La ragazza della palude

La ragazza della palude, recensione del film dall'omonimo best-seller con Daisy Edgar-Jones


Il racconto di formazione si unisce al thriller per la storia di La ragazza della palude, una vicenda ambientata in North Carolina tra gli anni '50 e '60 che vede protagonista la giovane Kya, cresciuta in solitudine in mezzo alla palude.

di / 11.10.2022
La ragazza della palude

Il suo nome è Catherine "Kya" Clark, ma gli abitanti di Barkley Cove, in North Carolina, la conoscono perlopiù semplicemente come "la ragazza della palude", creatura misteriosa ed elusiva di cui nessuno sa molto ma che finisce per trovarsi sulla bocca di tutti, incuriositi ma soprattutto diffidenti nei suoi confronti.

Siamo nei primi anni '50 quando la famiglia Clark, genitori e cinque figli, vive in una capanna isolata nel mezzo della palude, lontana dal centro abitato, con cui mantengono i contatti solo per lo stretto necessario. La situazione in casa è tesa a causa dell'alcolismo violento del capofamiglia, così un giorno la moglie fa i bagagli e parte senza fare più ritorno, seguita a ruota dagli altri membri della famiglia, finché la piccola Kya si ritrova da sola. La bambina allora cresce così, nella sua casetta in mezzo alla palude, arrangiandosi come può per procurarsi cibo e poco altro, accettando l'aiuto occasionale di qualche persona ma stando attenta a non fidarsi troppo degli estranei; il mondo esterno però trova comunque il modo di fare intrusione a turbarne la quiete e la solitudine. La storia infatti si apre con un mistero, che fa in parte da fil rouge alla narrazione: il ritrovamento, nel 1969, del cadavere di un giovane uomo, la cui morte viene considerata sospetta, e di cui presto è accusata proprio Kya.

Il film si basa sull'omonimo best-seller a firma di Delia Owens, biologa e zoologa che dopo aver pubblicato molti saggi in particolare sulla fauna africana, ha esordito nella narrativa a quasi settant'anni con questo romanzo, amato dall'attrice Reese Witherspoon che ha deciso di produrre l'adattamento cinematografico, la cui regia è stata affidata a Olivia Newman (Il primo match, su Netflix) su sceneggiatura di Lucy Alibar (Re della terra selvaggia, altro film ambientato tra le paludi, seppure della Louisiana).

Si può comprendere facilmente come questa storia abbia conquistato un così vasto pubblico, poiché si tratta di una vicenda che, per quanto improbabile sotto alcuni aspetti, cattura l'immaginario intrecciando al suo interno racconto di formazione e giallo da risolvere, romanticismo e legami familiari, luoghi inesplorati e una protagonista che racchiude in sé tutto questo. Quella di Kya è la figura dell'outsider per eccellenza, la persona libera da ogni costrizione che, contro ogni aspettativa, lotta per trovare la sua strada in maniera non convenzionale, ma proprio per questo viene ostracizzata da una società che non tollera il diverso. 

Questo è evidente soprattutto nella parte più legal drama del film, con il processo alla protagonista, che ha suscitato paragoni perfino con un classico come Il buio oltre la siepe: anche qui troviamo infatti l'atmosfera della comunità di provincia determinata a proteggere se stessa e insabbiare ciò che non va al suo interno, oltre a un contesto socio-culturale per cui il divario non è solo quello di classe, ma anche tra bianchi e neri, esemplificato dalla coppia di commercianti Jumpin' e Mabel, tra i più solidali con la ragazza ma anch'essi, a modo loro, tenuti ai margini della società; questo aspetto però, e i loro personaggi, non viene approfondito più di tanto ed è quindi uno degli esempi di come La ragazza della palude non sempre riesca a mettere perfettamente a fuoco i temi che affronta.

I protagonisti della storia, nonostante abbiano in alcuni casi tormenti e contraddizioni a renderli più sfaccettati (come nel caso di Tate e Chase, i due ragazzi che catturano l'interesse della protagonista) sembrano esistere solo in funzione del loro ruolo all'interno della trama, e quindi spesso mancano di un vero spessore (vedi anche l'avvocato interpretato da David Strathairn, forse il volto più noto del cast); anche la stessa Kya, personaggio complesso e affascinante, è interpretata da Daisy Edgar-Jones, giovane attrice che in poco tempo sta mettendo a segno una serie di ruoli importanti e convincenti (Normal People, Fresh, In nome del cielo) ma che qui troviamo meno intensa che altrove.

L'ambientazione è chiaramente un elemento cruciale della storia, dato che uno dei suoi aspetti è proprio la contrapposizione tra le leggi dell'uomo e quelle della natura, una vita scandita dalle norme della società e l'istinto animale che consente la sopravvivenza della specie; la palude quindi è quasi un personaggio a sé, luogo insidioso ma suggestivo, ricco di misteri e segreti nascosti noti solo a chi sa decifrarli, culla di molteplici forme di vita che coesistono in armonia. Sullo schermo però tutto appare più ripulito e pettinato, e meno selvaggio, di quanto ci si poteva aspettare, e a prevalere sono immagini patinate, quasi da cartolina, che non restituiscono davvero l'idea dell'abbandono e delle privazioni subite dalla protagonista.

Il film punta quindi su una confezione curata e accattivante per mirare anche a un buon esito commerciale (sui titoli di coda contiene anche un bel brano inedito composto appositamente da Taylor Swift, grande fan del libro) e su una trama che rimane piuttosto fedele al romanzo di partenza, anche se forse con una regia dall'esperienza maggiore si sarebbe ottenuto un risultato più preciso, teso e compatto espressivamente; 

La ragazza della palude è quindi una storia intrigante seppure nelle sue inverosimiglianze, che si può rivolgere a un pubblico giovane ma non solo, mescolando incanto e immaginazione quasi fiabeschi a toni più cupi e malinconici.

Valutazione di Matilde Capozio: 6 su 10