiere romano poi adibito a set, per far sì che si potesse prestare al meglio alla storia d'amore che ha deciso di portare sul grande schermo che, tra l'altro, si ispira a una situazione simile che egli ha vissuto in prima persona.

Solitamente, al cinema, è facile trovare rappresentate storie d'amore appena nate, magari contrastate e difficili da vivere liberamente; oppure amori nel bel mezzo di passioni travolgenti. Difficilmente -e questa è stata la sfida intrapresa dal regista- si racconta di due persone che stanno insieme da tanto tempo e che stanno quasi per lasciarsi perchè, dopo quindici anni di rapporto, la passione è andata scemando, allontanandoli e facendoli sentire più come fratelli che come amanti. Ed è proprio questa la fase del rapporto che stanno vivendo Arturo, impostato e nevrotico intellettuale mancato e Alessandro, simpatico idraulico romano verace; quando, a sorpresa, arriva a casa loro Annamaria, una cara amica di vecchia data di Alessandro, con i suoi due bambini, Martina ed Alessandro. La donna chiederà alla coppia di occuparsi per qualche giorno dei suoi figli, ma le cose prenderanno una drammatica piega inaspettata..

Arturo, interpretato perfettamente da Stefano Accorsi, e Alessandro, caratterizzato dalla naturale simpatia romanesca tipica del bravissimo Edoardo Leo, si troveranno per la prima volta ad avere a che fare con dei bambini e dovranno confrontarsi con il senso di responsabilità e con ciò che la loro coscienza gli suggerisce."Perchè essere genitori -come ci tiene a sottolineare il regista- non è una questione genetica, di sangue, ma di cuore, cervello e moralità". Che si tratti di una coppia di uomini e non di un uomo e una donna o di due donne è quasi secondario nel film, e i due bambini, impersonati dai teneri Sara Ciocca ed Edoardo Brandi, questo lo percepiscono e non hanno bisogno che venga loro spiegato nulla. Ozpetek non vuole che il suo film sia portavoce di messaggi, nè intende strumentalizzare le famiglie arcobaleno scadendo nel sentimentalismo esasperato. Il legame affettivo che man mano si sviluppa e cresce tra gli adulti e i bambini, però, è un dato di fatto che non può passare inosservato e non far riflettere lo spettatore.

Si tratta di una traversata sentimentale nel mare tumultuoso dei sentimenti: lo spettatore non potrà che farsi coinvolgere dalla bravura e l'alchimia credibile tra i due protagonisti, dal dramma che silenziosamente affligge una sofferente e sempre ottima Jasmine Trinca. Un viaggio emotivo tra ripicche sentimentali, notti insonni rivelatrici e dense di preoccupazioni, riavvicinamenti e riconciliazioni; perché, proprio come nella vita reale, le difficoltà e i momenti di crisi possono allontanare le persone per sempre, oppure farle riavvicinare e riscoprirsi.

La Dea Fortuna fa riferimento al santuario della Fortuna Primigenia, complesso sacro dedicato alla Dea Fortuna ubicato a Palestrina, punto di approdo per le navi, e ha ispirato il regista a proposito della buona sorte, del caso, che da solo non è sufficiente a far andare bene le cose. Infatti è fondamentale, secondo Ozpetek, il modo in cui ognuno reagisce al caso o alla fortuna facendo in modo che ciò che accada casualmente abbia poi esito positivo o negativo.

Ozpetek fa riflettere, fa commuovere e ridere, fa appassionare alle vicende dei suoi protagonisti e fa rifare gli occhi agli spettatori tramite carrellate di intensi primi piani e tramite i meravigliosi paesaggi e scene curate una ad una minuziosamente nei minimi particolari e con gusto estetico. Altrettanto degni di nota sono gli accompagnamenti musicali scelti, dalla grande Mina alla giovane rivelazione Diodato, che conferiscono calore, soavità e personalità ai momenti clou di questa bella commedia agrodolce corale che merita la visione.

Valutazione di Marica Miozzi: 8 su 10