La Ragazza Nella Nebbia, la recensione

La Ragazza Nella Nebbia offre moltissimi spunti su cui poter riflettere andando a scavalcare il semplice thriller.

Una ragazza scomparsa, un ridente paesino sperduto nelle montagne ed immerso nel bosco. Sembrerebbe essere l'incipit di Twin Peaks ma così non è. Stiamo parlando de "La Ragazza Nella Nebbia", il primo film di Donato Carrisi, scrittore di successo di pregevoli romanzi thriller. Dalla carta stampata alla pellicola, un passaggio che porta sempre sempre una striscia infinita di polemiche circa la bontà di un adattamento e l'eventuale snaturazione dell'opera originale. Chissà se avverrà la stessa cosa anche in questo caso dove lo scrittore è anche regista. Intanto, durante la conferenza stampa, Carrisi evidenzia la differenza che passa tra letteratura e cinema. Banale, certo, ma fondamentale sottolineare come sia oggettivamente impossibile concretizzare tutto in ogni minimo dettaglio. E ce lo conferma anche Jean Reno, il quale afferma che "In un libro possono esserci ventimila elefanti. In un film, non puoi metterceli". Una massima che dovrebbe stroncare ogni polemica da qui all'eternità. Intanto però, Carrisi molla la penna ed imbraccia una cinepresa per portare sullo schermo uno dei suoi meravigliosi libri, il più intimo non tanto per la storia quanto per il contesto in cui l'ha scritto, quello in cui è diventato padre.

Fuori è ancora buio, piove e fa freddo. Uno psichiatra viene bruscamente svegliato da una telefonata che lo obbliga a correre al suo studio. L'ispettore Vogel è stato coinvolto in un'incidente dal quale è uscito totalmente illeso e non ricorda nulla. Nemmeno il perchè ci sia del sangue non suo sopra i suoi vestiti. Da qui, ci sarà un lungo racconto che ci porterà indietro di qualche mese, durante le indagini della scomparsa di Anna Lou, una ragazza di sedici anni casa e chiesa, che è sparita dalla circolazione poco prima di Natale. Le indagini sono insolitamente sotto gli occhi morbosi dei media, chiamati appositamente da Vogel per soddisfare la sua megalomania e per aiutarlo anche nelle indagini stesse. Una tecnica poco ortodossa ma comunque funzionale, agli occhi di un sempre ottimo Toni Servillo. Difficile scovare l'innocenza in un luogo dove abbondano segreti e falsità, dove ognuno ha qualcosa da nascondere.

"La Ragazza nella nebbia" offre moltissimi spunti su cui poter riflettere andando a scavalcare il semplice thriller. Un film di genere che presenta molti limiti e difetti ma in fin dei conti, trattandosi di un'opera prima, possiamo anche soprassedere nonostante la recitazione di molti personaggi secondari lasci molto a desiderare. Soffermandoci sulle note positive, notiamo che Carrisi ha voluto trasmettere molti messaggi, già presenti nel libro. Da un lato la morbosità mediatica che solleva ogni caso di cronaca nera. O come lo definisce Carrisi stesso "un vero e proprio business del crimine", una persona che sa ciò che dice soprattutto alla luce del fatto che, come ci racconta lui stesso, ha visto con i suoi stessi occhi un locale rinascere dopo un caso di cronaca nera, tra giornalisti e turisti del macabro. Viene a crearsi così, continua Carrisi, una situazione per cui viene costruito il rapporto con lo spettatore grazie ad un prodotto che costa meno di una fiction e rende molto di più. Ancora, "La Ragazza Della Nebbia" è anche un'indagine aperta sul male, quello insito nelle persone comuni che viene soffocato costantemente dall'etica e dal canone sociale e che non sempre rimane là nascosto. Alle volte esce fuori dalle persone più improbabili che compioni crimini indicibili.

Da un lato tecnico, il film merita un elogio con riserva. Il cinema che ha ispirato Carrisi è quello del noir italiano fino al thriller anni '90 di "Seven" ed "Il Silenzio Degli Innocenti" fino a "I Soliti Sospetti". Ciò che però balza all'occhio più di ogni altra cosa è l'atmosfera lynchana che si crea durante il film, fatta di intramezzi molto particolari che scandagliano le varie parti del film, oltre che alla scrittura di personaggi che ricordano molto quelli di Twin Peaks per molti aspetti.
Il rapporto tra lo scrittore/regista ed il cinema nasce tempo fa, quando a ventisei anni gli fu commissionata una sceneggiatura. Da lì in poi, visti gli scarsi successi nell'ambito cinematografico, adattò come romanzo la sceneggiatura de "Il Suggeritore", che divenne un best seller mondiale in pochissimo tempo. Le premesse ci sono tutte, dunque, per sperare in una rinascita del thriller e magari Carrisi potrebbe essere uno dei primi a rilanciare questo genere ormai in declino a qlivello qualitativo. Una regia più asciutta sarebbe stata l'ideale per questo battesimo del fuoco ma non possiamo certo biasimare la buona fede dietro ai movimenti di macchina troppo artificiosi. La storia regge, offre spunti di riflessione notevoli e sa come mantenere incollato lo spettatore davanti allo schermo mettendo tanta carne al fuoco senza che risulti indigesta. Attendiamo un suo secondo lavoro con impazienza perchè una seconda chanche la merita.

Valutazione di Lorenzo Pietroletti: 6 su 10
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