La stanza delle meraviglie, la Recensione

La stanza delle meraviglie è un film di indubbio fascino visivo, ma dalla trama non sempre compatta, in una storia per grandi e piccini con il premio Oscar Julianne Moore.

La stanza delle meraviglie è il nuovo film di Todd Haynes (Lontano dal paradiso, Carol) il quale, per la prima volta, realizza una pellicola dichiaratamente, almeno nelle intenzioni, per tutta la famiglia, ispirandosi a un romanzo di Brian Selznick (lo stesso autore di Hugo Cabret).La storia intreccia due vicende che si svolgono a distanza di cinquant'anni l'una dall'altra: Rose (Millicent Simmonds) è una bambina sorda che, nel 1927, fugge da casa e da un padre severo diretta a New York; Ben (Oakes Fegley), in seguito a un incidente, parte alla ricerca del padre mai conosciuto.

Haynes ha una predilezione per i film in costume, e in questo caso esplora ben due epoche diverse, ben distinte fra loro anche e soprattutto visivamente: non bisogna dimenticare, infatti, che Brian Selznick (il quale firma anche la sceneggiatura) è anche un artista del disegno, e nei suoi romanzi le illustrazioni sono fondamentali alla narrazione.

Nel film, quindi, le scene ambientate negli anni '20 sono girate in bianco e nero e, proprio come in un film muto, le immagini sono accompagnate esclusivamente dalla colonna sonora (firmata da Carter Burwell). Per gli anni '70, invece, è stata usata una pellicola negativa a colori che restituisse una gamma cromatica simile a quella del film girati in quel periodo.

La storia si snoda con uno stile che coniuga un tono fiabesco a quello di un mystery (in che modo saranno collegate le storie dei due bambini protagonisti?) e che ruota intorno a temi come la famiglia, l'amicizia, i ricordi.

A fronte però di una trama che offre numerosi spunti narrativi, la sceneggiatura non riesce sempre a procedere con destrezza e fatica a tenere insieme tutte le sue anime, mescolanza dei generi compresa: il film avanza a rilento in certi punti, decollando davvero solo nella seconda parte, con un finale che però sembra arrivare quasi inatteso, lasciando comunque irrisolti o poco approfonditi alcuni snodi della vicenda.

Sembra che regista e sceneggiatore siano stati indecisi se spingere sull'elemento più dark, malinconico, addirittura tragico della storia, o se far prevalere i buoni sentimenti per un risultato più rassicurante.

Nel cast, Julianne Moore (alla quarta collaborazione con il regista), una grandissima attrice che dona sempre un valore aggiunto a qualunque progetto, davvero brevissimo invece il cameo di Michelle Williams, e perfetti i due piccoli protagonisti, in particolare l'esordiente Millicent Simmonds, che ha un volto davvero espressivo (dopo questo film è stata scelta per il grande successo A quiet place di John Krasinski).

La stanza delle meraviglie è quindi un film che si muove su più livelli, può essere apprezzato anche dal pubblico più giovane e ha il suo maggior pregio nell'aspetto visivo, grazie soprattutto alla cura per la ricostruzione storica (caratteristica di Haynes) e a dettagli suggestivi, su tutti il modellino che ricostruisce New York.

Valutazione di Matilde Capozio: 6 su 10
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