La mia vita con John F. Donovan, la Recensione

Kit Harington è il protagonista, affiancato da un cast all star, dell'esordio in lingua inglese di Xavier Dolan.
La mia vita con John F. Donovan, la Recensione

La mia vita con John F. Donovan è il nuovo film (e il primo in inglese) di Xavier Dolan, l'enfant prodige canadese (a soli 30 anni ha già diretto otto film e vinto decine di premi), che esce da noi dopo la presentazione al Festival di Toronto nel 2018.

Il personaggio del titolo è la star di una serie televisiva (e per interpretarlo chi meglio di Kit Harington, reso celebre in tutto il mondo dal ruolo di Jon Snow nel Trono di Spade?) che, nonostante il successo, vive un momento di crisi personale, dovuto anche alla difficile accettazione della propria sessualità. Rupert Turner (Jacob Tremblay, il piccolo protagonista di Room) è un attore bambino, che scrive una lettera al suo attore preferito, per l'appunto Donovan, e da allora inizia con lui una corrispondenza, finché la carriera (e la vita) del suo idolo vengono travolte da uno scandalo. Il film si svolge su due piani temporali: a fare da cornice alla storia è, infatti, un'intervista fatta da una riluttante giornalista (Thandie Newton) a Rupert che, ormai adulto (Ben Schnetzer), ha deciso di pubblicare le lettere di John.

Annunciato, atteso, rimandato, rimaneggiato, discusso, The Death and Life of John F. Donovan (titolo originale e più suggestivo) ha avuto un percorso travagliato e forse, in qualche modo, ne ha risentito.

Quella dell'attore schiacciato dai duri meccanismi dello show business, ricco e famoso ma con un fondo di infelicità, è una parabola già vista, sia al cinema che nella realtà, ma qui raccontata da un'angolazione diversa: quella del rapporto epistolare con un giovane fan (ispirato alle Lettere a un giovane poeta di Rainer Maria Rilke) che vive a sua volta un momento difficile e che, attraverso questo scambio di parole semplice e schietto, diventa in un certo senso custode della sua storia.

È un film che descrive, quindi, il mondo dello spettacolo con i suoi tabù, pregiudizi e ipocrisie, e in particolar modo la frizione tra personaggio e persona, tra vita pubblica e privata, la ricerca di una propria identità anche attraverso le relazioni familiari: il rapporto con la madre (centrale in altri film di Dolan) è esplorato anche qui, con i personaggi di Susan Sarandon e Natalie Portman.

La storia è messa in scena con particolare cura dal punto di vista visivo, dalla fotografia, alle scene, ai costumi, con uno stile a tratti enfatico, sottolineato dalla colonna sonora (molta musica pop-rock tra cui Adele, Verve, Green Day, Blink 182) anche se la sceneggiatura, tranne che in un caso, non approfondisce mai davvero il contenuto delle lettere; sappiamo che dal montaggio finale è stato completamente tagliato il personaggio di Jessica Chastain, che probabilmente non avrebbe aiutato il passo del film ma avrebbe dato più compattezza a una parte della trama. Al regista va il merito di aver raccolto un cast di grandi nomi, e notoriamente bravi, anche se sembra non si sia impegnato al massimo nella direzione degli attori.

La mia vita con John F. Donovan è un film complesso e semplice allo stesso tempo, che contiene dramma e ironia, con dei momenti riusciti e altri meno, e che forse rispecchia il punto di vista dell'autore sul mondo dell'intrattenimento e sull'eredità, artistica e umana, che ci si lascia dietro.

Valutazione di Matilde Capozio: 7 su 10
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